L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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La ricerca in architettura

Scritti e opere di Mies van der Rohe

Livia De Andreis

Se esiste il senso della realtà deve esistere anche
il senso della possibilità

R. Musil, L’uomo senza qualità

Il caos in cui viviamo cadrebbe di fronte all’ordine e il mondo avrebbe di nuovo
un senso e una bellezza


L. Mies van der Rohe


Mi piace immaginare L. Sterne che, per descrivere “Gli scritti e le opere di Mies van der Rohe architetto”, traccia una spirale (come segno infinito), così:

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In L. Sterne, La vita e le opinion di Tristram Shandy gentiluomo, Cap. CCCXXI

Il mio lavoro, invece, si è risolto in un testo, che cerca di stabilire la relazione fra scritti e opere: questa operazione, di per sé critica, è particolarmente adatta a Mies Van der Rohe, architetto che, fra i “moderni”, si pone il fine di ristabilire una relazione fra parole e cose.
Gli scritti di Mies, raccolti nel libro di F. Neumeyer, Ludwig Mies van der Rohe: le architetture, gli scritti, sono un’opera singolare: appartengono a periodi molto diversi, non sono sistematici, hanno un carattere privato. A partire da queste particolarità la lettura degli scritti si è concentrata sul valore che essi hanno rispetto al tema della ricerca personale e privata all’interno della disciplina dell’architettura.

La mia ricerca parte dal valore della costruzione negli scritti di Mies, da cui emerge uno speciale realismo, che non è riducibile a una visione materialistica. La lettura delle opere descrive in che modo architettonico si realizza il rapporto con il contesto. Infine, l’analisi ritorna alla costruzione, per individuare nella “spiritualità” la componente che connota e distingue il realismo di Mies.
Lo scritto ripercorre così lo svolgimento del pensiero miesiano, che mostra una singolare “monotonia” teorica, singolare se confrontata con la quantità e qualità delle architetture realizzate, ma analoga a ciò che rende le opere di Mies omogenee nella loro varietà. Rilevare questa “monotonia”, interpretarla come essenziale alla poetica dell’architetto e individuarne l’origine nella centralità del tema costruttivo è innanzitutto stabilire una prima relazione fra le parole e le cose, fra gli scritti e le opere.
In Mies, altro legame fra la materia costruita dell’architettura e il pensiero sta nella specificità della sua scrittura: il linguaggio non è astratto, ma ha una “sostanza visiva”, fatta della compresenza di urbano e non urbano, di città moderna e paesaggio rurale, come ambiti non contrapposti, secondo una interessante oscillazione fra naturale e artificiale, letti come parti di una totalità. Quando scrive della città moderna, riesce a farne sentire i suoni, quando vuole indicare l’origine dei temi della modernità nel pensiero medievale, riesce a rendere visibile nel testo la scena dei monaci medievali concentrati nello spazio concluso del convento: anche nel testo scritto, Mies è concreto, realista, costruttore di immagini e di luoghi.
La lettura degli scritti e delle opere fa emergere un aspetto paradossale, che se è proprio dell’architetto tedesco, arriva però a definire anche un possibile senso della ricerca in architettura. Questo aspetto paradossale assomiglia, ma non coincide, alla dissonanza, che Eisenman indica come la caratteristica fondamentale di Mies, quella che dovrebbe invogliare a una sua continua rilettura.
Il cap. I vuole mostrare come il realismo di Mies, tema fondamentale del lavoro, sia il risultato già implicito nella sua scelta di dare importanza centrale alla costruzione e come la graduale definizione di costruzione sia dovuta al problema della finalità (anticipazione delle conclusioni: la ricerca sulla finalità e sull’essenza è di per sé paradossale).
Nel cap. II si spiega il significato del senso del reale nelle architetture di Mies, partendo dal legame reciproco fra finalità e realismo, per indicare il carattere mai definitivo, ma perfetto delle sue architetture ed aprire al Cap. III, cioè alla necessità di valutare la componente spirituale dell’architettura di Mies.
Il Cap. III dovrebbe connotare il “realismo spirituale” di Mies e i suoi aspetti paradossali

I. Da costruzione a costruzione di realtà

“La forma non è il fine del nostro lavoro, bensì il risultato.
(…) Noi abbiamo altre preoccupazioni. Ci preme sostanzialmente di liberare la pratica del costruire dalla speculazione estetica, per riportare il costruire a ciò che deve esclusivamente essere: COSTRUIRE.”


“Costruire significa dare forma alla realtà”.

Gli estremi del discorso sulla costruzione si possono riassumere nelle due citazioni iniziali, delle quali la prima è, coerentemente con la scrittura di Mies, una sorprendente tautologia, mentre la seconda, a trenta anni di distanza, è un’affermazione sintetica, densa di significato, totale, in cui si stabilisce l’equivalenza fra costruzione e realtà.
Il passaggio fondamentale, dagli scritti degli anni Venti agli ultimi, è da un significato “generico” di costruzione a quello di costruzione come costruzione di realtà, cioè il riconoscimento del valore universale e fondante della costruzione.
Gli scritti, come le opere, di Mies non si possono leggere come l’evoluzione di un pensiero, perché non vi si trovano mai punti di svolta, stravolgimenti, novità; c’è piuttosto un rimuginare sulle stesse tematiche, che assumono nel tempo sfumature diverse. Tuttavia, la graduale definizione miesiana del termine costruzione non sarebbe possibile senza l’iniziale rifiuto del formalismo, inteso come “forma fine a se stessa”. La questione della forma è il tema centrale degli scritti fino al 1928 (dove però già si fa riferimento ai temi della bellezza, dell’essenza, del realismo, dell’ordine e della spiritualità). Nella affermazione “l’architettura è sempre la volontà di un’epoca tradotta in spazio” ci sono l’eco della cultura hegeliana e la contemporaneità dell’architettura moderna, che ha scardinato il principio del rapporto mimetico fra composizione e realtà e ha privilegiato l’anonimato della costruzione. A questo si aggiunge il dibattito su cultura e civiltà che si era aperto dall’Ottocento in Germania. Alla civiltà era assimilato tutto ciò che è meccanico ed esteriore, cioè le conquiste materiali del progresso lineare, illuminista. Alla cultura si riportava, invece, tutto ciò che è organico, nel duplice significato di ciò che è legato alla vita e alla terra e di ciò che continua la tradizione, quindi ciò che è interiore nel senso più completo del termine. La cultura tedesca di Mies impedisce di risolvere facilmente, nella sua opera, il dualismo fra astrazione e realismo a favore della prima, come è possibile fare per la maggior parte degli architetti del Movimento Moderno. È interessante riportare la lettura del Moderno fatta dallo stesso Mies in una conferenza del 1924:
“dato che l’architettura è viva soltanto là dove è supportata dalla vita in tutta la sua pienezza, i maggiori esponenti del Movimento Moderno cercano di individuare le forze spirituali e materiali della nostra epoca, di confrontarsi con esse e di trarne, senza pregiudizi, le necessarie conseguenze. Infatti, soltanto là dove si basa sulle forze materiali di un’epoca, l’architettura può diventare il compimento nello spazio delle proprie scelte spirituali”.
Mies descrive in termini non filosofici, ma architettonici, il rapporto tra segno e realtà/evento:la dialettica fra gli opposti, complementari, cosa (vita) – come (forma) è riportata alla dialettica fra pieno – vuoto e interno – esterno, propria del progetto di architettura.
La riflessione sulla forma è importante perché apre alla riflessione sul valore del progetto di architettura, attraverso l’idea di bellezza, ma è secondaria rispetto a quella sull’essenza dell’architettura. Non si tratta di una ricerca metafisica, che guarda all’essenza in termini ontologici, eterni e fissi. L’essenza dell’architettura, nel senso di Baukunst, è un principio dinamico: l’esercizio del pensiero – o spirito - nella ricerca della perfezione. L’opera di architettura “ferma, ma non risolve la tensione” (Dal Co) del reale, che Mies vede sia nella metropoli moderna, sia nel formalismo dell’avanguardia artistica, dove agisce disordinatamente la creatività dei singoli individui. La perfezione è il raggiungimento, momentaneo, di un equilibrio e di un risultato formale - costruttivo, sui cui “non bisogna soffermarsi troppo a lungo” per non interrompere la capacità di ascolto del reale (l’ispirazione coincide in Mies con la predisposizione all’ascolto) e il processo creativo che se ne origina. Non avrebbe senso la ricerca della bellezza come principio estetico valido a priori, quali possono essere la funzionalità, il sublime, ecc…La bellezza deve essere definita oggettivamente, come verità, nel senso che essa appartiene alle cose ed è indissolubilmente legata alla molteplicità del reale, sia nel momento del riconoscimento del bello che nella sua produzione. Per Mies, il fine ultimo dell’architettura non può essere il funzionalismo, cioè il raggiungimento o il soddisfacimento delle “naturalezza” dell’abitare, in quanto “non è un fine architettonico o artistico, ma rappresenta soltanto un mezzo necessario, una base” ; non può essere neppure il raggiungimento di un’astratta perfezione tecnica: “La bellezza in architettura, che per la nostra epoca è tanto una necessità e un fine quanto lo è stato per le altre epoche, si può raggiungere se nel costruire si ha in mente più che il puro scopo immediato”.
Il nodo critico è il legame fra tecnica e finalità del progetto architettonico.
Il rifiuto dello stile è, prima che un’adesione formale all’avanguardia, la necessità di esprimersi secondo le forze disgreganti del “processo di astrazione”, prevalenti nel mondo moderno (Guardini), per poterle svelare. In questo senso si può condividere la critica che rintraccia nelle architetture di Mies l’estetica del ready-made, Nell’arte moderna l’interesse si sposta dall’opera/risultato al metodo, dallo scopo al processo formativo, perché conta far derivare le forme dall’essenza dei problemi, attraverso un metodo capace di creare un ordine alternativo a quello naturale. A differenza di Duchamp, però, che punta a fare dell’infrazione al tabù dell’arte (arte classica come invenzione o imitazione) il fondamento dell’arte contemporanea, Mies continua a cercare senza ironia il fine e l’essenza dell’opera architettonica.
Se, come scrive Gregotti,
“la tradizione del moderno in architettura ha costruito, con le proprie illusioni ideali generose e con il metodo proposto per passare dai problemi alle forme, una forte tensione verso la finalità, ma nello stesso tempo un crinale al di là del quale la forza delle contraddizioni delle sue stesse proposte ha cominciato a dissolvere l’ontologia stessa dell’architettura, proponendo un uso ornamentale delle tecniche o una totale coincidenza con esse, in quanto finalità oltre che strumenti”,
Mies si colloca in posizione diversa, perché attraverso l’arte vuole ritrovare la relazione fra le parole e le cose. Il progetto è il processo che percorre tre tappe fondamentali: materiale – funzione – finalità e diventa per questo strumento di conoscenza e modificazione del reale; è immersione nella realtà delle cose, ma contemporaneamente atteggiamento critico verso di essa e necessità di attribuzione continua di senso.
In fondo, la ricerca sull’essenza dell’architettura, che sembra una astratta speculazione, dal sapore vagamente arretrato, porta alla conclusione, attualissima, che l’architettura ha fini architettonici, non simbolici, né sociali. Si spiega in questo modo la coincidenza finale, negli scritti degli anni Cinquanta, fra realtà, mondo e tecnica/architettura. Negli ultimi scritti Mies torna sul tema della forma: “Costruire significa dare forma alla realtà”, dove formare è
“ricostruire il significato delle cose, trovare un’origine nuova alle cose umane (…) perché determinante non è solo ciò che è adeguato allo scopo, ma ciò che è adeguato al compito e al valore. Nella ricerca di ciò che di volta in volta è adatto si introduce un nuovo ordine di valori, che in sé racchiude le cose piccole e quelle grandi”.
“La Crescita della forma è il suo elevarsi a poco a poco dall’origine sino all’ultimo livello dell’ ideazione, là dove la forma si rivela. Forma vissuta, che cresce dal significato, in questo modo è soddisfacente e piena di senso” .
Questo è il presupposto per una ricerca che mira alla perfezione e alla completezza formali, ma che dialetticamente e con inquietudine intellettuale deve subito ripartire con il ciclo continuo: aderenza al reale ; interpretazione critica ; attribuzione di valore e ordine.
Questo approccio si può definire “realista” , per ora in modo generale, successivamente verificandolo rispetto alla concretezza delle architetture.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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