L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Nuovi architetti romani

Luca Nicotera


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“Quando noi costruiamo edifici parliamo e scriviamo” 
 
E’ parafrasando Wittgenstein che possiamo iniziare il resoconto della giornata di conferenze sui nuovi architetti romani organizzata da “Camminare Roma”, la meritoria iniziativa dell’Arch. Lucio Zappalorti che fa da corollario al corso di Storia dell’architettura contemporanea della Professoressa Clementina Barucci. Tale iniziativa, dopo aver fatto “incontrare” gli studenti di Valle Giulia con molte architetture capitoline dell’ultimo secolo, chiude il suo primo anno di attività presentando loro alcuni fra gli architetti romani più in ascesa: 2a+p, IaN+, Labics, Giancotti-noos ed n!studio.
Giornata lunga e godibile dalla quale sono emerse alcune considerazioni interessanti. La prima, tanto apparentemente banale quanto fondata, è che si tratta esclusivamente di studi! Progettano edifici, quindi, parlando e scrivendo a più mani. Rivelando come ormai sia diventata quasi obbligata una pratica, quella dello studio di progettazione partecipato, sempre esistita ma un tempo meno consueta, usata spesso come occasione di collaborazione oppure naturale prosecuzione genealogica di vere e proprie famiglie di architetti. Fenomeno, questo, naturalmente non di questi ultimi anni, ma che con la risicata quantità di lavori a disposizione in rapporto al numero di architetti sul territorio, e con la crisi ultima che aggrava ulteriormente questo stato di cose, si presenta quasi come tappa forzata che non permette quasi mai l’emergere del singolo. Tutto ciò diventa un bene o un male a seconda della capacità degli architetti di sapersi amalgamare meglio o peggio in uno studio di progettazione.
La seconda considerazione è sulla relazione tra il termine “nuovi” e l’età anagrafica di questi professionisti, che và dai 35 ai 50 anni. All’estero (o nell’Italia di cinquanta anni fa) avrebbero da che ridire nel reputare “giovani” gli architetti di questa fascia di età. Per carità, anche questo è un discorso vecchio e che fa il paio con le considerazioni di prima; la speranza, però, è quella di non assistere tra vent’anni ad una conferenza di “nuovi architetti romani” la cui età vada dai 45 ai 60 anni! Tant’è che, in merito a questa oggettiva difficoltà dei giovani a “venire fuori”, una delle domande che a noi futuri architetti… pardòn… gruppi… interessava maggiormente prima della conferenza era proprio quella di conoscere gli inizi lavorativi di questi studi, come, cioè, i nostri progettisti avessero esordito nel campo della professione. E c’è da dire che in questo senso le risposte sono arrivate più o meno da tutti. A tal proposito è parsa emblematica una frase dei 2a+p (non a caso acronimo di arte e architettura + pensiero), i quali ammettevano di avere iniziato a lavorare attraverso sperimentazioni in campo artistico proprio per aver capito come il costante (e a volte forse eccessivo) rinnovarsi di quel mondo permettesse ai giovani di avere un risalto istantaneo,senza la necessità di attendere i 50 anni per emergere ed iniziare a costruire.
Altro aspetto interessante riguarda il periodo storico in cui questi studi si sono formati. Figli degli anni ’90, del pixel e dell’invasione delle tecniche digitali come strumento di lavoro e come mezzo comunicativo, sono però i nipoti di un momento buio per la nostra capitale. Si trovano ad operare, cioè, in un’epoca ancora influenzata dal fallimento dell’esperienza dei mondiali di calcio del 1990, dall’esautorazione propositiva del post-moderno, dal turbine giudiziario di tangentopoli, dalla caduta di un sistema amministrativo latore di vuoti legislativi, esitazioni, prolissità burocratiche tali da lasciare questa città senza un piano regolatore degno di questo nome per tempo immemorabile. Un odore di stantìo, insomma. Tutto ciò ha fatto sì che le occasioni avute a partire dal ’93 con la giunta Rutelli, con il Giubileo del 2000, con i concorsi “100 piazze” e “50 chiese”, e più in generale con un momento di nuovo fermento architettonico, non fossero adeguatamente supportate da modelli di ispirazione attuali, se non quelli internazionali di fine millennio. Prova ne è il fatto che la rivista di riferimento diventa la spagnola El Croquis, con buona pace delle testate nostrane. Si può criticare o meno la rottura con un certo tipo di identità italiana da parte di questa generazione, ma tale rottura va comunque inquadrata nel contesto contingente alle scelte di allora. Certo è, d’altronde, che le scelte portano a delle conseguenze. Se infatti è vero che “confusione è parola inventata per indicare un ordine che non si capisce”, come direbbe Quaroni citando Henry Miller, è altrettanto vero che il paesaggio metropolitano col quale questi studi si confrontano non trova quasi mai un’unitarietà di linguaggio architettonico e urbano in grado di risolvere problemi strutturali, ma anzi, li destruttura affrontandoli in una molteplicità di linguaggi frammentati, spettacolarizzati, fortemente comunicativi, temporanei. I cinque gruppi sono, infatti, essenzialmente diversi tra loro, ognuno con caratteristiche proprie. L’unitarietà risiede proprio in quella ricerca di azione concreta che li rende professionalmente più aggressivi rispetto alle generazioni precedenti; una voglia di agire che guarda alle nuove tecnologie e a discipline diverse, dalla filosofia alla biologia, dall’arte alla scienza. Un’apertura di largo respiro che rompe con quell’atmosfera di stantìo di cui sopra. Ma che molte volte ha avuto come riferimento dottrine di pensiero, come dicevamo prima, internazionali, che si sono tradotte negli ultimi anni in architetture autoreferenziali di archistar alle quali prima si guardava come modello. E i nuovi architetti romani, di oggi e di domani, proprio perché romani, di questo devono e dovranno prendere consapevolezza, provenendo da una città che è moderna nel suo ripetuto sovrapporsi di linguaggi ed epoche storiche che l’hanno sempre caratterizzata, e antimoderna in quanto costringe continuamente la modernità a guardarsi allo specchio del tempo. Il sentirsi troppo di altri paesi, invece, rischia di produrre architetture situazioniste ma di un situazionismo equivoco, se poco attento al luogo in cui si opera. Un po’ l’effetto “marziano a Roma” di Ennio Flaiano, insomma.
La maggiore voglia di fare, l’apertura degli steccati agli stimoli internazionali, l’ampia influenza delle tecniche digitali… caratteri comuni che da soli forse non bastano a formulare un linguaggio comune identificabile, ma che ce li fanno ascoltare e leggere (per tornare alla frase di Wittgenstein… ma si potrebbe anche citare lo Zevi di “leggere, scrivere, parlare architettura”) attraverso lessici differenti. Un esprimersi in modo più globalizzante e globalizzato. Dato di fatto, questo, che mette in risalto la presenza di tanti nuovi architetti romani ma nello stesso tempo forse l’assenza di una nuova architettura romana.
Risultato comunque non casuale, ma frutto di un’intensa attività di ricerca che tutti questi studi hanno alle spalle. Ricerca che costituisce sempre un grande merito, specialmente in un paese in cui tale termine è oramai candidato ad uscire dal vocabolario della lingua italiana! In tal senso da segnalare l'impegno dei 2a+p (Gianfranco Bombaci, Domenico Cannistraci, Pietro Chiodi, Matteo Costanzo e Valerio Franzone) con la loro omonima rivista (tre numeri monografici su body, home e landscape), con il libro "la generazione della rete", con l'iniziativa di Romalab. Ma anche con il progetto sugli orti urbani di “immaginare Corviale”, interessante sia in chiave di recupero del manufatto di Fiorentino (quello che loro definiscono “un rudere della modernità”), sia per l’attestazione delle potenzialità dell’agricoltura in ambito urbano; nonché per aver prodotto tutto ciò mediante un’azione partecipativa con i cittadini stessi, un progetto relazionale di sostenibilità condivisa. Concezione questa che rappresenta un po’ la base del loro fare architettonico, e che da esperimento diventa vero e proprio strumento di studio del suolo urbano, come avvenuto con il progetto “Idensitat-Suelo Especifico nel piccolo paese di Calaf, in Catalogna. Sperimentazioni urbane elaborate anche in chiave artistica con la realizzazione di “Round Blair”, una riqualificazione di una rotonda stradale e tranviaria a Torino attraverso un’installazione d’arte moderna. O, ancora, mediante la collaborazione con Iona Friedman, autore del manifesto dell’architettura mobile.
Legato alla sperimentazione anche lo studio IaN+, di Carmelo Baglivo, Luca Garofalo e Stefania Manna, autori forse del progetto più famoso e pubblicato tra quelli redatti da questi cinque studi: i laboratori per l’Università di Tor Vergata a Roma. Lavoro che rappresenta quasi una sintesi tra le influenze europee di fine secolo e un ascendente romano che traspare soprattutto nella scelta dell’intonaco rosso a grana grossa, dichiarato riferimento al Moretti de “La Saracena”. A vederlo, reca in sé qualcosa di straniante che però riesce a contestualizzarsi con l’ambiente circostante, e il finestrone a sbalzo che si apre verso la campagna romana sembra quasi guardare verso un futuro del quale vuole poter essere riferimento. Un’architettura comunque iconica, come lo sono i loro progetti per le torri della fiera di Milano, il grattacielo di Cheongua in Korea e la Villa Palladio. In cantiere l’Ospedale del Mare, a Napoli. Tutti lavori che testano le possibilità che la tecnica offre cercando sempre di scoprirne i limiti, quasi superandoli. Vivace e intensa l’attività teorica, ricca di numerosi scritti che, tra l’altro, analizzano e indagano le opportunità offerte dal digitale e dalla tecnologia non solo come esercizio formale ma come mezzo di comunicazione; quasi come un’attitudine mentale che li porta, attraverso un singolare percorso tra Marshall McLuhan e Manfredo Tafuri, al cosiddetto “avant-pop” architettonico (punto d’incontro tra la cultura pop e quella delle avanguardie), cioè alla possibilità di servirsi del pensiero digitale e del progresso tecnologico come possibilità per reinventare le regole del gioco attraverso suggestioni sempre nuove legate al mondo dei mass-media, dei computer e del bombardamento esponenziale di immagini che ci circondano e che descrivono la realtà in cui viviamo. In foto, non più l’architetto seduto al tavolo da disegno con la matita in mano, ma davanti al pc con il suo bel mouse ad otto tasti.
Ai Labics (Claudia Clemente e Francesco Isidori) va il merito di provare a tradurre strutture decostruttiviste complesse, che richiamano alla mente Koolhaas, Hadid e Coop Himmelb(l)au, in architetture meno oggettuali, più aperte ed ordinate. C’è una certa italianità in questo processo programmatico. Si avverte il tentativo di relazionarsi con un contesto fisico che dà luogo a risultati ora più caldi, ora più freddi, o caldi e freddi nello stesso tempo, come nel caso dei nuovi uffici della Italpromo nel quartiere Ostiense, ricavati all’interno di un palazzo “svuotato” e ripensato per ricerca di opposti (strutture metalliche, bianco delle travi, verde dei vetri) e di indagine spaziale. Ponendosi così in continuità con il l’attività dello studio Nemesi dal quale Claudia Clemente proviene. Di effetto più “musealizzante” il lavoro ai Mercati Traianei, che forse “opprime” di materiali tecnologici quella che è sempre stata una struttura aperta, libera ma silenziosa, che ora sembra invece quasi reclamare attenzione perché soffocata.
Silenzio che invece si trova nell’edificio del Polo Didattico delle arti visive a Ceccano di Alfonso Giancotti-studio noos, che prevede anche il parziale riutilizzo della cartiera preesistente che occupava l’area da riqualificare. L’ironia che Giancotti usa con intelligenza nella sua presentazione è accompagnata da uno spirito critico e da un entusiasmo per il proprio mestiere che non possono non avere come risultato una semplicità ben lontana dalla cultura patinata dilagante. Un’architettura anti-pubblicitaria ma diretta, che si manifesta nella sua verità, nel suo essere nel contempo luogo di sperimentazione e di finalità sociale, ma innanzitutto nel suo essere architettura! O “cruda realtà della costruzione”, come afferma lui stesso citando Moneo. Recentissima la vittoria del concorso per la realizzazione di nuove residenze ad alta efficienza energetica per il comune di Pesaro. Anche la sua attività è accompagnata da scritti teorici che spaziano dai saggi su Sacripanti (di cui è stato uno degli ultimi collaboratori) al recente libro “Tanto al metro quadro” che riassume la sua produzione.
Di ermetica codificazione il lavoro di n!studio (Susanna Ferrini, Antonello Stella). Forse il motivo risiede proprio nel nome, in quell’ n fattoriale che traduce in lavoro di gruppo, e quindi con un parlare e uno scrivere eterogeneo e mai unitario, quell’amore per le nuove tecnologie e per i materiali che contraddistingue i loro progetti. Ha un certo fascino ora l’uso ricorrente dei pannelli di ottone brunito per gli esterni (che fornisce un carattere conservativo alle loro opere), ora l’uso del vetro per allestimenti interni (che dà quindi un taglio più moderno), ora la materializzazione di una linea di luce in nome di una ricerca che analizza tutte le varianti e le variabili di spazio e materia.
L’n fattoriale rappresenta proprio anche questo tendere al limite le potenzialità del progetto; talmente al limite che riesce a produrre al tempo stesso risposte contestualizzanti e non, rispettose ma in egual misura non deferenti verso le preesistenze, quasi rivoltandole centripetamente dall’interno. Frutto, a ben vedere, di una ricerca che ha inserito, tra le proprie varie sfide, quella di riuscire a “rappresentare il nulla”. Importante il loro impegno in progetti di ambito museale (Museo Archeologico di Pitigliano, Museo del Fiume a Nazzano, Deposito alla Villa dei Quintili a Roma, Museo Archeologico di San Lorenzo al Volturno) che riprende una tradizione su questo tema che va da Albini a Scarpa ai BBPR.
Va segnalata l’attenzione sempre maggiore di tutti questi studi verso i problemi della sostenibilità, della natura, dell’ecologia, e la partecipazione alla controversa Biennale del 2008 diretta da Aaron Betsky “Architecture beyond building”.
In tutti i loro progetti è trasposta una certa energia di fine-inizio millennio che vorticosamente produce episodi creativi di paesaggio metropolitano moderno, un’enfasi rimasta orfana di insegnamenti o riferimenti “romani”. Una frammentazione di episodi che provano generosamente a dare risposte e che a volte sono essi stessi risposte di situazioni contingenti e pregresse. Un nucleo eterogeneo di architetti che capirà fra un po’ di anni se sarà stato foriero di una rottura definitiva con la tradizione italiana o se avrà rappresentato una veemente generazione di mezzo. Tale è, nel frattempo, il presente.
Camminiamo, Roma.


Siti:

dueapiup.it
ianplus.it
labics.it
ec2.it/noosarchitetti
nstudio.it
 
 

Alfonso Giancotti - NOOS


1-Sala polivalente nell’area ex mattatoio e sistemazione del Parco della Pace a Siano (SA)
Noos + Ufficio tecnico Comunale di Siano
2-Allestimento della mostra Fellin Oniricon. Il libro dei miei sogni in occasione della Festa del Cinema di Roma, Auditorium Parco della Musica Spazio Risonanze
Noos
3-Complesso scolastico per il Quartier Generale del JFC della NATO  a Lago Patria
Concorso internazionale a inviti
Noos + Studio Marzullo (strutture) + Livio De Santoli, Matteo Mariotti, Adriana Sferra (progetto impiantistico e sistemi bio-climatici)
4-Nuovo Polo didattico delle Arti Visive a Ceccano 
Studio Morziello Architetti Associati + A. Giancotti 

2a+p


1-I LOVE GREEN
Progetto: 2A+P architettura
Istallazione per la "Notte Bianca" di Roma, Piazza Capranica, 2007
Foto courtesy: Dina Dancu
2-MAP OF THE VOIDS
Progetto: 2A+P architettura
Concorso di idee "2G Venice Lagoon Park", 2007
3-EXPERIENCE
Progetto: 2A+P architettura
Istallazione per la 11a Mostra Internazionale di Architettura, La Biennale di Venezia, 2008
4-A DIAMOND IS FOREVER
Progetto: 2A+P/A
Concorso di idee "Building for bouwkunde", TU Delft, 2009

Labics



1-LBR: Italpromo & Libardi associati
2-3-Valorizzazione dell’AREA EX ENEL a Bologna
Concorso ad inviti – Primo premio - in fase di realizzazione
4-CITTA' DEL SOLE, Via della lega Lombarda
Concorso ad inviti – Primo premio - in fase di realizzazione


iaN+

SEDE UFFICI FIERA DI MILANO

Progetto:
Ian+ SD patners
Realizzazione:
INSO, montagna costruzioni,Cofathec


n!STUDIO

MUSEO CARLOS MACHADO A PONTA DELGADA
CONCORSO A PROCEDURA RISTRETTA PER LA RISTRUTTURAZIONE E L’ESTENSIONE DEL MUSEO CARLOS MACHADO

Progetto: N!STUDIO SUSANNA FERRINI, ANTONELLO STELLA CON ARCH. GIANNI BULIAN,
Collaboratori: STEFANO BATTAGLIA, NADIA LA GORGA, MARIANNA MAZZETTA, VALERIO ROMPIETTI, SOFIA STEFFENONI
ENGINEERING: 3TI PROGETTI ITALIA INGEGNERIA INTEGRATA, ROMA; S.E., SERVIÇOS DE ENGENHARIA; PORTO, PORTOGALLO


ECOROMABUILDING

Progetto: N!STUDIO SUSANNA FERRINI, ANTONELLO STELLA
Collaboratori: SIMONE BOVE, STEFANO BATTAGLIA, ANNA HOLLSTEIN, ANGELO VENTURI
Committente: PARSITALIA REAL ESTATE
Anno: 2007 - in corso


MAISON DE L’EAU

Progetto: N!STUDIO SUSANNA FERRINI, ANTONELLO STELLA
Collaboratori: STEFANO BATTAGLIA, FABIANA ANEGHINI, SIMONE BOVE, SOFIA STEFFENONI
Consulenti
: ANGELO VENTURI, ELEONORE COURT
Ingegnere del paesaggio: VIRGINIE LEMAISTRE
Programmazione e costi: MASSIMO PETRACCA, MARCO MAZZOTTA


MUSEO DI RICERCA ARCHEOLOGICA DE LA BRECHE ET DE LA NOYE, FROISSY

Progetto: N! STUDIO SUSANNA FERRINI, ANTONELLO STELLA con DAVID SERERO
Collaboratori: GIULIA SCAGLIETTA, PAOLO ROSSI, TIZIANA MONTI
Consulenti: CAROLINA DE CAMILLIS, RICCARDO FIBBI LIGHTING DESIGN
ENGINEERING: BETOM, 3TI
Commitente: COMMUNAUTE DES COMMUNES DES VALLES DE LA BRECHE ET DE LA NOYRE
Anno: 2006-2007, in corso di realizzazione
Modello: MARCO GALOFARO
 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
NICOTERA Luca 2009-04-29 n. 19 Aprile 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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