L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Gravità narrativa. Editoriale Marzo 2009 PDF

Gravità narrativa

Esistono due diversi modi di considerare l’espressione gravità narrativa, con due diverse finalità di tipo concettuale.
La prima, riguarda il modo in cui ogni individuo tende ad organizzare il proprio pensiero. Secondo la visione del filosofo americano Daniel Dennett (1) si tratta di un luogo ideale dove si concentrano tutti i segnali della coscienza: non, dunque, un punto fisico reale, ma un’astrazione. E’ come una virtual machine, composta di microtakings che operano, essenzialmente, in maniera caotica e inconscia. Di questo lavoro prodotto, la virtual machine elabora una sorta di riassunto/sintesi, che rappresenta il contenuto cosciente, ossia il “centro di gravità della narrazione”.
La seconda, riguarda la sfera creativa e si occupa delle diverse elaborazioni poetiche, letterarie, progettuali e quant’altro, che è possibile sviluppare attorno al tema della gravità (in senso fisico).
Una frase che Louis-Ferdinand Céline scrive nel romanzo Viaggio al termine della notte (1932), pur nella sua intrinseca tragicità, sembra essere particolarmente adatta ad introdurre il secondo modo d’intendere il concetto di narratività contenuta nel concetto di gravità: «Quando uno si getta d’un tratto dall’alto della Tour Eiffel deve sentire delle cose del genere. Vorrebbe aggrapparsi allo spazio» (2).
Rimanendo nel campo letterario è pure interessante, in questa sede, menzionare un romanzo di Italo Calvino dal soggetto singolare, Il barone rampante (1957); in cui l’autore trova lo spunto per giocare con fantasia sul tema del distacco dalla terra, dal “suolo” che tutti sono obbligati a calpestare. Eccetto il protagonista Cosimo Piovasco di Rondò che, il 15 giugno 1767, a seguito di un banale dissapore familiare, deciderà di salire sui rami di un grande elce del parco di villa d’Ombrosa, appartenente alla propria famiglia, e restare a vivere tra gli alberi per tutta la vita. Come nota Calvino nell’introduzione, quello che poteva apparire all’inizio una bizzarria da parte del protagonista prenderà, nel corso della narrazione, la forma di una conquista della libertà; e questo, tra le altre cose gli consentirà di osservare il mondo con occhi del tutto diversi; infatti, come afferma Cosimo: «[...] chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria»(3).
klein.jpgNel campo delle arti figurative, un’opera che esprime in sé tutta la tensione immaginativa degli anni critici della metà del Novecento, nel modo in cui cerca di sopraffare e di vincere la forza di gravità e le sue ineludibili regole fisiche, superando i limiti della natura, è Il salto nel vuoto, di Yves Klein (4); essa consiste in una foto che ritrae l’artista mentre galleggia sospeso nell’aria. L’immagine, è frutto dell’influenza subìta dall’artista da certe manifestazioni della tecnologia spaziale della fine degli anni Cinquanta, come il lancio in orbita, nel 1957, dello Sputnik I.
Così Klein afferma in un brano del suo The Chelsea Hotel Manifesto (5), del 1961: “Neither missiles nor rockets nor sputniks will render man the ‘conquistador’ of space. Those means derive only from the phantom of today’s scientists who still live in the romantic and sentimental spirit of the 19th century. Man [...] will be able to conquer space-truly his greatest desire-only after having realized the impregnation of space by his own sensibility”.
Lo sviluppo della tecnologia e dei mass media, a partire dagli anni Cinquanta dunque offrirà agli artisti e agli operatori culturali in generale la possibilità di sviluppare il tema della forza di gravità, consentendo alla fantasia di spaziare in nuovi mondi d’esperienze e di elaborare nuove immagini.
Del resto, il volo è sempre stato uno dei più antichi sogni proibiti dell’uomo. La possibilità di rimanere in sospensione nel vuoto (sperimentata anche da Leonardo da Vinci) avrà, tra le prime pratiche attuazioni, il volo in mongolfiera; fino a giungere, poi, ai programmi aeronautici dell’epoca contemporanea per i quali il senso della distanza tra paesi lontani sembra tendere, sempre più, a scomparire. Bisogna, altresì, aggiungere che la capacità dei mezzi tecnologici della contemporaneità volti a rendere concreto il sogno, non ha affatto tolto vigore poetico e forza visionaria alle immagini di artisti e architetti che, in diverso modo e con vari artifici, continuano con le loro opere a tentare di rappresentare la negazione (in senso culturale) della condizione della gravitazione universale. E pur essendo percorsa, tale ineffabile esigenza, da una specie di tensione ambivalente che oscilla fra l’immaginario e la percezione di un’interpretazione del mondo di natura strettamente scientifica guidata dalle esperienze dell’età moderna, risulta, tuttavia, più urgente che mai la volontà di respingere la materia in una dimensione, per così dire, deprivata della forza di attrazione alla terra (seppure in senso metaforico/rappresentativo).
Considerando, dunque, il profondo radicamento nel campo dell’arte del tema della gravità narrativa, inteso come illustrazione del desiderio di liberazione del peso corporeo, come testimonia una tradizione artistica che ha prodotto nei secoli opere di grande pregio estetico/figurativo (soprattutto in epoca barocca, per la sensibilità rivolta alla costruzione spaziale dell’immagine) torna a proposito ricordare la mostra Gravity, art, religion, science che ha avuto luogo nel 2003, presso il Landesmuseum di Graz; un’importante manifestazione culturale, il cui obiettivo principale è stato quello di istituire delle sovrapposizioni di modelli iconografici della gravitazione, elaborati attraverso la visione religiosa e la concezione secolarizzata del mondo. L’itinerario teorico della mostra, ricco d’esempi, ha puntato ad analizzare il fenomeno/realtà della gravitazione da differenti angolazioni, dall’antichità fino al secolo scorso: in cui tutto quello che sembrava appartenere ad un sogno (come l’ipotesi della conquista degli spazi siderali) è diventato qualcosa di vicino al possibile; anche se l’iconografia del peso della materia e il conseguente tentativo di liberarsi dal suo condizionamento fisico-spirituale, con la rivoluzione provocata dalla scoperta di una nuova rappresentazione del mondo, è andata incontro ad una crisi.
D’altra parte, il riconoscimento dell’impossibilità di riportare tali motivi ad una base di consistenza empiricamente verificabile non ha, tuttavia, arrecato preoccupanti danni al campo tematico della forza di gravità. Infatti, essa ha continuato a rimanere un tema ben presente nell’arte, come si riscontra nella prima fase dell’Astrattismo di Vasilij Kandinskij, Piet Mondrian, Kasimir Malevich e, successivamente, del Costruttivismo, di Moisei Ginzburg, El Lissitzky, Ivan Leonidov, del Nouveau Réalisme, di Yves Klein, Jean Tinguely e di numerosi artisti che operano nel presente quali: Tom Marioni, Edith Dekyndt, Trisha Brown, Didier Vermeiren.     
I cosiddetti mezzi di comunicazione di massa, la fotografia e il cinema che inizieranno ad affacciarsi sulla scena intorno agli anni Venti, saranno a disposizione degli artisti in misura sempre più massiccia, contribuendo ad ampliarne le loro modalità espressive. E proprio in tale ambito ci s’imbatte nelle più diverse possibilità di variazione sul tema della pesantezza e dell’assenza di gravità. I nuovi media hanno, infatti, aperto agli artisti quello spazio rappresentativo, visuale che mostra il corpo e gli oggetti finalmente in una dimensione priva della forza di gravità. E’ stato soprattutto il XX secolo a modificare la sfera delle percezioni con le immagini della conquista dello spazio e dell’uomo in assenza della forza di gravità.                                                                            
In ambito architettonico le manifestazioni s’indirizzano nella realizzazione di strutture che tendono a conquistare il cielo, a partire da Parigi, con la Tour Eiffel (1889) di Gustave Eiffel, per giungere ai grattacieli descritti da Rem Koolhaas in, Delirious New York, che coprono l’arco che va, grosso modo, dal 1910 al 1940. Ma la sfida alle leggi di gravità, non puntano a raggiungere con le nuove strutture solo le massime altezze, ma anche a coprire gli spazi più ampi com’è il caso a Londra del Crystal Palace (1851) di Joseph Paxton o protendersi nel vuoto realizzando balconi che cercano di produrre il magico effetto di un ideale volo ora nella natura, come avviene con i piani a sbalzo della Fallingwater di Frank Lloyd Wright (1936-1939) a Bear Run in Pennsylvania, o di un tuffo dalle colline di Los Angeles sul piatto ed illimitatamente esteso panorama urbano, com’è il caso della Case Study House # 22 (1959) di Pierre Koenig, con la sua invitante terrazza.                                 
Ma tra gli esempi più recenti, uno dei più significativi è la contrapposizione di due progetti realizzati in occasione dell’Expo 2002 in Svizzera, sul lago di Neuchâtel. Si tratta della nuvola di Diller + Scofidio e del cubo d’acciaio arruginito di Jean Nouvel, posto in mezzo al lago. Tali opere rappresentano, in un certo senso, due diverse concezioni dell’architettura contemporanea e, nello stesso tempo, e del modo d’essere della materia che li sostanzia.                                                             
La prima, tesa alla totale smaterializzazione del corpo dell’oggetto, alla ricerca della trasparenza e del cosiddetto senso flusso. La seconda, più sensibile all’idea del grave, fatta di corpo, sostanza, materia, massa, ma affiorante dall’acqua come sottoposta a un effetto di bradisismo o di una forza endogena.

Questo mese «hortus» presenta due opere che sono anche, in un certo senso, il simbolo di due modi in sé contrastanti d’interpretare il concetto di gravità narrativa. L’una, il Forum (2004) di Herzog e de Meuron a Barcellona, punta a perseguire un’idea di leggerezza, nonostante l’imponente massa della figura, attraverso una concezione del progetto ancora tradizionale. L’altra, l’Arenas di Richard Rogers, nel sollevare la parte rimasta integra della Plaza de Toros, attraverso un’operazione tecnologicamente sofisticata, ma esplicitamente macchinosa e teatrale, per farla diventare un centro commerciale-ricreativo, fa “acriticamente” rientrare un edificio del passato nel mondo dei consumi e dell’architettura-spettacolo.

MC
Marzo 2009

Note
(1) Daniel Dennett, Coscienza. Che cos’è?, Rizzoli, Milano 1993.
(2) Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio, Milano 2005.
(3) Italo Calvino, Il barone rampante, in: Id., I nostri antenati, Einaudi. Torino, p 331.
(4) Yves Klein, poliedrico artista francese, protagonista del Nouveau Réalisme, muore giovanissimo all’età di 34 anni. La foto de Il salto nel vuoto può essere considerata un manifesto estetico dell’artista che, in solo sette anni, dal 1955 al 1962, sperimenterà movimenti e credi d’avanguardia, anticipando ricerche che sarebbero, da lì a poco, entrate nella scena internazionale.
(5) Il Chelsea Hotel Manifesto scritto da Klein a New York nel 1961,

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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