L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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L'attenzione. Editoriale Luglio-Agosto 2009 PDF

L’attenzione

Un tema su cui Herman Hertzberger ha sempre insistito molto con i suoi allievi, nel suo corso di progettazione presso la Technical University di Delft, è quello dell’attenzione. Per l’architetto olandese in tale termine si assomma un duplice valore, relativo sia alla sfera concettuale, che a quella dell’agire nel concreto. E’ un’attitudine mentale e operativa che si riflette nella realtà del cantiere e, dunque, rappresenta un preciso modo di porsi nei confronti dell’intero processo progettuale/costruttivo.
Dopo una lunga intervista di Moriko Kira a Felix Claus per «a+u», all’ultima domanda su che cosa sia essenziale, secondo la sua visione, per garantire una buona architettura, il progettista olandese (che, con il socio Kees Kaan, è stato allievo di Hertzberger) risponde che sono indispensabili due cose: avere a disposizione dei buoni materiali e dei collaboratori competenti, affidabili, in grado di esercitare un’adeguata attenzione al fare. E poi, aggiunge: «Senza attenzione, durante l’intero processo e con la sola ricetta progettuale, non c’é architettura».(1)

Dal punto di vista di Alvaro Siza, l’attività del progettista è in sé problematica e insicura. Essa è come una barca nel mare, può essere preda di numerose ed impreviste insidie, per cui chi la governa deve navigare con molta attenzione: «Non metto a dura prova le tavole delle / nostre navi, almeno in alto mare. Gli eccessi le mandano in / pezzi. Studio le correnti, i mulinelli, cerco le insenature prima / di rischiare. Posso essere visto passeggiare solo in coperta. Ma / tutto l'equipaggio e tutti gli attrezzi stanno lì, il capitano è / un fantasma. Non oso metter mano al timone, quando / appena si intravede la stella polare. E non indico una via / chiara. Le vie non sono mai chiare».(2)

Attenzione è una parola usata nel linguaggio comune a volte con una impropria distrazione, ma al suo interno si nasconde un insieme di sfumature di significato differenti rispetto a quello che le viene comunemente attribuito. E’ una parola dalle molteplici facce, simile ad un poliedro, in ognuna dalle quali è possibile estrarre un diverso valore. Per cui, un aspetto distintivo del suo carattere è quello di poter inaspettatamente svelare un suo senso nascosto a cui fino ad allora non si era posto mente; cosa che, peraltro, è uno dei dati più affascinanti, stimolanti di una lingua.
Rimanendo nell’ambito dell’immediatezza del suo impiego, un richiamo all’attenzione può essere quello che il maestro fa ai suoi giovanissimi scolari quando li vede disattenti. Come nella poesia Page d’écriture di Jacques Prévert, in cui mentre egli detta il compito in classe, si accorge che la mente dei giovani sta inseguendo l’uccello lira che passa (Mais voilà l’oiseau lyre / qui passe dans le ciel / l’enfant l’entend / l’enfant l’appelle / Sauve-moi / joune avec moi / oiseau!) e allora li richiama tutti, con voce tonante, all’attenzione: «Quand vous aurez fini de faire le pitre!». (3)
Ma l’attenzione è, anche, qualcosa drammaticamente di più coinvolgente l’individuo, come il diverso impegno esistenziale, che il protagonista del romanzo L’attenzione di Alberto Moravia si pone a seguito di una lettera che gli svela la realtà che lo coinvolge, non consentendogli più di proseguire con la sua vita “disattenta” al mondo che lo circonda. «Tutto questo richiedeva infatti il contrario dell’atteggiamento che avevo tenuto nella vita durante gli ultimi dieci anni. Era stato [...] un atteggiamento di disattenzione. Adesso, se non volevo fallire di nuovo dovevo adottare l’atteggiamento dell’attenzione». (4)

Il vocabolo attenzione proviene dal latino attentio che, a sua volta, deriva dal verbo attendere, non nel senso di aspettare, ma in quello di applicarsi a fare qualcosa, svolgere un compito.
Il significato principale dell’attenzione perciò è quello di applicazione mentale intensa, sforzo di concentrazione rivolto ad un’attività, ad una persona o ad un oggetto. Per cui, quando qualcuno pone la propria attenzione su qualcosa vuol dire che tende ad essa, in senso ideale che si avvicina ad essa.
Tra le facoltà di cui dispone l’uomo, l’attenzione è la più preziosa, in quanto rende vivo, illumina di luce nuova l’oggetto del suo interesse. Non a caso, per alcune filosofie orientali attenzione e mente sono sinonimi.
Il teatro, a seguito delle parole impiegate in tutte le loro possibili declinazioni, si fonda sull’attenzione, osserva Pier Paolo Pasolini in Affabulazione, ma tale rapporto è costituito da un legame tra loro assai debole, il cui intreccio non è formato da solide funi, ma da invisibili fili. Nel teatro “la parola vive di una doppia gloria, perché essa è, insieme, scritta e pronunciata. Ma quale gloria ci potrà mai essere per la parola vuota?”.
Anche per Cristina Campo, come afferma in Attenzione e poesia, il fondamento della poesia risiede essenzialmente nell’attenzione.
Tale vocabolo, nota la poetessa bolognese, si distingue dall’immaginazione che si risolve in fantasticheria e quindi in una visione illusoria del mondo. L’attenzione, al contrario, ha la capacità di cogliere e vedere le forme che si costituiscono nell’alternarsi di scomposizione e ricomposizione, dissolvenza ed emergenza del mondo. L’attenzione è in grado di aprire “la strada al mistero” (5), di donare una fascinosa atmosfera o una velata trasparenza.
Anche soffrire per qualcosa, aggiunge la scrittrice, significa averle accordato una estrema attenzione.
 
Il significato che nasconde in sé la parola attenzione in ambito architettonico è una valenza da ricercare, da sviluppare e da difendere. Ed oltre ad essere una spinta interiore, rivolta all’indagine del significato profondo che si cela all’interno della complessa operazione riguardante l’elaborazione ideativa/costruttiva, la vicenda dell’oggetto architettonico, nel suo (spesso drammatico) trapasso da idea astratta a forma materiale, come si prospettava all’inizio, è altresì un incentivo ed un obiettivo teso ad individuare una via d’uscita dalla strategia della “disattenzione” che sembra avvolgere le città, i nuovi quartieri e gli edifici che ne compongono il tessuto e, in buona parte, anche la stessa società che vive in essi.
Si tratta di non lasciarsi coinvolgere da svolte radicali, da soluzioni di linguaggio finalizzate a privilegiare proposte stravaganti e provocatorie, ma di puntare piuttosto ad evitare coinvolgenti incontri o altrettanto drammatiche fratture tra presente e passato. E cercare di non enfatizzare il concetto di “novità” come valore in sé e che rappresenta una delle cause della perdita di credibilità dell’architettura.
Non a caso, un’espressione tipica delle tendenze in atto è quella di lasciare prevalere nella configurazione degli edifici gli effetti percettivi e sensoriali, rifuggendo da una prassi progettuale più tradizionale che considera basilare il loro rapporto con la società che li utilizza o, in qualche, modo si relaziona ad essi attraverso lo spazio urbano.
L’architetto si pone, dunque, sulla scena come un illusionista che tenta di mettere in atto artificiose manipolazioni come delle magiche soluzioni non prive di fascino e di sensibilità comunicativa. Ma, tuttavia, è anche importante che il progettista rimanga strettamente impegnato nella società, che guardi con attenzione ai suoi problemi concreti (in generale di tipo politico/economico) e che non perda di vista, altresì, i reali, minimi bisogni di chi vive nella città.
In questo senso, è necessario ricomporre l’avvenuto scollamento dal paradigma architettonico del XX secolo -per cui i problemi sociali, culturali, economici risultavano necessità centrali- cercando di riscoprire la funzione fondamentale del ruolo del progettista, la cui azione deve essere profondamente radicata nel contesto in cui opera.
In effetti, si potrebbe osservare che c’è maggiore bisogno di contenuti che d’immagini. Si deve guardare agli aspetti concernenti le responsabilità sociali. E questo ha molto a che fare con il progetto urbano, la sostenibilità e così via.
L’attenzione al fare è, dunque, un obiettivo ed anche un limite che l’architetto s’impone per esplorare se stesso, per conoscere la società in cui opera al fine di trovare un giusto equilibrio, un punto di mediazione tra entrambe le polarità.

Questo mese «hortus» presenta due architetture recenti del progettista svizzero Valerio Olgiati che ha scelto di vivere nell’ambiente distaccato e protetto di Flims, al di fuori dei grandi centri, per portare avanti la sua ricerca basata sulle istanze della tradizione e della contemporaneità. Non rifiutando il confronto con la cultura della globalizzazione, ma filtrando con equilibrio e attenzione le implicazioni di tale rapporto, in campo intellettuale e realizzativo, come la recente mostra sulla sua opera (e il catalogo dalle dimensioni extra large), allestita presso l’Accademia di architettura di Mendrisio con semplicità e immediatezza percettiva testimonia.

 

MC
Luglio-Agosto 2009

Note
(1) Intervista di Moriko Kira a Felix Claus in «a+u» n. 382, luglio 2002.
(2) Alvaro Siza, Vuit punts ordenats a l'atzar..., «Quaderns» n. 159, ottobre-dicembre 1983.
(3) Jacques Prévert, Poesie, Guanda, Modena 1960, pp. 50-53.
(4) Alberto Moravia, L’attenzione, Bompiani, Milano 2008, p. 65.
(5) Cristina Campo, Attenzione e poesia, in: Gli imperdonabili, Adelphi, Milano 1987, p. 167. Il vero nome della scrittrice, poetessa e traduttrice, è Vittoria Guerrini, nata a Bologna (29/04/1923) e morta a Roma (11/01/1977).

  

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
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Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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