L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Il mausoleo di Allama Mohammad Iqbal

Il sacro, la comunità, la memoria

Antonio Tadiotto 

Il turista e il pellegrino: i formanti figurativi

Dopo essere entrati all’interno del piazzale antistante alla moschea Badshahi e al Forte di Lahore, oltrepassando l’ingresso settentrionale (l’Hatthi Gate) o meridionale (il Roshnai Gate che si collega alla città vecchia), è facile orientare lo sguardo utilizzando una guida turistica (la mia occasionale griglia di lettura) (1) e riconoscere nell’imponente costruzione, che domina il giardino sottostante dall’alto di una ripida gradinata, il portale della Moschea Badshahi. Di fronte ad esso, sul lato opposto del giardino, si vede, disposto simmetricamente, un altro portale, la Porta Alamgiri del Forte di Lahore. Nel centro del piazzale, circondato da un giardino – l’Hazuri Bagh, suggerisce la guida - c’è in piena evidenza il  Baradari, un padiglione in marmo bianco. Nell’angolo destro del lato della moschea è collocata la tomba del primo governatore di Lahore nominato dopo la partizione dall’India. Dall’altra parte, invece, quasi mimetizzandosi con la moschea, dato lo stesso colore del marmo, si erige il mausoleo del poeta Allama Mohammad Iqbal.

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Fig. 1 - Mausoleo di Iqbal e portale della Moschea Badshahi

Sempre la guida permette di collocare temporalmente gli elementi di questa superficiale tassonomia: il Forte fu costruito durante il regno dell’imperatore moghul Akbar (1556-1605) e sviluppato dai suoi discendenti Jahangir e Shah Jahan; la moschea Badshahi fu costruita contemporaneamente alla porta Alamgiri nel 1673 dal figlio di Shah Jahan, Alamgir Aurangzeb; l’Hazuri Bagh e il Baradari appartengono al periodo della dominazione del maharajah Ranjit Singh di religione sikh (1799-1849); infine il mausoleo del poeta Iqbal fu eretto nel 1951, quattro anni dopo la partizione dall’India.

Vi prego di scusare l’ingenua esibizione della competenza iniziale da cui è partita la mia analisi. È noto che le griglie di letture siano di natura semantica e sociale e sottoposte al relativismo culturale (2). Nel mio caso la guida mi ha permesso di riconoscere lo spettacolo rappresentato dal complesso architettonico composto dal forte-giardino-moschea e di costituirlo in formanti figurativi.  La guida mi si è offerta come un’ottima disciplina per il mio occhio distratto di turista (è un attore Informatore). Tramite la sua consultazione mi sono ritrovato nello stato di poter scomporre le figure osservate in unità discrete leggibili, cioè in formanti figurativi, e trasformarle in oggetti architettonici.
Il dato di partenza della mia analisi è così costituito da una trasformazione passionale:  l’azione esercitata dalla guida ha contribuito a modificare il  punto di vista “distratto” del turista nel punto di vista “attento” del viaggiatore o - per riportare la dedica fatta da Manar Hammad (3) a Paolo Fabbri (4) - del “pellegrino nei luoghi del sapere”.
Così, a partire da questo cambiamento di stato, da questa “rinascita”, mi è stato possibile interrogare gli oggetti architettonici sul come e sul perché della loro presenza. Per dirlo più semplicemente, uscendo da suggestioni allegoriche, è stato l’acquisizione di competenza – di informazioni enciclopediche – che mi ha permesso di inoltrarmi nell’analisi.  E procedendo nella ri-costruzione di questo spazio architettonico, non ho potuto non rendermi conto che il tentativo di leggerlo, cioè di costituirlo in oggetto semiotico, mi spingeva verso una nuova trasformazione. Certamente per me si è trattato di acquisire conoscenze riguardanti la tradizione dell’architettura islamica, ma l’individuazione del linguaggio plastico, manifestato dalla configurazione del complesso architettonico forte-giardino-moschea, non poteva prescindere dallo specifico punto di vista attraverso il quale quegli oggetti hanno storicamente acquistato e continuano ancora ad avere senso. Mi sto riferendo al sentimento religioso: è attraverso di esso che le forme, sia degli oggetti architettonici che dello spazio, hanno potuto costituire il loro linguaggio specifico. È vero che il “pellegrino del sapere” non può che riferire le cose ignote, che incontra nel suo viaggio, alle cose a lui note, alla sua enciclopedia; però, data la sua passione, egli non può non sottoporsi a un altro punto di vista e assumere la prospettiva del Sacro.
Questa necessità potrebbe rivelarsi anche solo una performanza simulata rivolta a incrementare le proprie conoscenze enciclopediche. Rimane il fatto che addentrarsi in uno spazio sacro significa inoltrarsi in una nebulosa di contenuto (5), il cui passaggio costituisce una esperienza simbolica che implica un’iniziazione, un cambiamento, un accesso ad un nuovo ordine (6). Chissà se il “pellegrino del sapere”, al quale “una espressione a cui corrisponde una nebulosa non codificata di contenuti può apparire la definizione di un segno imperfetto e socialmente inutile”, potrà trasformarsi nel “pellegrino religioso”, al quale, vivendo “l’esperienza del contatto con una verità (trascendente o immanente che sia), imperfetto e inutile è il segno non simbolico”. Chissà se egli sarà in grado di avere “la sensazione che ciò che è veicolato dall’espressione, per nebuloso e ricco che sia, viva in quel momento nell’ espressione” (7).
Dirò in anticipo che non c’è stata ancora una mia conversione. D’altra parte l’analisi che seguirà non potrà che essere il tentativo di tradurre la tradizione teologica, l’auctoritas che assegna determinati contenuti all’espressione simbolica, in un sistema di significazione, in questo caso semi-simbolico (8).  Si cercherà, pertanto, di mettere in luce le condizioni attraverso le quali l’esperienza del sacro può essere detta.

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Fig. 2 - Mausoleo di Iqbal
 
Se questo scopo fosse raggiunto, potremmo intenderlo come un omaggio “illuminista” (9) fatto alla “retorica della fede”: è bene essere consapevoli che, quando si entra in qualche nebulosa di contenuto, è possibile trovarsi nella situazione descritta da Salman Rushdie nel suo romanzo La vergogna, riferendosi al fondamentalismo islamico: “Che succede quando uno è costretto a consumare questi giganteschi, indigeribili pasti? Si rifiuta il nutrimento. Lettore: si vomita” (10).
In altre parole, se è vero che la trasformazione dello spazio sacro in oggetto semiotico dovrà necessariamente tenere conto del sentimento religioso, è vero anche che questa trasformazione non potrà non possedere che un carattere razionalista e, in quanto tale, non potrà non tenere conto del punto di vista che intravede nel Sacro una pia impostura (11). D’altra parte che cos’è la semiotica se non la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire (12)?


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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