L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Periferie. Editoriale Aprile 2009 PDF

Periferie

La periferia ? una realt? che si manifesta attraverso numerosi volti, differenti l?uno dall?altro. Anche se tutte le periferie hanno, poi, un denominatore comune che ? la condizione del ?distacco?, della ?separazione? dal centro della citt?; una lontananza percepita, elaborata e vissuta in forma duplice, mentale e concreta.
Questi luoghi urbani privi d?immagine, d?identit? sono spazi della solitudine, dell?emarginazione sociale. Tale realt? si riflette, in maniera quasi speculare, sull?apparato psicologico dei suoi abitanti, come sensibilmente Jean-Luc Godard analizza nel film Deux ou trois choses que je sais d?elle (1967). E, quando si vengono a creare delle particolari condizioni che vanno aldil? della soggettivit? dell?individuo, ma mettono in crisi l?equilibrio di un gruppo sociale, pu? dare origine a delle azioni di rivolta, come nei casi di Watts (1965) e di Rodney King (1992), entrambe nell?area di Los Angeles o come quelle pi? recenti delle banlieues francesi (2005).
Le periferie, osserva Marc Aug? in L?incendio di Parigi, non possono essere considerate dei non luoghi; con l?espressione non luogo, infatti, in precedenti scritti, egli aveva identificato un certo tipo di spazio fruito dalla societ? contemporanea. Il luogo, al contrario, ?[...] per un antropologo ? uno spazio nel quale tutto fa segno. O, pi? esattamente, ? un luogo nel quale si pu? leggere attraverso l?organizzazione dello spazio tutta la struttura sociale [?]. Oggi viviamo in un mondo in cui lo spazio dei non luoghi si ? di molto accresciuto. Non luoghi sono gli spazi della circolazione, del consumo, della comunicazione, ecc. Sono spazi di solitudine [?]. Prendiamo l?esempio di un supermercato. Ha tutti gli aspetti di un non luogo. Ma un supermercato pu? diventare anche un luogo d?appuntamento per i giovani. Talvolta, anzi, ? il solo luogo. Da questo punto di vista si pu? dire che le banlieues sono dei ?non luoghi? per la gente che viene da fuori [...]. Ma sono, viceversa, dei luoghi di vita per molte persone? (1).
Come scrive Jorge Luis Borges in El tama?o de mi esperanza (1926) (2), bisogna operare una distinzione tra periferia e l?arrabal. La periferia ? un mondo squallido, invece l?arrabal ? un sobborgo composto da un tessuto di case e strade ricco di spirito vitale, dove peraltro ? venuta a crearsi nel tempo la mitologia di Buenos Aires.
Cos?, nonostante quanto fino ad ora asserito, non deve stupire che possano prendere forma manifestazioni di cultura popolare (nel campo della musica, della danza, della poesia) di notevole interesse, anche negli abnormi assembramenti umani della favelas brasiliane. Com?? messo assai bene in evidenza nel film di Marcel Camus, Orfeu negro (1959) (3).

?Il sopravvento della periferia ha sdoppiato l?identit? urbana tra un centro strutturato, sedimentato e riconoscibile e un ?resto? per molti aspetti casuale? (Vittorini). Questo atteggiamento di distacco critico, da parte di molti intellettuali rispetto ad una parte della realt? urbana e sociale ha contribuito ad una sorta d?accettazione dello stato di fatto dello squilibrio di tale realt?.
E? singolare che, in ambito architettonico, si debba registrare la tendenza di numerosi progettisti, a partire dalla fine degli anni Sessanta, ad escludere la realt? della ?citt? che avanza?, per ragioni dettate, come molti di loro affermano, da ?scelte di linguaggio?: in sostanza, si tratta del bisogno di ?prendere le distanze dalla citt? di recente costruzione, partendo da quell?unico punto fermo che ? l?esperienza di continuit? della citt? storica? (Grassi); con questo, evitando di fare i conti con la citt? reale, della contemporaneit?.
Tale contraddittoria resistenza ad accettare l?idea della crescita della citt?, della modificazione del paesaggio urbano (pur contribuendo materialmente a determinarlo) ed anche la sottrazione all?impegno di gestire il suo processo di trasformazione in senso complessivo, potrebbe essere considerato uno degli elementi costitutivi di una diffusa forma mentis che andr? sviluppandosi nel tempo. In definitiva, si tratta di una delle ragioni che stanno alla base di un modo di elaborare il rifiuto delle periferie, da parte della cultura (non solo architettonica), come della stessa citt? contemporanea.
L?anomalia periferica, afferma Franco Rella, ? quella di essere considerata, in termini relativi come ?altro dalla citt?? e, in termini assoluti, come incompiutezza, disordine, irriconoscibilit?, bruttezza: una realt? abitativa senza limiti, n? soglie, un ?dappertutto che ? nessun luogo?.

La causa della crisi del rapporto citt?-periferia, per Franco La Cecla sta nell?atto riformistico e utopico (4), ad un tempo, di accettazione del privilegio riservato ad una sola parte degli abitanti della citt?, di godere della piena qualit? urbana ?[...] mentre il resto doveva darsi da fare per rimuovere gli svantaggi di una collocazione considerata fisicamente e simbolicamente marginale? (5). In questa visione, egli individua la radice del fallimento dell?urbanistica moderna; ?[...] le citt? in questi sessant?anni, nonostante tutte le buone intenzioni di urbanisti, architetti, e amministratori di inventare sistemi pluricentrici e conurbazioni avveniristiche, non hanno cambiato la loro scala di valori, il centro ? rimasto centro e i margini sono rimasti la frontiera che dirada verso il nulla? (6).
Nonostante la feroce critica che La Cecla muove ai responsabili di governo e al mondo dei progettisti in generale, esiste, al contrario, una precisa volont?, in una parte della cultura contemporanea, d?intervenire nel disegno d?insieme della citt?. E? una tendenza che gi? da alcuni anni in molti paesi europei ha dato l?avvio a progetti ed a realizzazioni. Il principio comune ? quello di portare la citt? nei grandi quartieri d?edilizia popolare, trasformando le periferie nel cuore delle citt? del futuro; in quanto, si ritiene che proprio questo possa rappresentare un fattore di sviluppo superiore rispetto a quello del tradizionale centro citt?.
Non a caso, nella recente filmografia l?immagine della citt? del futuro prende spunto dalla periferia e non dal centro storico (citt? della memoria, simbolo della certezza storica). Nel film cult Blade Runner, di Ridley Scott (1982), ad esempio, ? immaginata una citt? di un miliardo di abitanti al cui interno, indistintamente, si vede una moltitudine di edifici, di luci, di pubblicit?, di folle stipate nel vapore e nella pioggia.
Del resto, le grandi metropoli occidentali, di fatto, sono entrate nella cosiddetta fase di decentramento urbano; ?essendosi trasferita, ormai, la citt? industriale, in aree pi? esterne e agibili ed essendo state sostituite da servizi le attivit? tradizionali di quelle in disarmo. Bisogna aggiungere che la popolazione dei paesi occidentali tende a diminuire di numero e l?avvenuta ascesa del livello economico ha fatto salire la richiesta di una migliore qualit? della vita. Cos?, anche se sar? necessario considerare, nell?immediato futuro, le conseguenze di una crisi economica a scala globale, l?orientamento generalizzato resta quello del recupero della citt? esistente.?
Il modello spaziale di tipo policentrico e reticolare individuato sembra essere in grado di rispondere in ambiti territoriali locali in maniera incisiva, utilizzando al meglio le strutture urbane esistenti e coinvolgendo i diversi attori sociali (che sono i differenti livelli di amministrazione pubblica, privati, societ? civile e quant?altro). La riqualificazione urbana, secondo questa logica, si caratterizza soprattutto per la molteplicit? dei rapporti e delle dinamiche sociali con cui entra in rapporto e per la capacit? di attivare la partecipazione degli abitanti.
La delocalizzazione dei servizi ha, inoltre, il fine di incrementare lo sviluppo economico locale, il miglioramento diffuso della qualit? della vita e la promozione culturale. Tutto questo, potr? avvenire valorizzando il senso di appartenenza, tramite il recupero e la salvaguardia delle risorse storiche, paesaggistiche del territorio che sole possono dare vita a una comunit? periferica, trasformandola in un centro di vita, di cultura, di sviluppo.
I valori identitari presenti nelle aree meno dense, da recuperare, sono in definitiva le componenti di quel ?Terzo paesaggio? di cui parla Gilles Cl?ment nel suo libro: luoghi abbandonati, aree industriali dismesse, edifici incompiuti che nel loro insieme rappresentano una feconda riserva di creativit? per il progetto urbano.

Sulla base quanto sommariamente indicato circa le problematiche che si raccolgono attorno al tema riguardante le ?periferie?, questo mese hortus presenta un progetto di recupero a scala urbana elaborato da Claus en Kaan, riguardante l?area urbana de El Prat de Llobregat, che punta ad un suo pi? immediato collegamento con la vicina Barcellona, nonch? alla valorizzazione del ambiente naturale che la circonda, contraddistinta dalla presenza del fiume Llobregat.

MC
Aprile 2009

Note
(1) Marc Aug?, L?incendio di Parigi, ?MicroMega? n. 7, 2005.
(2) Cfr. Franco La Cecla, Contro l?architettura, Bollati Boringhieri, Torino 2008, p. 55.
(3) L?opera ? tratta da una pi?ce teatrale di Vinicius de Moraes Orfeu da Concei??o ed ? una trasposizione del mito di Orfeo nei tempi moderni; nel racconto l?autore mescola mito, folklore, esotismo e saudade. Il film vincer? la Palma d'Oro al 12? Festival di Cannes nel 1959 e l?Oscar per il miglior film straniero nel 1960. Un elemento importante del film sono le canzoni di Antonio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes e di Luiz Bonf? e Ant?nio Maria, il cui successo dar? notoriet? ai ritmi del samba e della bossa nova.
(4) Le tappe degli atti utopico-riformisti sono quelle della legge sanitaria del 1901, delle leggi sulle case popolari del 1903 e 1908 e della legge urbanistica del 1942, che hanno decretato in Italia la nascita delle periferie; in quanto, le case a basso costo richiedevano aree edificabili a prezzo contenuto ed occorreva spostarsi lontano dal cuore delle citt?.
(5) Franco La Cecla, Contro l?architettura, op. cit, , p. 56.
(6) Ibidem, p. 57.
(7) Gilles Cl?ment, Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet, Macerata 2005.
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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