L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Pensieri e appunti per una nuova stagione. Editoriale Luglio-agosto 2010 PDF

Pensieri e appunti per una nuova stagione

È vero che l’anno solare chiude in dicembre. È altrettanto vero che quello accademico, professionale e amministrativo chiude con l’arrivo del mese di agosto per riprendere dopo la pausa estiva.
Appare forse questo il momento più idoneo per indirizzare alcuni appunti o forse, più semplicemente, per distribuire pensieri, alcuni dei quali speriamo possano circoscrivere ambiti di riflessione per la prossima ‘stagione’.
Le prime note sono rivolte alla città di Roma, in particolare a coloro che la amministrano e a chi è deputato a pianificarne e disegnarne gli spazi con l’obiettivo, naturalmente, di qualificarli.
Quello appena trascorso è stato un anno denso di eventi: sono state inaugurate, dopo lunga attesa, alcune tra le più importanti e sospirate opere programmate dalla nostra città, si è svolta una festa, dell’architettura appunto, con l’obiettivo di riportare sulla disciplina stessa l’attenzione dei sistemi d’informazione. L’atteggiamento positivo e fiducioso di questa rivista non può trascurare le potenzialità di questi eventi.
Al contempo, però, non si può fare a meno di rilevare come, adesso più di prima, ci si trovi palesemente di fronte ad un bivio.
I fatti di quest’anno, pur nella loro importante diffusione, hanno disegnato una netta linea di demarcazione tra due mondi. Quello delle stelle del sistema e quello di tutti gli altri.
Le stelle del sistema hanno potuto esporre, di fronte a una marea di giovani fans, le strategie e le linee guida per il recupero di periferie che molti di loro non hanno mai percorso, per rivitalizzare centri storici nei quali essi stessi hanno soggiornato per non più di qualche notte.
Può anche risultare divertente sentir parlare per trenta secondi della presenza delle auto in piazza Sant’Ignazio a Roma, portandola a pretesto per raccontare del progetto dell’alta velocità nelle isolate, per quanto suggestive campagne europee.
Il mondo delle stelle del sistema permette ai nostri politici di fregiarsi del titolo di esemplari mecenati, ma occorre precisare a gran voce che tutto ciò avviene nel totale disinteresse di quello che accade all’interno dello spazio fisico compreso tra le puntuali localizzazioni di questi capolavori della contemporaneità.
Una precisazione che si configura come un atto dovuto nei confronti e nel rispetto di coloro che, con passione e dedizione, studiano questa città, dei professionisti che hanno deciso di operare, stoicamente, all’interno di una realtà come quella romana complicata, per usare un eufemismo, ancor più che complessa, per i docenti che sono chiamati a formare gli architetti di domani, per quegli stessi studenti che coltivano l’illusione di una realtà di cui, ben presto, ne valuteranno direttamente gli elementi di criticità.
Un atto dovuto prima ancora verso coloro che questa città la abitano.
E allora ai pensieri è giusto associare gli auspici.
Che finalmente la qualità dello spazio urbano sia tenuta in considerazione più di quella dei singoli manufatti, perimetrati e chiusi da eleganti e moderni recinti in lamiera forata.
Che le azioni di chi governa e di chi disegna la città s’indirizzino con forza verso la ricerca di una qualità diffusa, quella qualità che, se pianificata, può essere generata in congrui intervalli di tempo, senza timore che il risultato finale di questo percorso possa palesarsi dopo il termine del proprio mandato elettorale.
La storia ha dimostrato come l’architettura, più delle altre discipline dell’agire umano, ha bisogno di un suo tempo naturale per produrre benefici alle città e ai suoi fruitori.
Una qualità diffusa, la cui assenza di significato e percezione traspare dai volti delle persone che guardano docenti e studenti camminare per la città indicando edifici a loro sconosciuti, domandandosi per quale lontanissima ragione dei giovani si soffermino su spazi e architetture nelle quali non hanno mai riconosciuto niente di eccezionale.
Tanto vale allora indirizzare la serie dei prossimi appunti alle scuole di architettura sulle spalle delle quali, inevitabilmente, peseranno molte delle responsabilità.
La prima è quella, di cui molto si è discusso sulle pagine di questa rivista, di recuperare e diffondere un principio della pratica dell’architettura fondata sull’equilibrio tra la dimensione etica ed estetica del progetto di architettura, sul valore scientifico del progetto a prescindere dalle scelte lessicali e dagli esiti formali.
Affinché questo accada, occorre che naturalmente il progetto di architettura recuperi sempre più centralità nell’insegnamento: a dire il vero, molto non hanno giovato le vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni dei docenti delle facoltà italiane all’interno dei ciclici e malsani episodi che hanno interessato il sistema degli appalti nel nostro paese. Tra non poco la nostra generazione sarà chiamata inevitabilmente a prendere una posizione nei confronti di quella che l’ha immediatamente preceduta, ma la prudenza impone saggiamente di attendere il termine dei processi prima di esprimere giudizi.
Impossibile negare, allora, l’evidente momento di difficoltà che saranno chiamati ad attraversare i docenti universitari. Il Sole - 24 Ore – non certo un giornale eversivo – ne ha resi pubblici gli stipendi, di cui si può rilevare l’assoluta normalità dell’importo, e in parallelo la consistenza dei tagli. Non bisogna essere un eccezionale uomo di mondo per farsi un’opinione serena su quello che sta succedendo. Occorre che qualcuno dica che la riforma universitaria in corso di discussione è tutt’altro che una riforma che premia il merito. Piuttosto è una riforma che punta ad azzerare il livello della cultura e la qualità dell’istruzione e con esso la coscienza di chi si affaccia alla società. Nessun docente è contrario ad inserire il principio del merito nella logica dei tagli. Piuttosto siamo logicamente contrari ai tagli indiscriminati.
Ma perché il progetto ritorni elemento centrale ed efficace all’interno delle scuole, sarà ancor più importante la volontà di definire come imprescindibile il rapporto che insiste tra pratica professionale, ricerca e, conseguentemente, didattica.
Che praticare la professione ed esser professore universitario siano, oggi, attività di base incompatibili, è sicuramente un paradosso, non fosse altro per le evidenti affinità etimologiche delle due parole. Si parla molto spesso di una forte inclinazione della scuola a laureare teorici della progettazione. Un confronto tra le istituzioni del nostro paese nel merito di questa ormai annosa questione, per il futuro e la qualità dei giovani delle scuole, più che auspicabile appare necessario.
Un elemento comune sottende questi pensieri e questi appunti: il richiamo al senso di responsabilità. Non potranno mai esistere provvedimenti legislativi, atti amministrativi e scelte politiche in grado di trovare efficacia senza il recupero del senso di responsabilità di ognuno degli attori del processo. Nessuna scelta potrà mai essere equa se non è diretta a uomini responsabili.
aymonino2.jpgIn conclusione ci sentiamo di porre un doveroso saluto a Carlo Aymonino, maestro per chi l’ha avuto come docente e anche per chi ha studiato il suo pensiero. Uno degli ultimi, se non l’ultimo, di quegli architetti di cui si era in grado di apprezzare la qualità scientifica del lavoro e, al contempo, discutere animatamente e senza remore sugli esiti formali. Uno dei protagonisti di una stagione nella quale architettura e politica si parlavano. Ma anche di questo abbiamo già scritto. Lavoriamo con fiducia perché quelle stagioni tornino ad affacciarsi.

AG
Luglio-agosto 2010
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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