L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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La decorazione in Semper

Un momento della storia della cultura architettonica nell'Ottocento

Francesco Sabatini

Genesi della teoria del rivestimento

Gottfried Semper, architetto ed insieme grande teorico dell’800, nasce ad Amburgo nel 1803.
La sua formazione ha inizio all’interno dell’Accademia di Belle Arti di Monaco che, anche se non così fortemente come accadeva in Francia, lo indirizza verso il Mondo Classico, in linea con le tendenze del periodo.
È in atto in architettura il ritorno agli stili storici, utilizzati però, secondo Semper, nel senso più sterile, di maniera. Fin da subito egli prende posizione contro lo stile del suo tempo, senza cambiare opinione tanto che nel 1852, negli anni di maturità, scrive: “...Legata alla mania dell’antichità, questa mentalità rivolta al materiale ha portato a strani e sterili arzigogoli, trascurando proprio gli influssi principali sullo sviluppo artistico.” (1) È proprio questa sua netta posizione, amplificata dalla cosiddetta vis polemica (tanto apprezzata dall’amico compositore Richard Wagner) che lo spinge verso una affannosa e costante ricerca di uno stile che lo liberi da quell’asfittico repertorio.
Anche nell’ultima opera, la più matura, Der Stil, nei Prolegomena prende le distanze dalle tre tendenze fondamentali dell’architettura dell’ottocento: i materialisti, gli storicisti/gotico-romantici e gli schematici-puristi.
Il suo percorso culturale, influenzato dalle nuove scienze, nate dall’influenza della filosofia positivista sulle arti, si sviluppa da studente, quando frequenta le lezioni di biologia genetica tenuta dal prof. Georges-Leopold Cuvier e da quelle di linguistica comparata del prof. Karl Wilhelm von Humboldt.
L’importanza che attribuisce ai due studiosi per la sua formazione è talmente grande che, quando deve indicare i busti dei grandi studiosi da commemorare sulla facciata del Politecnico di Zurigo da lui progettato, Cuvier e Humboldt sono gli unici due scienziati contemporanei prescelti. Sono per lui le stelle polari delle sue riflessioni estetiche.
Da Cuvier apprende l’approccio metodologico da lui ideato, fondato sul sistema di classificazione basato sul funzionamento degli organi e su altri processi vitali delle piante che ha come risultato una tassonomia di pochi e originari elementi che si rileggono in tutte le specie.
Semper riporta questa metodologia nella sua visione estetica individuando quattro elementi originari dell’architettura: il focolare, il tetto, il recinto e il terrapieno (fig 1).
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Fig. 1 Capanna caraibica nella Grande Esposizione del 1851 (Gottfried Semper, Der Stil)


Humboldt influenza Semper nel considerare lo studio del linguaggio come conoscenza della cultura di un popolo. Per supportare le sue ipotesi, ricerca soprattutto le assonanze fonetiche nelle lingue da lui conosciute quali il latino, il greco oltre al tedesco.
Quando in Der Stil scrive “…in tutte le lingue germaniche, la parola tetto (Dache), che ha la medesima radice e significato sostanziale di coperta (Dacke)... ” (2), cerca di dimostrare attraverso il significato delle parole che c’è un primitivo rapporto (3), tra le arti pratiche da lui chiamate arti industriali e l’architettura da lui ritenuta arte superiore.
Non meno importante per la costruzione di un chiaro pensiero estetico sono le esperienze che Semper compie “sul campo”, durante i suoi lunghi e intensi viaggi, alla maniera dei Grand Tour, in Grecia e in Italia, insieme allo studioso e amico Goury; in quei luoghi, davanti alle rovine elleniche, si consolida in lui la convinzione che l’uso del colore sia, unito al materiale lapideo, la vera espressione del mondo artistico greco.
La fiducia nella concezione positivista della ricerca scientifica, lo spinge a verificare queste scoperte in tutte le comunità primitive della terra.
Un altro viaggio per lui è stato fondamentale: quello a Londra; qui entra in contatto con Joseph Paxton progettista del Crystal Palace che, grazie al suo sponsor in terra britannica, Henry Cole, gli fa progettare alcuni padiglioni minori all'interno del palazzo delle esposizioni di vetro. La sua quotidiana presenza come progettista, all'interno dell'immenso Palazzo di Cristallo, gli consente di conoscere una moltitudine di oggetti tradizionali utilizzati sia nei paesi industrializzati, ma soprattutto dell’artigianato di quei popoli che ancora mantengono una cultura artistica originaria. Di quei popoli dell'India, della Nuova Zelanda, delle numerose tribù africane ecc., apprezza la sicurezza nell’uso dei materiali giusti, quelli adatti, necessari, e la correttezza nei disegni dei loro tessuti e la giusta modellazione della ceramica, mentre ritiene molto inferiore la produzione dei paesi industrializzati attribuendo la causa di ciò alla cattiva gestione delle macchine e alla speculazione del mercato.
La cultura poliedrica di Semper, la ricerca di verità definitive (4), come risultato dell'ideologia positivista, la fiducia nelle nuove scienze, la conoscenza delle architetture, ma soprattutto delle arti pratiche e non da ultimo lo studio delle civiltà passate con gli occhi da architetto libero da limitazioni ideologiche e accademiche, ha avuto come sintesi finale la creazione della Bekleidungstheorie.

Bekleidungstheorie (Teoria del Rivestimento)

Nel testo I Quattro Elementi dell’Architettura, edito nel 1852, Semper elegge il focolare come “…il luogo nel quale si raccoglievano i primi gruppi, si strinsero le prime alleanze, le primitive conversioni religiose…” (5). È il primo elemento archetipo in funzione, o meglio a protezione della quale si inseriscono gli altri tre: il tetto, il recinto, il terrapieno.
In realtà Semper non è il primo a considerare il focolare quale simbolo della nascita delle comunità; già Karl Boetticher dieci anni prima scrive nel Die Tektonik der Hellenen edito nel 1842, che “…dal fuoco della paterna divinità di Delfi, ha origine la struttura della casa...” (6). È interessante notare che Semper, quando pensava e scriveva la teoria dei quattro elementi, nel 1852, non aveva ancora letto il testo dell’architetto tedesco; è nota addirittura la data precisa, 13 dicembre 1852, giorno in cui prende in prestito dalla sala di lettura del British Museum, il testo di Boetticher.
Nel testo I Quattro Elementi dell’Architettura, l’autore va oltre; sceglie gli altri tre elementi perché necessari alla protezione della fiamma. Al tetto, al recinto e al terrapieno, fa corrispondere un dato mestiere primordiale: per i primi due la tessitura e la carpenteria, per l’ultimo la muratura. Egli sostiene che la tessitura, l’arte di intrecciare prima i rami, poi la rafia, è il mestiere più antico insieme a quello della ceramica. Ed è proprio il tappeto, l’arazzo, l’oggetto attorno al quale ruota tutta la Teoria del Rivestimento. Questa teoria influenzerà tutto l’Ottocento fino a quando Alois Riegl non gli contrapporrà la sua Kunstwollen (fig 2-2a).
 
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Fig. 2 Modello di ricamo scandinavo

Fig. 2a Ornamenti egizi su soffitti e pareti di tombe


In Der Stil, per la prima volta, spiega qual è l’importanza e l’interesse di questa scoperta. È necessario premettere che per Semper, parlare di rivestimento, o di incrostazione nell’architettura e nelle arti industriali è la stessa cosa. “…il linguaggio formale dell’architettura è un linguaggio derivato e i suoi tipi erano già fissati prima che nascesse un arte monumentale…” (7). Come già accennato in precedenza, è forte in lui la convinzione che non solo la bellezza e la forma, ma anche l’apparato strutturale, presenti nelle architetture, derivi da quegli oggetti ornamentali e utensili usati già al tempo della pre-architettura.
Tanti sono gli esempi a riguardo: dal tripode pompeiano al candelabro etrusco i quali con la loro forma assolvono contemporaneamente l’esigenza statica e quella estetica, alla stele dorica utilizzata per sostenere un carico a una certa altezza dal pavimento. In tutti è presente il rivestimento che da espressione all’oggetto essendo esso stesso parte integrante dell’organismo (fig 3-3a).
 
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Fig. 3 Tripode pompeiano e Candelabro etrusco 

Fig 3a Pittura parietale, Pompei


Anche su questo tema Boetticher anticipa Semper; tra i due esiste però una sostanziale differenza: il primo considera l’artigianato di per se non influente nello sviluppo dell’architettura (8).
Discutere sul rapporto tra artigianato e arte monumentale significa mettere in relazione il tappeto con il tetto o con la parete di una capanna originaria, ritenuta da entrambi la prima forma di architettura.
È affascinante la considerazione di Semper quando scrive: “….il carattere dell’imitazione seguì a lungo quello del modello originario (…). La pittura e la scultura su legno (…) era e rimase inconsciamente nella tradizione una imitazione dei ricami variopinti e degli intrecci sulle antichissime pareti a tappeto” (9).
È con questa frase che Semper rivoluziona tutto il mondo delle arti; mai nessuno aveva osato tanto. Egli considera la pittura e la scultura non come rappresentazione della natura ma come trasposizioni dell’arte del tessere. In questo modo, dipingere di rosso con la tecnica dell’encaustica (10) le colonne doriche del tempio di Teseo oppure scolpire l’acroterio da inserire sulla cimasa del tempio, significa effettuare una trasposizione simbolica (11) e analogica dell’arazzo nei nuovi materiali: nella pietra, nello stucco, nel legno, ecc...
Considera Quatremère de Quincy (in Jupiter Olympeon edito nel 1815) e Hittorff, l’archeologo (nel testo L’Architecture Polychrome edito nel 1830) i veri ideatori della rivoluzione della nuova teoria artistica; ma, come è accaduto nei confronti di Boetticher, va oltre, superando le considerazioni dei due grandi studiosi.
Riferendosi al grande archeologo francese, secondo lui ad un passo dall’arrivare alla verità definitiva, afferma che “… se il celebre autore avesse mostrato l’intima connessione esistente tra la predilezione (…) per le colossali sculture policrome criselefantine e l’antichissimo e universale principio dell’incrostazione...” (12).
L’ossessione per il rivestimento è talmente grande che in tutti i capitoli di Der Stil si ritrova come filo rosso l’importanza che il rivestimento ha sull’arte monumentale.
Lo studioso di Semper, Marco Pogacnik, afferma che il Der Stil “...deve essere letto come una storia dello stile del rivestimento della costruzione parietale...” (13).
Semper utilizza la linguistica (etimologia) per supportare le sue ricerche . Egli, infatti, mette in pratica la lezione impartita dallo studioso Humboldt circa lo strettissimo legame tra linguaggio di un popolo e la sua cultura e sviluppo; considera il linguaggio non soltanto una descrizione delle cose, ma soprattutto la vocalizzazione dell’azione.
 


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

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