L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Light Construction

Una nuova declinazione di trasparenza

Daniela Cerrocchi

Light Construction è il titolo della mostra -curata da Terence Riley- che ha avuto luogo, al Museum of Modern Art di New York nel 1995. Al di là dell’artificioso tentativo di tracciare una linea di continuità con l’esposizione Modern Architecture: International Exhibition (1), tenutasi nella stessa struttura nel 1932 (2), Light Construction si propone di delineare una nuova sensibilità architettonica, una nuova configurazione formale dell’edificio, riconducibile all’indirizzo 'supermodernista' proposto da Hans Ibelings.(3)
A fronte di un completo disinteresse per i concetti di luogo, significato e identità, che hanno caratterizzato la 'stravaganza postmoderna' e la 'complessità decostruttivista', viene a delinearsi un nuovo modo di porsi nei confronti della realtà.
Light Construction intende dimostrare che una parte considerevole di recenti progetti potrebbe essere descritta con "una frase non più complicata di 'rectangular volumes'."(4) Composti da volumi semplici, superfici uniformi, trasparenti, traslucide, questi oggetti architettonici sono resi più che mai effimeri nel loro aspetto minimale, grazie all’approccio evolutivo della tecnica e dello sviluppo dei materiali utilizzati. Accanto ad una generale sensibilità al neutrale, all’indefinito, all’implicito, sempre più enfatizzata dalla riduzione dell’edificio a 'scatola neutra', si assiste ad un processo di involuzione e despecializzazione degli spazi interni, capaci di ospitare le più disparate attività. Non si tratta più di edifici adibiti ad uso comune, ma di volumi tesi alla ricerca di una nuova configurazione spaziale dell’oggetto architettonico.
Architettura in superficie 
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 L'attenzione è spostata verso la superficie dell’involucro, che diventa elemento progettuale autonomo e indipendente dalla struttura. "L’architettura è diventata l’arte di progettare travestimenti che non rivelano la vera natura degli interni ripetitivi ma che scivolano subdolamente nel subconscio per svolgere il loro ruolo di simboli. Il ballo in maschera è la sola condizione formale nella quale la tensione all’individualismo e all’estrema originalità non mettono in pericolo la performance collettiva, ma ne sono invece una condizione necessaria."(5)

L’idea di integrità dell’edificio e della corrispondenza tra interno ed esterno, perseguita dal movimento moderno, è abbandonata a favore di una maggiore 'complessità e contraddizione'(6) dell’architettura postmoderna. La facciata, spesso legata ad operazioni di tipo storicista e citazionista, diventa elemento comunicatore di messaggi. Oggi, questa tendenza è negata da un interesse per un’architettura che annulla ogni tipo di considerazione formale: le superfici, nel loro minimalismo, presentano un carattere enigmatico, non tanto perché sovraffollate di messaggi, ma perché costituiscono loro stesse un enigma. Le superfici offrono cioè molte possibili interpretazioni, mettendo in gioco, grazie alla propria ambiguità, il potenziale della profondità, della scoperta, del desiderio, del mistero e dell’ombra. Sono considerate prioritarie le esperienze dirette, la sensoriale percezione dello spazio, della materia e della luce.
L’involucro dell’edificio diventa "a volte semitrasparente, a volte chiuso, a volte schermo per la produzione di immagini. Questo spazio di transizione, questa soglia tra interno ed esterno, è del tutto indipendente: rappresenta se stesso, [diviene il proprio simulacro]. Anche se in materiale vetroso esso non è trasparente, non dichiara all’esterno i contenuti dell’edificio. Ma non è nemmeno uno specchio [completamente] riflettente.
Il vetro stesso, oltre a divenire strutturale, esso stesso portante, diventa anche opaco. Il suo compito non è più quello di rivelare, ma di velare o di avvolgere l’edificio".(7) Significativa è la metafora che Riley propone in Light Construction, riprendendo il saggio "Poppaea's Veil" di Jean Starobinski. La facciata si trasforma in un velare interposto, innescando un rapporto di distanza nel quale "ciò che è nascosto affascina". L’atto di celarsi di Poppea dietro un velo è un modo per stimolare il desiderio.
La tensione tra l’osservatore e l’oggetto, generata dall’uso della facciata architettonica come membrana opaca, è parallela alla tensione tra superficie e forma architettonica. Anche quando l’involucro vetrato appare neutro, effimero, diafano, difficilmente può essere identificato come qualcosa di immateriale. In un’operazione di ribaltamento del concetto di chiarezza e 'sincerità' della 'scatola di vetro miesiana', si nega ogni possibile realtà depositaria della verità: non esiste 'una realtà', ma 'molte realtà', ciascuna reale come le altre.
Elemento espressivo in sé, la superficie trasparente nega allo sguardo di essere attraversata, rivelando una maggiore complessità degli strati della sua sezione. Costituita da materiali diversi e spazi distinti in-between, questa assume l’essenza di diaframma, di filtro variabile. Capace di isolare l’edificio dalla temperatura esterna, l’involucro protegge le attività svolte all’interno dalla luce, dal suono e dal rumore, esso dosa e modifica il paesaggio alla vista.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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