L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Conferenza del 18/12/2009

Al secondo appuntamento, tenutosi venerdì 18 dicembre, hanno preso parte gli studi Iodice Architetti (Aversa, CE) e 5+1AA (Genova).
La formula è stata confermata, ma stavolta ad introdurre i lavori è stato il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Arch. Amedeo Schiattarella, il quale si è soffermato sul difficilissimo presente dell’architettura nostrana: da un mercato ottuso, che spesso non concepisce che la professione dell’architetto và al di là del fascicolo di fabbricato, alla difficoltà, per gli studenti italiani, di tenere fede agli insegnamenti ricevuti; dalla carenza di committenti “illuminati” ai continui ritardi nei confronti della piazza europea, unica sponda possibile per poter lavorare con continuità e con la quale l’Ordine di Roma sta ponderando nuove strategie e protocolli d’intesa. Trovare, quindi, studi come quelli invitati capaci di reggere il paragone con i loro parigrado europei è un elemento assolutamente da divulgare.
É stata poi la volta degli interventi dei Proff. Giancotti, Todaro e Petreschi. Il primo, richiamando gli elementi da restituire al dibattito architettonico già espressi nel primo incontro, si è soffermato sulla mancanza, in Italia, di una strategia che affronti il tema della residenza, matrice principale di quella qualità diffusa oramai lontana chimera nelle nostre città. Qualità che proprio a Roma, negli anni del dopoguerra, ha visto misurarsi progettisti di assoluta bravura del calibro di Ugo e Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco, Gino Franzi, Domenico De Riso, forse sconosciuti a molti studenti ma capaci di soluzioni compiute di alto livello. Ma la nota più interessante (e preoccupante) del suo intervento è stata la lettura di un editoriale di Zodiac del 1970 che per oggettività, concretezza e lungimiranza non solo costituisce un pezzo di altissimo spessore qualitativo, ma potrebbe (dovrebbe) essere ripubblicato oggi facendone un altruistico copia/incolla, data la sua attualità. Soprattutto per capire, per usare le parole di Giancotti, “se negli ultimi 40 anni siamo andati avanti o siamo regrediti”. Todaro e Petreschi, oltre ad indicare nell’iniziativa uno dei tanti aspetti del “fare ricerca”, hanno sottolineato come i due studi invitati siano usciti alla ribalta affrontando la “dialettica del reale”, muovendo, con questo, anche una critica alle facoltà di architettura. Se da una parte è vero, infatti, che per quanto riguarda il tentativo di produrre quella qualità diffusa tanto cara a Quaroni la politica e i poteri forti fungano da ostacolo, avendo oramai soggiogato tutto, dall’altra le università fanno spesso finta di non sapere che per addentrarsi nel mondo del lavoro, a maggior ragione quello internazionale, non sono sufficienti gli strumenti forniti dai programmi attuali; inoltre, alla necessità di coltivare (e sarebbe il caso di dire “riscoprire”) la propria memoria storica, non si può non associare il tentativo di aggiornarla e darle impulso mediante un confronto con quanto accade intorno a noi, senza avere il timore di uscire dagli steccati del proprio quartiere. Efficaci, nell’evidenziare questo aspetto, il richiamo ai clerici vagantes fatto da Todaro e quello alla calce e ai mattoni, al costruire, del Professor Petreschi.
Dopo le presentazioni (non di rito, ma meritevoli invece di aver anticipato alcuni temi sviluppati nel dibattito successivo) è stata la volta degli studi.
Lo studio Iodice Architetti (Giuseppe e Francesco Iodice) ha già all’attivo numerose opere in ambito nazionale e internazionale, ma ha guadagnato un’ulteriore ribalta per aver vinto il concorso per la realizzazione del Padiglione Italiano all’Expo di Shangai 2010. Non potevano che iniziare la loro presentazione con questo progetto. Spesso un padiglione nazionale è un tema molto difficile da affrontare. Loro hanno scelto di guardare alla dicotomia tra unità e diversità che caratterizza il nostro Paese (l’una rappresentata da una sintesi di valori comuni che ci fanno popolo racchiusi nella Costituzione e l’altra dalla pluralità di usi, costumi e tradizioni delle regioni che lo compongono) per realizzare un padiglione che ne fosse sintesi. Su un impianto a base quadrata di 3600 mq (60x60) hanno racchiuso un intero processo costruttivo che và dall’unità alla scomposizione e dal frammento nuovamente al blocco monolitico. Il tutto deformando le maglie tradizionali di cardo e decumano per creare le differenti tessere di questo mosaico architettonico, divise esternamente da sottili feritoie che, come i tradizionali vicoli dei nostri paesi, si dilatano verso gli ambienti interni a richiamare le analogamente tipiche piazze nostrane. Una complessità topografica affine, peraltro, a quella dei nuclei urbani della Cina tradizionale. L’aspetto massivo è attenuato dalla trasparenza delle feritoie vetrate che scompongono il blocco, da un particolare tipo di cemento di ultima generazione che di notte assume un aspetto quasi diafano, e dall’acqua, che dall’esterno si propaga all’interno per rifletterne la forma. L’impronta tecnologica è molto forte sia nella struttura che nell’impiantistica. Il funzionamento, infatti, è quello di una macchina bioclimatica autosufficiente, pronta a soddisfare i requisiti di smontabilità e trasportabilità. Il secondo lavoro presentato, il Parcheggio Multipiano nell’ex “Area Sita” a Siena, non realizzato, è un vero e proprio progetto ambientale. Parte infatti dall’idea di risanare la collina senese dalla ferita infertale negli anni ’50, in una zona di filtro, tra la città e il paesaggio, non lontana dalla fortezza Medicea. La necessità di progettare un’infrastruttura ingombrante viene concepita come un mezzo per ripensare questa parte di sistema territoriale attraverso l’adesione all’orografia del territorio stesso, senza risultare troppo invasiva grazie alla scelta dell’acciaio corten e della pietra come materiali di riferimento che le conferiscono l’aspetto di tre “lame” inserite nel terreno (o fuoriuscitene telluricamente). La Casa Doppia a San Marcellino, tra Napoli e Caserta, è sicuramente uno dei migliori episodi di uno studio che è molto attivo nella realizzazione di riusciti brani residenziali. In un tessuto urbano dispersivo, partendo da un nucleo centrale, hanno creato un edificio che è sintesi di una perfetta proporzione tra luce e materia. Le ombre assumono connotati quasi scultorei, risultato dell’esatta distanza tra le travi, studiate fino ai minimi dettagli relativamente all’orientamento solare. Un rapporto calibrato che poteva vivere autonomamente, ma a cui le tonde bucature della copertura che richiamano i crateri lunari conferiscono quel carattere di presenza “aliena” in un contesto periferico degradato. Infine il Pop Music Center di Taipei (Taiwan), recentissimo progetto di concorso. I nostri si sono misurati con un impianto urbano i cui flussi pedonali e veicolari si fondono in un’architettura che rende univoci i due lotti d’intervento, ora scavandola ora materializzandosi in corpi tridimensionali che mettono in luce la componente compositiva principale del progetto: delle vere e proprie sculture architettoniche che funzionano da elementi di collegamento verticale. Complessivamente quattro progetti esemplificativi dei differenti ambiti d’intervento in cui lo studio, meritevolmente, si trova ad operare, prestando una grande attenzione, a dispetto delle ultime correnti, al rapporto forma-contenuto.

1:EXPO 2010 Shanghai China, Padiglione espositivo italiano
2:Casa Doppia
3:Taipei Pop Music Center

“L’architettura è il dovere della contemporaneità”. Con queste parole Gianluca Peluffo ha introdotto i lavori dello studio 5+1AA (Alfonso Femia, Gianluca Peluffo). Non prima di aver indicato agli studenti presenti la solidarietà, nel senso dell’essere solidali coi propri colleghi, come uno dei segreti per fare qualcosa di importante nel mestiere dell’architetto, centrando in pieno, con questo suo invito e con il modo di porsi nel dibattito seguente, lo spirito dell’iniziativa, volta al dialogo e al confronto. Non è sceso da nessuna astronave insomma. Anzi, il silenzio in profondità del sottomarino, simbolo dello studio (si potrebbe dire… “dal surf dei Morq al sottomarino dei 5+1”), ne connota pienamente il buon senso. Il modo di approcciarsi al loro progetto d’architettura nasce da una considerazione: quella di considerare qualunque intervento come “pubblico”, anche quando non lo è. La presentazione dei loro lavori è stata incentrata su tre temi: l’aspetto sentimentale, quello dello straniamento e quello dell’arcaicità, per ognuno dei quali sono stati mostrati tre progetti di riferimento.
Nell’osservare i lavori relativi alla tematica sentimentale emerge forte il rapporto tra realtà e verità. Per esempio, a proposito del Centro Espositivo San Giovanni a Casarza Ligure, cercando di fare emergere la bruttezza o la dignità dell’autocostruito che gli sta intorno, cosa che ormai spesso ci passa davanti agli occhi in modo del tutto automatico. Ecco quindi che il linguaggio dell’edificio sarà molto semplice e di un bianco “purificatore”. Oppure nel chiedersi se sia un tema sentimentale quello legato alle scale di sicurezza di un edificio, come nel caso della Biblioteca e Ludoteca nell’ex Villa Sottanis sempre a Casarza Ligure. E allora eccole rivestite interamente da un pannello in acciaio con lettere in ceramica a formare un testo di Gianni Rodari e diventare elemento di continuità tra interno ed esterno. Infine, e soprattutto, nell’episodio della Ricostruzione di un comparto residenziale con spazi pubblici annessi a San Giuliano di Puglia, afflitto pochi anni or sono da un tragico sisma (per chi non lo ricordasse è il paesino in cui crollò come un castello di carte la scuola elementare comunale facendo strage di bambini). Qui emerge l’umanità dell’intervento, che mira sì a ricreare le condizioni pre-terremoto recuperando il rapporto tra la strada, lo spazio pubblico e l’edificio, ma lo fa ridando dignità ad ogni abitazione; differenziando le singole peculiarità di ognuna attraverso un linguaggio riconoscibile ed enfatizzato da cromatismi eterogenei; ricreando un’identità non urlata, tranquilla.
Per quanto concerne l’aspetto dello straniamento spesso si è intervenuti attraverso l’uso del colore. É il caso del Palazzo del Ghiaccio nell’Area dei Frigoriferi Milanesi, dove si è mantenuta la stecca orizzontale rivisitandola di rosso (… il “semaforo rosso nella nebbia” di Bruno Munari…) e di un nero che prosegue anche nell’ingresso alla sottostante area dell’Open Care Caveau; e dove, grazie alle aperture dell’ultimo piano, è possibile riscoprire che esiste un cielo anche a Milano. Oppure dell’Edificio per Uffici Parfiri Low Emission Building a Vado Ligure, in cui il grigiore e la monotonia della sede dell’ex motorizzazione civile (con gli stilemi che caratterizzano quel tipo di costruzioni, uguali in tutta Italia…) viene stemperato dallo slittamento dei piani e dalla loro diversa colorazione, affrontando il tema della finestra a nastro come occasione progettuale per aumentare o diminuire la volumetria dei diversi livelli. E ancora, nel nuovo Edificio per la Fiera di Milano, una “torre orizzontale”, si è pensato ad un oggetto che reagisse alla luce esaltandola attraverso un rivestimento dorato, enfatizzando, sulla testata dell’edificio, il passaggio dalla massa alla trasparenza, dalla materia alla rarefazione.
Infine, per ciò che riguarda il tema del dialogo tra città e arcaicità, tra tempo e materia, è esemplificativo il caso del Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia in collaborazione con Rudy Ricciotti. All’invito di costruire 140000 mc nel giardino del Lido senza tagliare gli alberi (e qui la critica ad una richiesta assurda, ma paradigmatica del costume di scaricare sugli architetti problemi “politici” che diventano il freno dei concorsi italiani) si è risposto con la proposta di costruire sotto terra, vista la non necessità, per un Palazzo del Cinema, di godere della luce naturale. Un aspetto strategico semplice, che ha permesso la vittoria del concorso e che è legato ad un aspetto poetico che rimanda al Realismo Magico di Carrà. Nella Scuola Materna della Bufalotta a Roma, invece, emergono forme liberissime, creative, autonome, emancipate dal luogo su cui sorgono. Per contro, la Torre San Michele di Savona dialoga con il mare prospiciente e con il vento che da esso sopraggiunge. Gli spazi aperti a sud sono caratterizzati da terrazzi dissimili l’uno dall’altro per contraddistinguere ognuno degli appartamenti, mentre la “schiena” dell’edificio è una protezione, una facciata ventilata di 80 metri visibile dalla città.
Tre aspetti che sono il tentativo di stabilire un dialogo con il reale, di lavorare sulla specificità dei luoghi e sul tema del tempo e della storia, in modo da farli confluire nella loro idea di condivisione della contemporaneità.
Molto vivo il dibattito successivo. Un vero e proprio dialogo sull’architettura che ha coinvolto tutti i presenti (progettisti invitati, professori, organizzatori, studenti). Ad introdurlo è stato nuovamente l’intervento del Professor Muratore, il quale ha preso spunto dall’edificio dell’ex motorizzazione civile per indicarne nel momento storico (in cui si definì la progettazione di decine di edifici pubblici, municipi, palazzi di giustizia, tribunali, motorizzazioni appunto... temi tradizionalmente forti della nostra tradizione, basti pensare a Mazzoni…) il momento più basso della nostra recente storia architettonica. Un’occasione persa, un possibile punto di svolta che, costruendo, distrusse l’identità del Paese, punto di partenza di devastazioni successive, da quella paesaggistica a quella politico/economica. Per arrivare ad oggi, costretti a rivolgerci esclusivamente a star straniere (di cui spesso non si sente la necessità) per ridare una parvenza di carattere alle nostre città. Quale può essere, quindi, il limite tra la ricerca di nuovi linguaggi internazionali (peraltro arrivati un po’ alla frutta) al fine di scappare dalla provincia e da questa crisi che attanaglia il sistema-architettura italiano, e lo sperimentare una nuova forma di nuclei di ricerca che partano dal nostro Paese? I due studi, per parte loro d’accordo con quanto affermato da Muratore, hanno sostenuto come in un particolare momento storico, quello post-tangentopoli, le star internazionali abbiano portato una linfa vitale necessaria, ma che il fenomeno ha ormai raggiunto livelli insopportabili. Il ricorso sistematico allo straniero è diventato un problema politico! Secondo Iodice permangono ancora principi e valori tradizionali molto forti, anche se la loro generazione, liberatasi dalle iperdottrine dei padri, si è trovata in un marasma tale da rendere necessario un lavoro di scrematura, di pulitura, di sintesi formale legata ai contenuti; il problema è frenare la continua rincorsa delle amministrazioni all’architettura puntuale ed episodica delle archistar, quindi abbandonare il concetto di “architettura per l’architettura”. Peluffo, d’accordo sulla necessità di ricercare un’identità, è convinto che si debba farlo senza nominarla. Una specificità non per forza legata ad un linguaggio, ma ai diversi contesti. Anche ricominciando a ragionare sul tema del moderno, visto il collasso che l’abbandonarsi totalmente all’arte ha comportato. Il tutto quasi concepito come una battaglia nella quale non farsi vedere, emergendo alla luce, di tanto in tanto, proprio come un sottomarino.
Provando a camminare nel buio per comprendere meglio le cose che non si capiscono.

1:Nuove strutture direzionali per sviluppo sistema fiere_ Rho,Milano _2008-2010
2:Frigoriferi Milanesi e palazzo del ghiaccio _Milano _2002-2009
3:Torre San Michele_ Savona _2009


Note

(1) “Italian A.ID. - Caratteri dell’architettura in Italia tra costruzione e ricerca” (dove “Italian A.ID.” sta sia per "aiuto italiano" sia per "Italian Architectural Identity"
(2) Attività gestita da quattro studenti della Facoltà di Architettura "Valle Giulia", ideata da Lucio Zappalorti, curata da Lucio Zappalorti, Ersilia Giacca, Luca Nicotera, Matteo Tronti

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
NICOTERA Luca 2010-01-18 n. 28 Gennaio 2010


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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