L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Vilnius: dopo il Comunismo

Recupero del Convento dei Padri Agostiniani

Tesi di laurea di Maria Francesca Piazzoni

Relatore: Giuseppe Strappa
Correlatori: Alessandro Franchetti Pardo, Dalius Vrubliauskas


La storia passa sopra le opere degli uomini, lascia  i segni del suo passaggio sul territorio e sulle città come sedimenti sui quali le generazioni successive fonderanno le loro esistenze. Come  un’eredità ricevuta con la quale fare i conti, tali strati non possono essere cancellati, al contrario vengono utilizzati e modificati per sviluppare la vita delle nuove generazioni e sedimentare nuovi lasciti per quelle future. In tale concatenazione di eventi, la storia tramanda opere il cui significato prescinde dal giudizio su di esse, che invece viene definito dagli uomini e successivamente modificato al mutare del loro pensiero. Così, alla fine di un ciclo storico traumatico che ha cambiato gli assetti sociali dei popoli e la vita di intere generazioni, dopo la “damnatio memoriae” che sempre ne consegue, riemerge invece la necessità della memoria che ci permette di riannodare i fili della storia e di considerare che questo è stato. L’architettura ha questo compito: proporre un assetto della realtà in grado di significare allo stesso tempo la continuità con il passato ed il cambiamento verso il futuro, l’eredità e l’innovazione.
Il progetto per il recupero del Convento dei Padri Agostiniani e della relativa Chiesa di S. Maria Maria Ausiliatrice a Vilnius (Lituania), affronta in pieno questo tema laddove la chiesa, sconsacrata durante il periodo sovietico al pari di moltissime altre, trasformata ed adibita a magazzini alimentari, versa oggi in stato di abbandono. A seguito del crollo dell’URSS, con la nascita della repubblica lituana a forte identità cattolica, quasi tutte le chiese di Vilnius sono state ripristinate e restituite alla loro funzione religiosa cancellando le tracce della precedente profanazione. La chiesa di S. Maria Maria Ausiliatrice, a causa della sua collocazione relativamente periferica e della dismissione del Convento annesso, rimane l’ultima a portare i segni delle trasformazioni subite; segni che appaiono oggi importanti per la memoria di “ciò che è stato” al punto da suggerire un recupero della chiesa che, pur restituendogli la dignità dello spazio architettonico, mantenga le tracce delle trasformazioni subite. Ciò non come memoria di un evento isolato ed eccezionale, ma come testimonianza di una delle fasi di un processo continuo che ha visto dapprima il formarsi del tessuto edilizio lungo le direttrici di sviluppo della città e poi la sua evoluzione fino alla formazione di una sua parte specializzata, costituta dal convento e dalla chiesa, e alle loro successive modificazioni. Un processo che riconosce quindi il convento ed il tessuto urbano di cui è parte come un unico organismo la cui evoluzione e trasformazione segue un unico destino. Il risanamento del tessuto perciò costituisce la premessa indispensabile, che garantisce e sostanzia il recupero dell’organismo conventuale, sua diretta specializzazione.
Il metodo proposto nel progetto è quello del “riammagliamento urbano” che prevede il riconoscimento delle leggi formative del tessuto in grado di governarne le sue trasformazioni dall’interno. Queste sono state individuate nella evoluzione di un tessuto di case a corte, trasformate nel tempo, le cui tracce ancora leggibili nei varchi che si aprono lungo le quinte stradali, trovano riscontro attraverso l’analisi tipologica che vede nella orditura delle murature antiche e nell’aggregazione dei vani i segni  della loro evoluzione.
Di qui deriva la comprensione delle fasi di formazione anche del complesso conventuale che nel tempo (XVIII sec.) aveva raggiunto un suo assetto organico che, in una fase successiva, che si protrae fino ai giorni nostri, era in parte decaduto per abbandoni, crolli e demolizioni. Il progetto intende proporsi come ulteriore fase di tale processo proponendo il completamento e la parziale riedificazione in grado di restituirne organicità. In altri termini questa parte del progetto riguardante il convento rappresenta la premessa necessaria al recupero della chiesa laddove si riconosce all’intero complesso la dignità di organismo che vede nella chiesa il suo centro ed il suo spazio nodale.
Nel progetto di recupero, completamento e rifunzionalizzazione, la relazione del nuovo con l’esistente è stata gestita attraverso un uso aggiornato dei sistemi costruttivi e dei materiali tradizionali locali il cui linguaggio architettonico, pur non ponendosi in opposizione con l’esistente, ne costituisce tuttavia una sua naturale evoluzione, legata alla cultura architettonica contemporanea.
L’intera struttura conventuale viene così trasformata organicamente e destinata a scuola d’arte e foresteria che ha il suo centro espositivo, aperto alla città, nella chiesa.
Lo spazio nodale della chiesa, trasformato durante il periodo comunista dall’inserimento di pilastri e solai in c. a. nonché di un ascensore, risulta oggi illeggibile nel suo significato architettonico di vano unitario laddove l’interno è parzializzato da solai che dividono lo spazio in una serie ripetuta di piani. Nel progetto lo spazio unitario viene sostanzialmente ripristinato demolendo i solai che ne impediscono la percezione. Tuttavia, in quello stesso spazio, rimane come traccia delle trasformazioni subite, la struttura di sostegno dei solai demoliti (pilastrini e travi) la quale, opportunamente controventata e sostenuta dal volume dipinto in rosso dell’ascensore, viene a costituire una sorta di reticolo spaziale che definisce la griglia di base in grado di supportare i vari possibili allestimenti del centro espositivo. A partire da tale struttura di base il tema della percezione dello spazio interno e della sua fruizione viene indagato attraverso la proposta di quattro diversi allestimenti. In vari modi pannelli espositivi sono di volta in volta appesi nello spazio o allineati nella sala a definire diverse configurazioni dello spazio attraverso il quale lo spettatore viene guidato esplorando così al contempo tanto le opere esposte quanto lo spazio architettonico restituito alla sua fruizione complessiva. Fruizione che comprende anche i segni degli eventi che il tempo ha prodotto, non subiti come menomazione o mutilazione della preesistenza bensì come opportunità per una sua  nuova esistenza e vitalità.

Alessandro Franchetti Pardo

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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