L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Intervista a Ma0

Domenico Tartaglia



Massimo Ciuffini (1966), Ketty Di Tardo (1968), Alberto Iacovoni (1966), Luca La Torre (1964)

Ma0/emmeazero nasce nel 1996 a Roma come studio di architettura; nel corso degli anni il suo campo d'azione si è ampliato fino agli allestimenti, alle installazioni multimediali e ai siti web, nella convinzione che l'architettura sia un sapere di mezzo, etimologicamente un media, tra diverse discipline e geografie del territorio: dal muro fino all'interfaccia video lo studio porta avanti una riflessione sull'architettura come sistema di regole spaziali - playground - capace di produrre e modificarne le relazioni.
Consapevoli che l'architettura è costruire pareti, limiti, palesarsi come "medium" tra territori diversi, un dentro e un fuori, un privato e un pubblico, un immateriale e un materiale, è dunque arte dell'essere in mezzo, di essere limite. Se dunque si deve parlare di uno strumento di separazione e di relazione tra spazi e territori differenti allora è necessario indagare in che modo la forma di un progetto possa produrre lungo quel limite un evento, un'esperienza, uno scambio. Gli strumenti di cui Ma0 si mette a disposizione sono tutti quelli che permetteranno di allargare quella linea, "di guardare al confine come ad uno spazio, e non alla linea che lo istituisce".
Nell'esperienza progettuale dello studio sono maturate competenze specifiche richieste da una concezione ampia dell'architettura, che permettono di gestire attraverso le tecnologie appropriate dalla progettazione esecutiva fino alla comunicazione grafica ed interattiva l'iter progettuale.
In un feedback continuo tra teoria e pratica, stimolato dagli incarichi professionali, i concorsi (premiati e non), le conferenze, i laboratori, le pubblicazioni, ogni progetto diventa occasione di studio del rapporto tra forma e ruolo sociale dell'architettura che diviene per scelta opera aperta, interattiva e processuale, ovvero capace di adattarsi a fenomeni di appropriazione, trasformazione e sviluppo progressivo da parte dei propri abitanti.
La metodologia di ricerca progettuale dello studio si inserisce anch'essa in un ambito che è ormai sempre piu comune tra gli architetti contemporanei, cioè il partire da una condizione di oblio come dice Ma0: "di smemoratezza volontaria..". É a partire da questa condizione che può nascere una forma comunicativa che nel giusto mezzo sappia relazionare, collegare, plasmare?
Visioni, idee, rappresentazioni quasi oniriche (più specificatamente approfondite da Alberto Iacovoni) costituiscono per Ma0 un approccio frammentato (nel senso di idee e progetti visti come singoli "frammenti") che è basilare per la loro progettazione. Il tutto è affiancato dall'onnipresenza e utilizzo di mezzi tecnologici che favoriscono sempre più occasioni di realizzabilità alle idee a volte troppo lontane dalla realtà (della dimensione politica dell?architettura) e da un tipo di linguaggio che più che derivare dall'architettura sembra essere preso in prestito da ambiti apparentemente inconciliabili o di ultima generazione (play.., playstory.., playscape.., playground...).
Esempio pratico ed esplicativo di come Ma0 sappia rendere sintetico questo modo di progettare è senza dubbio il progetto di riqualificazione per la Citè Salengro (sobborgo parigino) e precisamente a Drancy, realizzato all'interno del concorso Europan 7 (di cui Ma0 è risultato il gruppo vincitore).
Il sito è localizzato nella periferia di Parigi, in uno di quei comuni che un tempo facevano parte della cosiddetta "cintura rossa" ed operaia della capitale francese.
Si tratta di un quartiere di edilizia economica e popolare costruito negli anni '60 per mano di un architetto francese molto conosciuto, Marcel Lods. Questo esempio di quartiere costituisce la realizzazione di modelli architettonici all'epoca sperimentali (come anche il caso romano di Corviale), che hanno tuttavia disatteso le grandi aspettative, producendo anzi meccanismi incapaci di plasmarsi sulle differenze, creando spazi spesso troppo progettati ed altri abbandonati a sè, oltre ad essere insostenibili dal punto di vista gestionale.
Nel bando si chiedeva quindi di creare soluzioni che venissero incontro a due problemi fondamentali (comuni a tanti altri quartieri periferici): il primo è l'adattamento dello spazio privato al cambiamento delle esigenze dei suoi abitanti, che, cambiando nel tempo, ora necessitano di grande flessibilità dell'alloggio e diversificazione dei tagli e tipologie. Il secondo problema riguarda lo spazio pubblico, poco utilizzato e in maniera disomogenea, pieno di zone d'ombra che diventano immediatamente luoghi insicuri.
Il sistema utilizzato da Ma0 per aumentare la flessibilità e plasticità dello spazio privato è molto semplice, trattandosi di una estensione della superficie dell'alloggio di due metri ottenuta raddoppiando entrambe le facciate delle barre e della torre del quartiere.
In questo caso, ogni abitante può in questo modo disporre di uno spazio aperto, di un terreno dove decidere se allestire un piccolo giardino pensile, o espandere l'alloggio, in modo da permettere una risistemazione degli spazi interni.
La demolizione degli edifici esistenti, seppur parziale, è ammessa se ovviamente sostenuta da una proposta alternativa. Per lo spazio pubblico lo studio propone un "playground" economico, intenzionato a coniugare apertura, continuità ed intensità d'uso, attraverso pochi e semplici interventi:
- affermazione della priorità pedonale, razionalizzando la sosta e collocando i parcheggi in aree ribassate rispetto al piano pedonale;
- accentuazione della continuitò dello spazio con la demolizione dell'edificio commerciale sulla punta del lotto e lo spostamento delle attività alla base degli edifici lasciata libera dagli alloggi spostati all'ultimo piano;
- stimolazione di una intensità di uso dello spazio pubblico aperto per la sua indefinizione ad usi molteplici e/o periodici come mercati settimanali ecc.. Resta sicuramente molto interessante il tentativo di coinvolgere nel gioco coloro che fruiranno dell'opera, attraverso regole con le quali ad esempio potranno scegliere, all'interno di un abaco, il tipo di infisso desiderato, genernado come risultato nel tempo un mosaico di infissi differenti. Come dice Ma0: "la proiezione sull'esterno di un paesaggio sociale multiforme e variopinto, in fondo qualcosa di molto simile a quello che avviene abusivamente in molte logge e balconi del nostro paese..."
Analizzando il lavoro di Ma0 per Drancy, è evidente che il fare tabula rasa a tal punto da svuotare la memoria architettonica, non costituisce "rifiuto" vero e proprio, bensì un tentativo di superamento di esso sulla base di constatati fallimenti sotto alcuni aspetti (come l'ambito sociale) che portano i nuovi progettisti a tentare di porre rimedio creando un modo di progettare alternativo (di tipo ludico, situazionista) e che soprattutto mira, attraverso le "regole del gioco", a coinvolgere in maniera attiva i loro fruitori.
Esempio di questa volontà di interazione è l'utilizzo di un abaco di infissi per gli abitanti di Drancy, oppure le panchine mobili nel caso del progetto per la riqualificazione di piazza Risorgimento a Bari. Questi esempi credo siano molto utili, e diano la speranza per nuovi modi di progettare, tenendo comunque presente che ci deve essere sempre un superamento di un modello architettonico per poterne creare un altro che, al contrario dei precedenti, dia un vero apporto positivo in risposta ad un?esigenza che al momento rimane disattesa a causa di politiche che riguardano l'architettura ancora ostili ai cambiamenti (come le amministrazioni locali di Drancy o Bari).
L'obiettivo di questo percorso di ricerca e sperimentazione concreta consiste quindi nel restituire il potere di plasmare lo spazio al suo utente/abitante, dalla leggerezza immateriale delle installazioni multimediali, fino alla massa concreta dell'architettura, e di rendere alla città contemporanea quella intensità d'uso, molteplicità delle relazioni, sedimentazione dell'identità, in altre parole quella ricchezza che è propria della città storica.
Al marzo del 2007 lo studio ha all'attivo il completamento di un giardino pubblico a Bari, due cantieri aperti per la realizzazione di spazi pubblici come la piazza con un parcheggio interrato a Macomer in Sardegna (il parcheggio interrato e la piazza sovrastante si appoggiano sul terreno seguendone la pendenza naturale, riconnettendo con un sistema di piani inclinati e percorsi gli edifici che diventano le quinte urbane di un nuovo spazio pubblico nel centro della città.); una biblioteca a Bari (dove gli obbiettivi sono:
- Coinvolgere le capacità creative della scuola stessa nella realizzazione di un monumento collettivo, attraverso un processo partecipato per il disegno della pelle esterna dell'edificio, un macromosaico da realizzarsi con ceramiche 20x20 cm, a partire da un'immagine scelta in un concorso aperto agli alunni.
- Trasformare l'edificio in una grande e continua libreria all'interno della quale si aprono le finestre sul quartiere circostante, e dove possono essere collocate lettere o simboli per costruire un indice tridimensionale).
All'inizio del 2007 lo studio ha ottenuto l'incarico per uno studio urbano per l'ampliamento della città olandese di Almere. (Il masterplan propone la costruzione di una rete di spazi verdi, il green footprint, che definisce una forte sistema connettivo di spazi naturali e corridoi ecologici dedicati al tempo libero, ai percorsi ciclabili e allo sport e allo stesso tempo individua una costellazione di micro-città dove declinare sistemi di regole capaci di definire identità urbane differenti.

Tra i numerosi allestimenti, lo studio ha realizzato la progettazione integrata (spazi, grafica, merchandising) della prima mostra sui videogames in Italia (PLAY: il mondo dei videogames) al Palazzo delle Esposizioni a Roma, la serie di installazioni Touch Screen e recentemente ha progettato e realizzato in collaborazione con l'Interaction Design Institute di Ivrea "La memoria degli oggetti", allestimento interattivo all'interno dello studio Castiglioni a Milano, e concluso la progettazione esecutiva per il Comune di Bitonto di "Playstory", interazioni nel centro storico di Bitonto. Recentemente lo studio ha inaugurato a Roma la prima di una serie di librerie per Vivalibri.
Il rapporto tra ricerca e professione si sviluppa principalmente nei concorsi nazionali ed internazionali, dove lo studio riceve numerosi riconoscimenti, e mostre d'architettura come, tra le ultime e più importanti, la prima Biennale di Architettura di Pechino, la X Biennale d'Architettura di Venezia e la Biennale di Architettura del Brasile.
Inoltre le sempre presenti tematiche sociali dell'abitare costituiscono un unico filo conduttore tra realtà professionale ad un estremo e ricerca dall'altro.
Questi progetti condividono l'uno con quello che lo segue, un'impostazione concettuale, una ricerca di rapporto con il suolo, l'idea di architettura come articolazione di confini e di sistemi di regole spaziali che plasmano il luogo e che vengono plasmati da coloro che li abitano.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack