L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

Altermodern. Editoriale Giugno 2009 PDF

Altermodern

“Altermodern” è il titolo della quarta edizione della Tate Triennial che si è svolta nella sede londinese di Bankside, tra febbraio e aprile 2009. La manifestazione è stata curata da Nicolas Bourriaud (1) che ha diretto, dal 1999 fino al 2005, in collaborazione con Jérôme Sans, il Palais de Tokyo.
Alla prima domanda che Bartholomew Ryan pone a Bourriaud, nell’intervista per «Art in America», volta a chiarire il significato di “Altermodern”, il critico francese risponde che per prima cosa si tratta di un «[...] tentativo di riesaminare il nostro presente, rimpiazzando uno strumento di periodizzazione con un altro. Dopo trent’anni di vita nel “dopo-shock” del modernismo e nel suo lutto, alla fine siamo passati nel post-coloniale riesame delle nostre barriere culturali, “Altermodern” è una parola che intende definire la specifica modernità secondo lo specifico contesto in cui viviamo - globalizzazione e le sue condizioni economiche, politiche e culturali. L’uso del prefisso “alter” significa che il periodo storico definito dal postmodernismo sta per giungere alla fine ed allude alla locale lotta contro la standardizzazione. Il cuore di questa nuova modernità, è secondo me, l’esperienza del vagare - nel tempo, nello spazio e nei media».
Ma la definizione, come ammette lo stesso Bourriaud, sarebbe in sé incompleta se non si considerasse altresì che, quando la comunicazione diventa “orizzontale” e il processo creativo non è più individuale, ma collettivo e partecipativo, è possibile che nasca (come in questo caso) qualcosa di nuovo, di alternativo alle forme del “moderno”. L’infittirsi delle comunicazioni, dei viaggi e delle migrazioni stanno influenzando il nostro modo di vivere; così, il multiculturalismo e la nozione di identità sono stati sostituiti dal concetto di creolizzazione
Questo nuovo universalismo è basato sull’idea di traduzione. La modernità che sta emergendo, dunque, si sta riconfigurando in base ai caratteri della nuova epoca della globalizzazione; e tale nuova forma di universalismo si fonda sulla traduzione, sulla sottotitolazione e su una forma generalizzata di doppiaggio, come avviene con il cinema. L’arte d’oggi esplora i legami che intessono tra loro, testo e immagine, tempo e spazio. E gli artisti rispondono a questa nuova percezione globalizzata, attraversando tale territorio culturale saturo di segni, creando nuovi sentieri tra molteplici indirizzi espressivi e comunicativi.
In un precedente saggio di Bourriaud, Post Production, si legge: «Dall’inizio degli anni Ottanta le opere d’arte sono create sulla base di opere già esistenti; sempre più artisti interpretano, riproducono, espongono nuovamente e utilizzano opere realizzate da altri, oppure altri prodotti culturali. L’arte della postproduzione sembra rispondere al caos proliferante della cultura globale nell’età dell’informazione che è caratterizzata dall’incremento di forme ignorate e disprezzate fino ad ora e dalla loro annessione al mondo dell’arte. Inserendo nella propria opera quella di altri, gli artisti contribuiscono allo sradicamento della tradizionale distinzione tra produzione e consumo, creazione e copia, readymade e opera originale. Il materiale manipolato non è più primario. Non si tratta più di elaborare una forma sulla base di materiale grezzo, ma di lavorare con oggetti che sono già in circolazione sul mercato culturale, vale a dire, oggetti già informati da altri oggetti. I  concetti di originalità (essere all’origine di) e di creazione (creare qualcosa dal nulla) svaniscono lentamente nel nuovo panorama culturale segnato dalle figure gemelle del deejay e del programmatore, entrambe con il compito di selezionare oggetti culturali e includerli in nuovi contesti» (2).
E più avanti aggiunge: «Tutte queste pratiche artistiche, per quanto eterogenee, condividono il fatto di ricorrere a forme già prodotte dimostrando così la volontà di inscrivere l’opera d’arte all’interno di una rete di segni e significati, invece che considerarla forma autonoma o originale» (3).
Per Bourriaud, questa sorta di fragilità, di precarietà che ha assunto l’espressione artistica, basata sulla la velocità, sull’intermittenza ed anche sull’evanescenza è frutto dell’attuale crisi economica; come, peraltro, la crisi petrolifera del 1973 è stata alla base del post-modernismo, espressione della fine spensierata dell’abbondanza, nonché dell’ideologia del progresso.
L’attuale crisi economica, dunque, segna l’avvio di una nuova cultura della provvisorietà, della transitorietà. Gli artisti di oggi, in questo modo, utilizzano la propria cultura locale o nazionale come un materiale grezzo da collegare ad altre reti di significati. Rivendicando con questo, come afferma Bourriaud, “l’urgenza di una nuova forma di modernità, che tenga conto dei fenomeni specifici della nostra epoca: globalizzazione, immigrazione, invisibilità del potere e del capitale, deculturalizzazione delle popolazioni”; ma anche valori dell'essere, solidamente legati al viaggio, allo scambio, alla ricerca di itinerari alternativi da percorrere per andare avanti, per migliorare la propria sensibilità culturale, la propria capacità di stabilire relazioni sociali.
Per completare il senso dell’arcipelago in cui i molteplici aspetti che definiscono la realtà del presente concorrono a definire l’altermodernità, Bourriaud sceglie la strada di una complessa articolazione di forme di comunicazione del suo pensiero: inserendo nel sito della Tate Modern un manifesto che viene qui riportato (4), basato su una serie di key-words che fanno riferimento al carattere liquido della società contemporanea, unitamente alle immagini di un fumetto il cui personaggio chiave è Chipiski l’AltermoderNist.
Il fine ultimo di tutto questo, com’è esplicitamente dichiarato nel sito della galleria, è aprire una discussione collettiva rispetto all’attuale fase della cultura denominata dal critico francese, Altermodernità.

Altermodern Manifesto

A new modernity is emerging, reconfigured to an age of globalisation – understood in its economic, political and cultural aspects: an altermodern culture.
Increased communication, travel and migration are affecting the way we live. Our daily lives consist of journeys in a chaotic and teeming universe.
Multiculturalism and identity
is being overtaken by creolisation: Artists are now starting from a globalised state of culture.
This new universalism is based on translations, subtitling and generalised dubbing.
Today's art explores the bonds that text and image, time and space, weave between themselves.
Artists
are responding to a new globalised perception. They traverse a cultural landscape saturated with signs and create new pathways between multiple formats of expression and communication.


 


MC
Giugno 2009

Note
(1) Nicolas Bourriaud nel 1992 fonda la rivista d’arte contemporanea «Documents sur l’art»; per Flammarion pubblica il romanzo L’ère tertiaire e per Presses du Réel il saggio Esthétique relationnelle (1998). Il saggio Post Production. La culture comme scénario: comment l’art reprogramme le monde contemporain, è pubblicato in Francia nel 2002.
(2) Nicolas Bourriaud, Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo, Postmedia, Milano 2004, p. 7.
(3) Ibidem, p. 13.
(4) Esiste anche una seconda versione del manifesto, nel sito della Tate Moderrn, in cui le tematiche dell’altermodernità vengono trattate in forma estesa.


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack