L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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CON GLI OCCHI DI PASOLINI

Flanerie ludica tra le identità di un quartiere

Tesi in scenografia - teatro dei luoghi di Alessia Zarzani

Introduzione

La proposta didattica del corso di scenografia U.E. parte dal riconoscimento di un profondo valore comunicativo e relazionale del teatro, che si esplica nel rapporto luogo–attore–spettatore e si propone di integrare lo studio della scenografia tradizionale, convenzionalmente legata allo spazio “chiuso” del palcoscenico teatrale, con l’analisi di esperienze di teatro urbano, ritenendo infatti che in una facoltà di Architettura la scenografia debba configurarsi come strumento per analizzare, raccontare e progettare il territorio.

Nell’affrontare il tema della tesi di Laurea in scenografia il corso propone quindi un approccio al "teatro fuori dal teatro", in particolare su un luogo urbano della città di Roma, come strumento di indagine del territorio antropizzato e non, con tutte le sue implicazioni storiche, sociologiche e spaziali e come possibile alternativa al progetto tradizionale.

Si indaga quindi la relazione tra teatro e paesaggio per ripensare sia il teatro in rapporto all’architettura, che lo spazio sociale attraverso gli strumenti e la poetica del teatro.

Prof. Andrea Moneta


C'è un piccolo quartiere-paese nel VI Municipio (circa 800 anime) che pochi conoscono. Stretto tra via del Mandrione e via Filarete, con case proprio a ridosso della stazione Casilina e chiuso ai lati dalle strette via degli Angeli e via G. Alessi, è luogo talmente particolare da attirare l'attenzione proprio per il suo volto duro dato dalle case post-belliche.
Dal 1945 Villa Certosa ha visto ben pochi cambiamenti: sono ancora numerose le case che mantengono il loro aspetto di baracca con gravi carenze igieniche e comunque solo tre edifici in tutta la zona superano i tre piani di altezza. L'impianto fognario rimane un lusso per pochi, mentre l'unico punto di ritrovo per giovani e meno giovani sono il bar e la sala giochi che conferiscono al tutto un aspetto ancora più squallido.
Questa è la "Certosa", come più comunemente viene chiamata.
Distaccata dal mondo e collegata da un'unica via centrale, via De' Savorgnan, rappresenta per Roma un problema vecchio di 80 anni. Tutti i sindaci, da Petroselli in poi, ne hanno seguito le vicissitudini di "quartiere dimenticato".
Dopo mesi di attenta ricerca e dopo essere riusciti ad avere la fiducia degli abitanti, abbiamo scoperto che sotto l’aspetto di abbandono del luogo si stanno compiendo repentine trasformazioni.
Sembra che ci sia stata una vera e propria voragine nella difesa di questo posto permettendo un’apertura al cambiamento data dall’insediamento di altre culture: oltre alla vecchia Italia si mescolano la comunità immigrata e quella gay (trans gender, viados).
Si sta creando un nuovo futuro, un nuovo corpo, una nuova cultura, un nuovo mondo fatto di speranze e tutto questo racchiuso in un isola-quartiere composta da 4 vie in croce.
Il contesto diventa onirico e l’onirico diventa un nuovo universo su cui basare le nostre aspettative.
Apriamo per poche ore al deambulante questo microcosmo cercando di dare i mezzi adeguati per “vedere” ciò che è nascosto dietro la facciata rovinata e logora delle abitazioni … le loro anime.
Il mezzo per aprire gli occhi è la creazione del “quartiere ludico” intrecciat0 con la flanerie situazionista (teoria del perdersi).
Dobbiamo rimandare la psiche dell’uomo alla semplicità di essere bambino così da portare “l’irrazionale” che nella crescita si tende a perdere (psicoanalisi di Freud.)
“Giocare significa uscire deliberatamente dalle regole e inventare le proprie, liberare l’attività creativa dalle costruzioni socioculturali”.
Proprio su questo fondamento s’imposta il lavoro che si diramerà in tre filoni tematici snodati tra le abitazioni con istallazioni, video e performance, con la collaborazione degli abitanti stessi.
Per rendere ancora più chiari e leggibili i temi sociali di cui si tratterà nella flanerie si è pensato di dare allo spettatore dei riferimenti culturali.
Infatti, il viaggio avviene attraverso l’approfondimento degli scritti di Pier Paolo Pasolini, dove si nota lo sguardo sottile e attento alla società del dopoguerra e alle borgate con l’occhio critico di uno dei più grandi personaggi del 900.
Quest’ultimo diventa il narratore del paesaggio urbano e dei tre filoni della flanerie contemporanea.
Il primo filone è quello della ricostruzione del primo dopoguerra, la lotta delle borgate e le lotte future.
Si cerca di far capire attraverso questo tema quanto pesa sul cittadino le scelte di una politica sbagliata, facendo riferimento soprattutto alla tutela della salute, inculcando con il mezzo più comune dei mass-media, la tv, la paura incombente dell’elettrosmog mandata in onda su una dozzina di televisori come messaggio subliminale.
Il secondo filone è quello dell’immigrazione e dell’integrazione sociale.
Partendo dalle interviste agli abitanti stranieri che spesso schivavano la telecamera o si autocensuravano, si vuole ridare l’idea del ghetto che piano piano si apre verso l’esterno.
Installazioni di ombre di abitanti parlanti, senza paura di essere visti perché coperti da teli, diventano sagome irriconoscibili così da poter parlare in libertà.
Il percorso si snoda tra i corridoi e le corti interne delle case abusive fino ad arrivare alla torre metallica che ricrea l’idea della sovrappopolazione nelle case degli stranieri a Villa Certosa con riferimento ad una scena di ”uccellacci uccellini”.
Il terzo filone è quello della trasformazione corporea - mentale e della vendita di se stessi.
Ambientato dentro una casa abbandonata con l’effige del volto di una donna sopra all’entrata, si propone la scena del monologo della vita di una prostituta di “mamma Roma”.
L’ambiente interno è la creazione minimalista di una fascia (la continuità) che richiama gli archi del Mandrione dove il problema della vendita del sesso è nato ed è ancora radicata.
Proprio la vicinanza del quartiere a quest’ultimo porta la problematica a insediarsi anche a Villa Certosa.
Il monologo è studiato come una carrellata cinematografica fissa dando la linearità degli avvenimenti creando delle pareti sensibili che al tocco di Mamma Roma ripresentano le scene dello sfruttamento della prostituzione a Roma.
La scena termina con la morte per soffocamento con buste di plastica della protagonista, chiara metafora di una vita “usa e getta”. (“…e adesso dimmelo te che io non so niente, e te il Re dei Re").
Il percorso continua nel garage adiacente alla casa abbandonata, 50 manichini senza testa stipati in pochi metri illuminati dalla fredda luce al neon, “corpi esanimi di lattice smaltato privati della loro anima”.
La flanerie ludica si conclude con l’amalgamarsi dei tre filoni e così cambiamento in atto nel tessuto interurbano intrecciato con l’ultimo sguardo dall’alto su Roma di Pasolini.
Essendo una creazione scenografica per il quartiere si è voluto lasciare dei piccoli segni permanenti nell’ambiente urbano che possano servire non solo come arredo ma proprio come segni impalpabili di futuro migliore.
Uno di questi è “play-light”, il lampione a forma di albero che a seconda del movimento del sole crea a terra texture di ombre per far giocare i bambini (giochi tipo campana ecc…).


In funzione di quello che cercate, scegliete una contrada, una città dalla popolazione più o meno densa, una strada più o meno animata. Costruite una casa. Ammobiliatela. Tirate fuori il meglio dalla sua decorazione e dai suoi dintorni. Scegliete la stagione e l'ora. Riunite le persone più adatte, i dischi e gli alcolici più appropriati. L'illuminazione e la conversazione dovranno essere evidentemente adatti alla circostanza, come il clima o i vostri ricordi.
Se non ci sono errori nei vostri calcoli, la risposta dovrebbe soddisfarvi. (Comunicare i risultati alla redazione)
Le jeu psychogéographique de la semaine (Potlatch n. 1)



Questo progetto nasce dal laboratorio di TeatroArchitettura di Ilaria Vasdeki, con la collaborazione iniziale di Marina Galante e Jean Charle Sauvè. Con la supervisione di Tiziana Amicuzi e Simona Ortolan

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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