L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Lo spazio pubblico nella città contemporanea. Editoriale Dicembre 2010 PDF

mandarino

Le strade sono le abitazioni del collettivo. Il collettivo è un essere sempre inquieto, sempre in movimento, che fra le mura dei palazzi sperimenta, conosce e inventa tanto quanto gli individui al riparo dalle quattro pareti di casa loro.

- Walter Benjamin, Tesi sul concetto di storia, 1940

Lo spazio. Non tanto gli spazi infiniti, quelli in cui il mutismo, a forza di protrarsi, finisce con lo scatenare qualcosa che assomiglia alla paura, e neppure i già quasi addomesticati spazi interplanetari, intersiderali o intergalattici, ma degli spazi molto più vicini, almeno in teoria: le città, per esempio, o le campagne o i corridoi della metropolitana, o un giardino pubblico.

- Georges Perec, Specie di spazi, 1974

L’invito ricevuto dalla redazione di (h)ortus da parte della Myongji University di Seoul e il conseguente soggiorno nella capitale sud-coreana hanno offerto lo spunto per una considerazione che trasferiamo su questo editoriale. Una considerazione sul senso e sul significato della costruzione dello spazio pubblico all’interno della città contemporanea.
A Seoul, infatti, la sensazione più evidente che si prova percorrendo le strade, le piazze e più in generale gli spazi pubblici della città, coincide, senza dubbio, con la percezione di una straordinaria vitalità prevalentemente indipendente, peraltro, dalla qualità delle architetture che circoscrivono e caratterizzano quegli stessi spazi della città. Il fascino indiscreto della qualità generica, appunto.
Questa elementare osservazione ne produce direttamente una seconda, inversa alla prima, ma altrettanto elementare.
La qualità dell’organismo architettonico, inteso come filtro tra lo spazio privato interno e quello pubblico esterno non si configura, nella metropoli asiatica, come condizione necessaria per generare la qualità della scena urbana.
Anzi, prendendo a prestito le parole di Robert Venturi in Complessità e contraddizioni nell’architettura, è possibile riconoscere come fattore positivo proprio quelle «…giustapposizioni apparentemente caotiche di elementi volgari e banali… che… esprimono una vitalità e una validità affascinante, svelando nell’insieme un approccio del tutto inatteso».
L’esempio che, in maniera evidente, supporta questa riflessione è il canale Cheong Gye Cheon, riportato alla luce dall’amministrazione comunale a fronte di un finanziamento pubblico di 700 milioni di euro: un semplice percorso pedonale, al di sotto della quota di scorrimento delle auto che percorrono la città, attraversato da fiumi di persone tanto di giorno quanto di notte.
Di questo invaso urbano se ne è già parlato sulle pagine di questa rivista. Tanto vale richiamare all’attenzione un passaggio dello scritto di Federico De Matteis che, riferendosi direttamente al valore di questa architettura, sottolinea come questo aspetto «….forse non è così importante. I muraglioni hanno una sezione verticale forse eccessivamente stretta: lo spazio pedonale che rimane al bordo del canale è tutto sommato poco, con passeggiate laterali non larghissime. I ponti pedonali che attraversano frequentemente la struttura, frutto di un concorso di progettazione, hanno forme spesso bizzarre e gratuite. Il museo del Cheong Gye Cheon, più che raccontare la storia del canale, sembra mettere in scena un mito prima ancora del tempo. L’integrazione con il tessuto urbano circostante il canale è tutto sommato debole e le strade del centro sembrano quasi non accorgersi della nuova presenza: un vuoto al posto di un pieno, il transito di persone, un tempo collocato al livello della strada, si trova ora più in basso, separato rispetto ai fronti commerciali.
Eppure va bene così. [...] Il nuovo Cheong Gye Cheon produce una scenografia perfetta per lo svolgimento della vita urbana degli abitanti di Seoul che ne frequentano le rive».
Se, dalla lontana Asia, ci spostiamo nella più prossima Europa non è così difficile riscontrare, nella città contemporanea, come permanga il tema dell’assenza di un rapporto diretto tra la qualità dell’organismo edilizio e la qualità dello spazio pubblico ad esso sotteso.
Ciò non vuol dire, naturalmente, sotto il profilo della qualità, che organismo edilizio e spazio pubblico rappresentino fattori inversamente proporzionali, quanto piuttosto, come già detto, che la qualità dell’uno non è condizione assolutamente sufficiente, e tantomeno necessaria, per garantire la qualità del secondo.
La conseguenza di questo assunto conduce alla formalizzazione del principio della rottura, nel disegno dello spazio pubblico della città contemporanea, del rapporto tra forma e funzione che lo spazio stesso è chiamato ad assolvere. Frattura nel merito della quale la ricerca del progetto di architettura, oggi più che mai, è chiamata ad applicarsi ed esprimersi al fine di esplorare le nuove modalità di declinazione del disegno dello spazio della collettività con riferimento alle nuove istanze delle persone che lo vivono.
Questa frattura appare assai evidente in Italia, dove esiste la convinzione che la qualità dello spazio pubblico possa nascere per osmosi dalla qualità dell’oggetto architettonico che ne caratterizza fisicamente l’impianto, dimenticando come uno spazio diventi luogo solo dopo che la collettività l’abbia riconosciuto come tale, gli abbia attribuito un significato e, magari, anche un nome.
Riconoscibilità, identità, chiarezza, declinazione del rapporto tra spazio pubblico, semi-pubblico e privato, attenzione alle funzioni e agli eventi che uno spazio, una volta pensato, è deputato ad ospitare appaiono, oggi, come gli elementi da porre alla base di ogni riflessione e ricerca.
A prescindere della perenne necessità di recuperare un sano e sinergico rapporto tra chi programma e chi progetta, questo appunto ristabilisce la necessità di porre l’uomo al centro del progetto, senza la quale a nulla valgono le scelte dei rapporti dimensionali, dei caratteri spaziali e delle scelte formali che sottendono la costruzione dello spazio della città.
Un’asserzione di Michel Foucault, prodotta nel corso di una conversazione con Paul Rabinow, pubblicata con il titolo Space, Knowledge and Power nel 1982, sembra rappresentare con estrema precisione quanto appena esposto: «…penso che l’architettura possa produrre, e produce, degli effetti positivi allorquando le intenzioni liberatorie degli architetti coincidono con la pratica reale delle persone nell’esercizio della loro libertà».
Poiché questa rivista nasce nella scuola, per quanto si rivolga anche al di fuori di essa, ci è parso opportuno richiamare in questa sede l’attenzione sulla necessità, per il nostro paese, di restituire centralità alla studio delle nuove forme di abitazione e uso dello spazio della collettività nella città contemporanea, in considerazione di un’attenzione del progetto di architettura oggi sbilanciata verso l’oggetto architettonico, inteso come presenza di materia, che tende sempre più ad assumere la facies dell’evento isolato, avulso dal disegno generale dello spazio urbano.
Appare adeguato, in conclusione, affidare questo richiamo a un passaggio tratto dal libro di Joseph Rykwert, La seduzione del luogo. Storia e futuro della città, laddove lo storico sottolinea come «…per plasmare le nostre città e farne una nostra espressione è indispensabile la partecipazione costante della comunità, il suo costante coinvolgimento, un’idea che sembra essere stata tragicamente dimenticata dai vari organismi che ci governano».
Ma del tempo in cui architettura e politica si parlavano ne abbiamo già scritto, con una certa nostalgia per una stagione eroica del nostro paese, oggi biasimata.
Tanto vale lasciare ancora a Rykwert le ultime parole, per suggerire come «…per capire la città nel suo dinamismo tridimensionale, per seguire e modulare il suo processo di autogenerazione, per connettere ed estendere il suo tessuto è necessario uno studio dell’uomo, occorre capire in che modo l’esperienza umana trasforma in immagine la forma costruita».

AG
Dicembre 2010

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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