L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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sul concetto di ornamento

Tiziana Proietti

Il termine ornamento, etimologicamente legato alla parola latina ordinatio, si configura in quell’insieme di elementi atti a conferire ulteriore bellezza all’opera architettonica, senza per questo essere necessariamente rappresentativa di un sistema tettonico-funzionale. Tale concetto, in molteplici occasioni studiato e attentamente indagato, risulta essere una delle nozioni pregnanti della storia dell’architettura, inevitabilmente legato alle adiacenti nozioni di costruzione e decorazione. La derivazione del termine è già in grado di attribuire una valenza estetica al termine, il quale nella sua accezione di ordine, sembra rimandare a quella attitudine geometrica in grado di conferire bellezza all’insieme, grazie ad un attento studio proporzionale.
Ma è forse opportuno stabilire, sin da subito, la differenza che intercorre tra i due termini, spesso chiamati a confluire sotto un’unica accezione, di decorazione ed ornamento. Come Cesare Brandi precisa l’ornato non è decorazione, ovvero “incrostazione arbitraria”, ma “l’originaria integrazione della nudità funzionale della tettonica per ascendere all’immagine”; naturalmente non esclude che “l’ornato possa scadere a incrostazione, a motivo pedestremente edonistico”. Le due parole risalgono a differenti radici etimologiche in grado di anteporre una sostanziale discordanza nel loro utilizzo: il termine decorazione risale dal latino decorum, preservando una valenza etica di tale concetto, legato ad una esigenza di conferire decoro e pregio all’edificio; mentre la nozione di ornamento, e la sua derivazione dalla parola latina ordinatio, chiude il campo d’azione del termine, ad un ambito maggiormente estetico legato dunque alla bellezza.
Del resto il corrispettivo greco del termine latino ordo può essere individuato nella parola kosmos, nozione formulata nel Timeo di Platone, intimamente legata ad una perfezione e concordanza tra le parti, approfondita negli studi albertiani in merito al concetto di concinnitas, che trova anche essa la sua radice nella medesima parola greca.
L’importanza del termine si divincola nei secoli in una continua successione di studi e suggerimenti in merito al suo utilizzo, che deve essere attento e calibrato per non raggiungere quel grado di inappropriatezza tanto sconsigliato dallo stesso Alberti, il quale nel suo De re aedificatoria, si pronuncia come segue: “Ora, indubbiamente questa parte dell’architettura che stiamo trattando, concernente la bellezza e l’ornamento, fondamentale come essa è fra tutte, si fonderà, com’è naturale, su di un metodo esatto e costante, su di un’arte insomma, che solo gli sciocchi possono trascurare. Alcuni tuttavia non saranno d’accordo con quanto s’è detto, e sosteranno che il metro di giudizio per determinare la bellezza di ogni costruzione è relativo e variabile, e che la forma da dare agli edifici, mutevole secondo le preferenze individuali, non può essere ridotta sotto alcun canone artistico. Difetto tipico degli ignoranti, il negare ciò che non si conosce”. La definizione albertiana di ornamento è difatti strettamente legata alla nozione di pulchritudo, in una relazione che le rende partecipe di uno stesso principio di applicazione, basato su delle norme e leggi naturali chiamate a soddisfare precisi principi proporzionali. L’ornamento ha dunque il fondamentale compito di completare l’opera architettonica, sottraendola a quella provvisoria fase di nudità da integrare necessariamente attraverso un obbiettivo ragionare. Nelle teorizzazioni vitruviane il principio estetico, identificato nella nozione di symmetria, si risolve in una connessione inestricabile del termine con la parola proportio, ancora una volta chiamata a risolvere quella necessaria concordanza tra le parti, ma soprattutto identificata con il metodo tecnico atto a porre in pratica tale principio. Per Vitruvio l’ornamento risulta essere un elemento assolutamente inscindibile dalla tettonica dell’edificio, tanto da permettere al noto trattatista di identificare con l’entasis un ornamento radicato nei secoli e in grado di conferire grazia e bellezza all’opera architettonica.
Winckelmann nel suo Osservazioni sull’architettura degli antichi propone la divisione fondamentale dell’architettura in due parti: l’essenziale e l’ornamento. Definizione che lascia intendere la necessità di entrambe le parti per la correttezza e completezza dell’organismo architettonico. È inoltre forse opportuno sottolineare come lo storico tedesco includa nella categoria dell’essenziale i materiali, l’arte di fabbricare, la forma e le parti degli edifici, le prime due aventi come oggetto le tecniche costruttive mentre le rimanenti legate agli ordini colonnari (forma degli edifici) e agli elementi esterni come tetto, porta e finestra (parti degli edifici).
Nell’introdurre il problema dell’ornamento, Winckelmann sostiene quella momentanea e irrisolta fase di nudità albertiana proclamando la non completezza dell’opera di fronte all’assenza dell’ornato, il quale deve però astenersi dal modificare la sostanza dell’architettura. “Questa è la ragione per cui gli ornati degli edifici devono essere conformi e proporzionati tanto al loro oggetto generale che al particolare. Considerati sotto questo primo aspetto, devono stimarsi come un accessorio; e per il secondo, non devono apportare alcun cangiamento alla natura del luogo e alla sua destinazione: possono riguardarsi come un vestito, che non serve se non a coprire il nudo”. L’ornamento non dovrà dunque compromettere la sostanza dell’opera, ma eventualmente assecondarne la concordanza raggiunta e stabilire quell’ultimo atteso risultato. La necessità di tale apporto sembra allora evidente, ma di seguito, nella trattazione dello storico, alcune convinzioni sembrano vacillare, alla luce di una esigenza di applicazione dell’ornamento in funzione della grandezza dell’opera, che può, in determinati casi, far valere completamente le sue attitudini estetiche, servendosi del solo utilizzo delle proporzioni. La grandezza e la magnificenza potrebbero allora, in alcuni casi, accantonare la categoria dell’ornamento e raggiungere la bellezza, “e quanto più un edificio è grande nel suo piano, tanto meno esige di ornamenti; simile ad una pietra preziosa, che non deve per così dire essere incassata se non che un filo d’oro per meglio conservare il suo splendore”… “ nell’architettura il bello è più generale, perché esso consiste principalmente nella proporzione”. Quella valenza geometrica e proporzionale, ricercata nel trattato vitruviano e indagata da trattatisti come Francesco di Giorgio, Sebastiano Serlio e Leon Battista Alberti stesso, attraverso anche studi di tipo antropomorfo, riemerge nelle riflessioni neoclassiche di Winckelmann. Accompagnata da una valenza autonoma, la proporzione, che nei trattati albertiani diveniva elemento fondante e matrice generazionale di ogni categoria e caratteristica dell’opera, tanto da comprendere anche la finale fase ornamentale, si traduce ben presto in una possibile rinuncia dell’ornamento, a favore di una bellezza legata ad attitudini interessanti la sostanza dell’opera. Una dialettica tra le due categorie dell’essenziale e dell’ornamento, in cui sembra trapelare un rischio intrinseco nell’applicazione di quest’ultima, poiché se è vero che l’ornamento è necessario è anche vero che questo conserva una percentuale di incertezza di risultato, data dal possibile eccesso nel suo utilizzo. Un eccesso che porterebbe l’opera architettonica a perdere la propria essenza, mancando di quella irrinunciabile coesione tra interno ed esterno e lasciando che le due parti dialoghino tra loro come monadi autonome. Ma il ruolo svolto dall’ornamento rimane fondante alla luce delle numerose costatazioni in merito alla sua necessità: Gottfried Semper, nel suo Der Stil non mancherà di asserire come proprio attraverso l’ornamento e il decoro, strettamente legati nelle sue teorizzazioni,  al concetto di rivestimento e alle sue potenzialità materiche, l’architettura classica abbia raggiunto il massimo livello di armonia e perfezione simbolica e stilistica.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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