L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Etica e/o Estetica. Editoriale Aprile 2010 PDF

Etica e/o Estetica


L’architetto è un artista. Gli artisti veri non sono dei sognatori, come molti credono, sono dei terribili realisti: non trasportano la realtà in un sogno ma un sogno nella realtà.

Gio Ponti, 1957, Amate l’Architettura


L’approssimarsi dell’apertura del Museo delle Arti del XXI secolo, ai più conosciuto come MAXXI, mi spinge a condurre alcune riflessioni.
Dopo le acclamate inaugurazioni dello spazio esterno prima, dello spazio interno poi, questa architettura si appresta alla prova più difficile: quella di assolvere la funzione per la quale è stata programmata, progettata e, infine, costruita.
Associo le mie riflessioni a questa opera perché la ritengo sintomatica di una condizione dell’architettura contemporanea proprio per la grande attenzione che ne ha accompagnato la crescita e per lo straordinario consenso con cui è stata accolta prima ancora di servire gli utenti per i quali (e dai quali) è stata finanziata.
Un’architettura che reputo paradigmatica delle possibili modalità attraverso le quali può declinarsi il rapporto tra Etica ed Estetica. Un rapporto tra due territori di ricerca la cui armonica associazione o la cui profonda contrapposizione rappresenta un tema di consistente attualità che non può prescindere, in primo luogo, dall’analisi del legame che insiste tra un’opera di architettura e la committenza pubblica.
È giusto che la committenza di stato non assuma lo spirito di un soggetto imprenditore privato, ovvero si prefigga l’obiettivo di trarre il massimo profitto dal minimo investimento. Il voler credere e sperare che l’architettura possa considerarsi comunque una forma d’arte rafforza questo principio. L’oggettiva annotazione che molte tra le architetture più interessanti della storia, da Pericle ai giorni nostri, siano state architetture di “regime”, lo ratifica.
Ma l’architettura, più di ogni forma d’arte deliberatamente trascurabile, quale la letteratura, la musica, il cinema, la pittura, come sottolinea Bruno Zevi nelle prime pagine di Saper vedere l’architettura, si configura come un servizio.
Un servizio svolto su commissione da un professionista che al contempo è comunque un cittadino, il quale, in quanto tale, deve sentirsi responsabile moralmente, economicamente e socialmente del proprio agire verso la cosa pubblica. E come ci ricorda Giovanni Michelucci, citato nell’editoriale del mese di dicembre scorso, "per un architetto …non risolvere il problema formale entro i termini morali, economici e sociali, significa essere fuori del tempo e del luogo in cui vive e in cui e per cui opera."
In forza di questo appare altrettanto opportuno precisare come, a prescindere dalla valutazione del costo assoluto di un’opera in rapporto alla sua consistenza dimensionale, molte tra le architetture simbolo dell’immaginario collettivo comune, e per comune intendo quello dell’utenza non specialistica, siano opere il cui costo di costruzione ha comunque ampiamente superato quello preventivato o ancora quello a disposizione delle amministrazioni che le hanno autorizzate.
Riteniamo giusto menzionare in quest’ottica, oltre a quello del MAXXI, i casi della osannata Walt Disney Concert Hall di Gehry a Los Angeles o, ancora, la città dello Sport di Calatrava a Roma; opere per le quali l’elevato e non programmato impegno di spesa ha anche fortemente condizionato la durata dei lavori.
In un paese come il nostro, dove i compensi professionali sono proporzionali all’ammontare dei lavori, le vicende giudiziarie che hanno interessato la recente cronaca sono chiaramente esemplificative delle possibili deviazioni di questo sistema.
Quale interesse può spingere un professionista a generare risparmio negli investimenti del committente se questo produce, proporzionalmente, una riduzione dei propri compensi? L’interesse che sottende il senso di responsabilità di ogni architetto. Forse.
Occorre anche sottolineare come gli architetti appena menzionati siano senza dubbio quelli che risultano maggiormente noti al pubblico dei non addetti ai lavori, soprattutto per la grande capacità comunicativa e, conseguentemente, per aver colto l’importanza dell’appoggio degli strumenti mediatici nel processo di riconoscimento del proprio operato.
Questo potrebbe portare alla naturale provocazione che l’investitura mediatica permetta ad alcuni architetti una certa leggerezza nel disporre del denaro pubblico. Una disponibilità fortemente sperequata rispetto a quella concessa ad altrettanto validi professionisti, sufficientemente lontani da certi circuiti, ma parimenti in grado di generare qualità urbana. Ma questa è un’altra storia.
Forse, allora, tanto varrebbe stimolare i mezzi di comunicazione affinché spieghino come ottime opere di architettura siano possibili anche senza spropositati investimenti economici.
Forse in questa ottica potrebbero giocare un ruolo determinante le scuole di architettura. Senza assumere posizioni manichee, da controriforma, semplicemente spiegando che ogni opera di architettura ha bisogno di un suo tempo naturale per essere progettata, di un’attenta e scrupolosa analisi preliminare, che ogni architettura ha il suo genius loci, che Roma non è come Vienna, Parigi, Berlino, Los Angeles e via discorrendo. Come molti vorrebbero che fosse.
E ancora sarebbe opportuno spiegare ai politici che programmare, e quindi progettare, per eventi non aiuta a generare la qualità dello spazio urbano
Ma ancora più pericoloso sarebbe dissociare il valore di un’opera di architettura dalla capacità di assolvere la propria funzione. Qualsiasi architetto incontriate in questi mesi vi dirà di correre a visitare il MAXXI prima che entri in funzione, perché qualsiasi allestimento espositivo ne corromperà le qualità spaziali.
Una sensazione che molti riferiscono di provare all’interno degli spazi del Museo Ebraico di Libeskind a Berlino e non solo per le carenze delle scelte di allestimento. Un’architettura, oltre che emozionare un utente, deve anche servirlo. Emozionare e servire sono due condizioni paritetiche perché un’architettura si separi dal suo autore e si qualifichi unicamente come un bene della collettività che l’ha finanziata.
Less is more è il celebre aforisma di un maestro che al rapporto tra forma e funzione ha dedicato l’intera sua ricerca.
Non sono molto convinto dell’essermi risparmiato di esprimere un giudizio, ma confermo l’obiettivo di questo editoriale. Quello di fornire, specie agli studenti cui si rivolge questa rivista, un momento di pura riflessione.
Tanto vale, in conclusione, formulare un augurio. L’augurio di veder fiorire, nella scuola e nella società, architetture le cui scelte, nel campo dell’estetica, siano comunque figlie di un codice etico e che, al contrario, non prevalga un’etica sottomessa, in tutto e per tutto, alle scelte estetiche.
Per meglio esprimere questo pensiero affido la chiusura a un brano di Adolf Loos del 1898, pubblicato nella sua raccolta di scritti Parole nel Vuoto:
Che cosa vale di più? Un chilo di pietra o un chilo d’oro? Sembra una domanda ridicola. Soltanto al commerciante, però. L’artista risponderà: per me tutti i materiali sono ugualmente preziosi.
La Venere di Milo sarebbe ugualmente preziosa, sia che fosse pietrame sia se fosse d’oro. La Madonna Sistina non varrebbe un soldo di più se Raffaello avesse aggiunto ai colori qualche libbra di oro. […] L’artista ha una sola ambizione: dominare il materiale in modo che la sua opera risulti indipendente dal valore dei materiali di cui è fatta. I nostri architetti però non hanno questa ambizione. Per loro un metro quadrato di muro fatto in granito ha più valore di uno intonacato.


AG
Aprile 2010

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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