L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Architettura. Misura dello spazio urbano

Mostra delle Tesi di Laurea 2007/2008 relate da Rosario Gigli e tavola rotonda

Donatella Scatena

“Se non vogliamo che l’architettura finisca in un canto del cigno, che si riduca all’opera di un manipolo di ultimi grandi artigiani scavalcati dalla logica delle ragioni immobiliari, allora mi sembra essenziale che la professione nel suo insieme cambi. Non si tratta di cercare consulenze ad hoc, ma di diventare davvero i progettisti della qualità della vita e dell’abitare. Se è un’utopia, o se si pensi che lo sia, ne posso solo essere contento. Quel che è sicuro è che i tempi sono davvero cambiati. Nel dialogo con Kenneth Frampton…veniva però fuori che se gli architetti vogliono davvero entrare nei tempi che cambiano devono diventare più intransigenti e più completi, devono avere un pensiero sull’intera città”

Franco La Cecla

La mostra delle 14 tesi di laurea del gruppo di ricerca del prof. Rosario Gigli e dai suoi collaboratori che si è tenuta nella sala Petruccioli nello scorso febbraio, ha raccolto un notevole  numero  di consensi sia da parte degli studenti sia da parte dei docenti che l’hanno visitata nelle due settimane.
L’apertura della esposizione dei lavori, con un allestimento curato dai collaboratori di Gigli è stata preceduta da una tavola rotonda a cui hanno partecipato Benedetto Todaro, Richard Vincet Moore,  Michele Costanzo, Alessandra Muntoni, Giuseppe Strappa, Alfonso Giancotti e, ovviamente, Rosario Gigli.
Prima di entrare nel merito della discussione che si è tenuta, vorrei riassumere, molto velocemente, il lavoro svolto nella Sala Petruccioli e nella “Galleria” al primo piano dell’edificio, da una anno a questa parte, da quando, cioè, si è operato uno sforzo non indifferente per far si che lo spazio dedicato alle mostre della facoltà di architettura avesse un calendario cadenzato, coerente e adatto ad una scuola come la nostra. La mostra di rosario Gigli, quindi, si inserisce in un programma più vasto di “Osservatorio sulla didattica”, che vuole essere  un osservatorio dedicato ai lavori svolti durante i nostri laboratori e che si alterna al lavoro di fotografi che hanno come tema la città in generale o l’architettura in particolare, o presenta raccolte di lavori di altre realtà internazionali, come è avvenuto per i progetti di “Trenta Case” di architetti provenienti dagli studi professionali e dall’Università australiana di Aukland.
Il passo ulteriore sarà quello, ritengo, di un programma coordinato, dove poter esporre il materiale didattico, in un confronto sempre più ampio ed anche generazionale, come è già accaduto per Purini/Nencini, in una ottica “darwiniana”, che esplori una possibile genesi e metamorfosi del progetto.
La tavola rotonda del 10 febbraio si è aperta con l’intervento del Preside della Facoltà. Benedetto Todaro loda il carattere distintivo, di ricerca vasta, seria, espressa nella pluralità e nella vitalità dei lavori esposti dalla nostra scuola, e nel caso specifico nelle tesi di laurea degli studenti di Gigli.
“Esporre i propri lavori riguarda l’atto del Mostrarsi, che vuol dire farsi guardare ma anche farsi conoscere e sottoporsi ad un giudizio. Ciò può attrarre gli strali, quindi e non solo le lodi.”
Nel caso più generale di ciò che sta proponendo la Sala Petruccioli ed in particolare delle tesi di Gigli, si deduce che Valle Giulia è una scuola dove non esiste una tendenza unica, il che per Todaro non è assolutamente un limite ma una ricchezza. I percorsi didattici, formativi dei vari corsi mostrano il portato di una qualità della nostra scuola.
Per Richard Moore il lavoro della tesi di Rosario Gigli è una vera sorpresa positiva, di fronte alla quale egli è colto addirittura da una sorta di sindrome di Standhal: il carattere accurato delle varie proposte, finalmente dopo anni di progetti pseudo-visionari e completamente virtuali, gli mostra
“l’Architettura”. Il lavoro dei laureandi di Gigli va orgogliosamente contro tendenza, cioè contro quella tendenza tanto in voga negli ultimi decenni che Moore vede anche testimoniato in un ironico articolo su un magazine nazionale “Il Maestro e l’archicolf”, dove l’architettura si presta sempre più a diventare protagonista mediatica, ma rinuncia al suo carattere etico di costruire la città.
Una controtendenza, invece, che non solo il titolo, ma ogni lavoro in esposizione dei 14 laureandi ha invece dimostrato di possedere, attraverso anche due elementi che subito si notano in sala: la sobrietà dei disegni, dove non c’è uno spreco ambiguo di colore e l’accuratezza dei modelli plastici.
Per Alessandra Muntoni, architetto e storica dell’architettura, la perseveranza e le scelte estetiche fatte anche attraverso i suoi studenti, come i plastici bianchi o la purezza razionalista dei lavori sono già mistericamente comprese nel nome del professore. Nomen omen: il bianco del giglio e la perseveranza, come nei grani del rosario, nel costruire secondo una matrice razionale. Ma in un “razionalismo asciugato”, e reso sempre più essenziale. Il percorso di ricerca di Gigli, è per la Muntoni, già stato preannunciato in “Idea e scrittura”, piccola raccolta di architetture che “secondo una moda della pubblicistica contemporanea”, si legge in senso cronologicamente inverso, dal 2005 al 1990, e dove si capisce che Gigli negli anni “dai primi lavori professionali dove si sentiva entrare l’aria del Mediterraneo ha lavorato a semplificare, a levare”. Qual è, però, la lezione che Gigli lascia ai suoi studenti? La Muntoni la suggerisce attraverso l’uso di alcune parole chiave: la struttura; la misura, appunto ma di un Razionalismo prosciugato; il luogo; il telaio; la precisione; la maglia. Una lezione forte, nel complesso ampiamente positiva, anche se, come lamenta la storica dell’architettura, essa ha purtroppo perso quella carica utopica e che andrebbe recuperata ala maniera della scuola di Otto Wagner.
Michele Costanzo, per parlare dei lavori della scuola di Gigli usa la metafora di due importanti saggi teorici; “Contro la fine dell’architettura” di Vittorio Gregotti, ma soprattutto “Contro l’archittettura” di Franco La Cecla. L’uno e l’altro testo, così come l’uno e l’altro autore a distanza di anni denunciano l’incapacità degli architetti oggi di costruire la città, limitandosi a creare edifici a la page, brand metropolitani, belli ma solitari. Questo a causa della crisi della teoria architettonica e del nuovo modo di produrre architettura, una maniera assolutamente consono alla macro economia, cha ha generato il lavoro in team dei grandi studi profesionali, distruggendo l’unitarietà del progetto e della sua centralità. Il progetto, oggi,  risente della separazione delle competenze, e questo proceder frammentato si ripercuote nella creazione della città. L’occasione di una lavoro come quello di Rosario Gigli offre l’opportunità di dire a Costanzo, con le parole di
Gregotti, “Progettisti, tornate a controllare il processo di progettazione”.
Giuseppe Strappa vede, al contrario della Muntoni, nei lavori degli studenti di Gigli un linguaggio  nient’affatto omogeneo. “E questo è un bene”. Non un’impronta unica che appiattisce l’idea progettuale, ma la ricchezza di una ricerca variegata. In questi lavori vede anche la concretezza della costruzione; in un’epoca che contempla solo teorie estetiche ed ha perso ogni rapporto con la costruzione le tesi  di laurea del seminario di Gigli ripropongono a suo avviso uno sforzo nel recupero artigianale della progettazione, dove non è escluso nemmeno il rapporto con il contesto economico.
L’occasione di una mostra di lavori può sviluppare non solo un interessante dibattito, come in questo caso, ma anche offrire l’opportunità per una anamnesi personale. E’ il caso di Alfonso Giancotti, che attraverso il proprio percorso di letture “alte”, interpreta il lavoro dei giovani laureandi. Parte da  un  saggio di Alvaro Siza pubblicato su Casabella con il titolo di “Pedagogia e architettura”; la solidità in contrapposizione al controllo ossessivo dell’esito formale gli ricorda la già citata “Solitudine dell’edificio” una lectio magistralis di Raphael Moneo del 1985 ad Harvard e finisce citando, in maniera paradigmatica “La felicità dell’architetto”, non a caso del 1968, di Giovanni Michelucci.

Allo stesso Rosario spetta il compito di spiegare i titolo “Architettura misura dello spazio urbano” sta a significare una  speranza ed un impegno a che l'architettura riconquisti sempre di più  una centralità nella crescita della città.
Nella città contemporanea  la trasformazione dello spazio urbano è conseguenza di molteplici fattori, ma spesso l'architettura è una variabile trascurata, lo stesso paradigma piano-programma-progetto è declinato in modo tale da relegare ad un ruolo marginale, se non accidentale, l'architettura.
Il suo insegnamento consiste in una sperimentazione dei modi in cui l'Architettura può continuare ad esercitare il suo magistero della Forma accogliendo le istanze di tutti i settori disciplinari che contribuiscono a materializzarla. Per questo motivo egli cerca di educare i miei studenti affinché ogni loro libera volontà espressiva sia sostenuta dalla conoscenza di un repertorio sintattico e costruttivo.
Per Massimo Zammerini il merito dei lavori prodotti dal laboratorio di Gigli, risiede nel recupero della solidità, della concretezza; e nell’uso sapiente della misura e della proporzione come ha sottolineato Michela Esposito, ma soprattutto, io credo che “la felicità dei giovani architetti”, autori delle tesi qui proposte, vada cercata in “quell’intransigenza nel voler riproporre un pensiero sulla città”.

Credits
la Mostra delle 14 tesi di laurea si è tenuta presso la Sala Petruccioli della Facoltà di Architettura “Valle Giulia” Via A. Gramsci, 53 Roma dal 4 febbraio  al 18 febbraio 2009
Alla mostra hanno collaborato:
gli Architetti Lucia De Marinis, Michela Esposito, Giorgio Biscetti, Chiara Campogrande, Viola La Torre, Rachele Palladino, Claudia Pelagalli

Alla presentazione della mostra, che si è tenuta il 10 febbraio 2009 presso l’Aula Fiorentino della Facoltà sono intervenuti: 
Benedetto Todaro, Richard V. Moore, Alessandra Muntoni, Michele Costanzo, Rosario Gigli, Giuseppe Strappa, Alfonso Giancotti, coordinati da Donatella Scatena.

Mariaelena Andreoli
 
Marco Antonacci

Alessandro Benanti
 
Christian Ciucciarelli

Marco Lanna
 
Carmelina Luzzi

Daniele Morgantini
 
Michela Massimi

Rachele Palladino

Claudia Pelagalli

Silvia Pennesi

Alessio Pindo
 
Paola Tiburzi
 
Virgilio Vincis
 

 

 

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

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