L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Approccio sostenibile al recupero dell'edilizia residenziale

Tendenze e strategie di intervento

Paolo Civiero

L’attuale mercato italiano delle attività sul costruito e le previsioni sul suo futuro conducono a riflessioni in merito allo scenario europeo che possano aiutare a meglio comprendere i comportamenti futuri nel nostro contesto nazionale. Il tema della riqualificazione degli edifici residenziali, realizzati con tecnologie non tradizionali, richiede in particolare sia una visione complessiva delle strategie da attuare per realizzare interventi consapevoli, sia una metodologia che conduca al raggiungimento di obiettivi coerenti con i concetti di sostenibilità.
Il tema prioritario dei prossimi anni, o dei prossimi decenni, è confermato dall’andamento del mercato delle costruzioni: un più razionale impiego delle risorse urbanistiche del settore residenziale esistente.
In questa prospettiva assume particolare interesse il recupero dei tessuti residenziali realizzati con tecnologie industrializzate e prefabbricate che si presentano, nonostante il breve arco di tempo intercorso, in uno stato di degrado avanzato e che richiedono non solo una profonda riqualificazione a scala edilizia, ma anche il risanamento urbanistico delle aree, lo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi connessi.
Questo interesse è riconosciuto come aspetto imperante nei diversi contesti europei dove è possibile operare un significativo confronto con la situazione italiana in merito alle condizioni, alla diffusione e alle motivazioni che hanno portato nei trent’anni successivi al dopoguerra, seppur con scarti temporali trascurabili, alla produzione di gran parte degli edifici residenziali oggi esistenti.
Gli orientamenti, sia teorici che operativi, per gli interventi si sviluppano soprattutto in relazione ad alcuni fenomeni manifestatisi negli ultimi decenni che, in sintesi, si possono così riassumere:
- il passaggio da una cultura dell’espansione ad una cultura della riqualificazione, soprattutto nel nostro Paese, caratterizzato da una scarsa pressione demografica e da rilevanti dimensioni del patrimonio immobiliare oggetto di interventi di manutenzione: in sintesi, occorre impostare la prassi progettuale ed esecutiva secondo il concetto che gli spazi finalizzati ad ospitare gran parte delle future residenze e delle attività lavorative sono già costruiti;
- l’insorgere di gravi segni di degrado del patrimonio edilizio realizzato pochi decenni fa, che ha portato alla definizione di una “architettura del degrado”, costituisce oramai un’emergenza che impone la necessità di realizzare grandi operazioni di riqualificazione e di recupero edilizio, che pongono problemi tecnici, progettuali e metodologici del tutto diversi da quelli affrontati trattando dei centri storici e degli edifici di rilevanza storica;
- il distacco profondo che ha separato, in passato, il progettista dall’utente, oltre all’equivoco sulla piena libertà di espressione e sperimentazione progettuale dei primi e le ricadute sugli abitanti che non hanno avuto, al contrario, libertà di scelta e dei quali sono state ignorate la provenienza, le radici culturali e le esigenze;
- la possibilità di analizzare l’edificio oggetto di riqualificazione in modo approfondito e non distruttivo e di intervenire quindi su di esso attraverso modalità appropriate, utilizzando anche tecniche esecutive di elevato carattere innovativo, che possono trovare così i loro punti di riferimento non tanto nell’espansione edilizia o nella sostituzione del vecchio con il nuovo, quanto in una più meditata rilettura dell’esistente, nell’opera continua di adeguamento funzionale della realtà fisica.

L’approccio sostenibile

Quella che può rappresentare una riflessione critica sulle modalità di costruire i quartieri e gli edifici in passato costituisce invece la base di partenza per l’inquadramento del problema della riqualificazione sostenibile.
Infatti, come testimoniato dai validi risultati ottenuti in alcune realizzazioni sia a scala nazionale che europea, gli interventi di riqualificazione devono essere il frutto di sinergie e collaborazione di più attori, scienze e saperi: sociologia, economia, urbanistica, ingegneria, normativa devono essere gestite e fatte collaborare tra loro.
Tuttavia il crescente processo di decadimento di questi edifici richiede - per l’eccezionale estensione e per la diffusa e grave condizione di obsolescenza in cui versano - una rapida presa di posizione e azione, e l’individuazione di una strategia collaudata in grado di limitare il più possibile l’eventualità di una perdita di controllo che possa rendere ingestibili gli eventi futuri.
Le esperienze di riqualificazione contemporanee condotte in Italia sottolineano sia le problematiche comuni ad altri Paesi, sia la necessità condivisa di un approccio sostenibile sull’esistente.
Le maggiori difficoltà riscontrabili sono senza dubbio riferibili al profondo degrado degli edifici, ma soprattutto risiedono nella gestione e nel finanziamento degli interventi.
Alcune realtà nazionali, come l’ATER (Azienda Territoriale per l'Edilizia Residenziale) di Roma, stanno solo oggi avviando nuove strategie di attuazione dei programmi di riqualificazione ricorrendo al Project Financing – come previsto nel D.L. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione nelle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE ) - sfruttando le potenzialità che deriverebbero dalla gestione della produzione di energie rinnovabili, e in particolare di quella solare.
Il management rappresenta quindi, a fronte dei programmi e dei piani esistenti per il recupero, una delle condizioni imprescindibili per l’attivazione di un processo di rinnovamento del costruito tanto atteso ed auspicato nel nostro Paese, ma che ancora stenta a decollare.
Se da una parte molte esperienze favoriscono il ricorso all’upgrading prestazionale intervenendo principalmente all’esterno sull’involucro con strategie di tipo additivo o sostitutivo, e all’interno con la modificazione degli ambienti, tuttavia si rileva la mancanza di una cultura consolidata ed estesa della riqualificazione. Gli interventi, realizzati per lo più in maniera puntuale, mancano ancora di una corretta pianificazione a livello sia nazionale che locale.
Su questa incapacità incide senza dubbio la maggiore percentuale di alloggi di proprietà rispetto agli affitti, derivante principalmente da politiche passate di carattere gestionale del patrimonio residenziale pubblico che si sono rivelate errate e che in qualche modo limitano la possibilità di programmare nuovi interventi, anche importanti, di demolizione e/o riuso, come invece accade in altre realtà europee.
Una consolidata cultura volta più alla conservazione che al rinnovamento come quella italiana manca ancora di propensione e di esperienza per poter affrontare in maniera decisa e consapevole una modificazione complessiva degli insediamenti residenziali.

1. Sostenibilità o efficienza energetica

Prima di approfondire il tema della sostenibilità degli interventi di recupero è bene fare chiarezza su alcune differenze insite nei concetti, spesso usati impropriamente, di sostenibilità e di efficienza energetica e che potrebbero creare delle incomprensioni anche da parte degli addetti ai lavori.
Nel concetto originario di sviluppo sostenibile, dalle cui maglie è nata nel 1992 l’Agenda 21, l’ambiente viene posto ad uno dei vertici di un ideale quadrato, in cui gli altri angoli sono occupati dall’economia, dall’ambito sociale e da quello culturale.
Tale concetto, allargando i propri limiti disciplinari, ha portato ad una trasversalità dei settori di ricerca applicata sottolineando la necessità di un approccio al progetto quanto mai integrato e complesso.
Viene dunque superata la visione dell’ambiente come elemento di contrasto e freno allo sviluppo economico e sociale, ma lo si pone come elemento cardine da cui si deve partire per avere un progresso duraturo che non comprometta le possibilità di sopravvivenza del pianeta e delle generazioni future.
Questa definizione di sostenibilità costituisce il punto di partenza, il riferimento, il quadro e l’espressione dei principi all’interno dei quali i governi internazionali, le realtà nazionali, e le autorità locali si muovono assumendola come aspetto fondamentale nel processo di governance e nei processi decisionali per lo sviluppo del territorio.
Diversamente l’efficienza energetica è un aspetto specifico della sostenibilità e va dunque ritenuta come prerogativa degli interventi ma non come unico aspetto omnicomprensivo da ricercare.
Con il D.Lgs. 192/2005 è stata recepita in Italia la direttiva europea 2002/91/CE che disciplina il rendimento energetico nell’edilizia.
Il provvedimento stabilisce, tra l’altro, i criteri, le condizioni e le modalità per migliorare le prestazioni energetiche degli edifici al fine di favorire lo sviluppo, la valorizzazione e l’integrazione delle fonti rinnovabili e la diversificazione energetica.
Direttive Europee e Leggi nazionali intendono dunque accrescere l'efficienza energetica e migliorarne l’approvvigionamento, definendo misure atte a promuovere e sviluppare, anche ai fini di tutela dell'ambiente, la cogenerazione ad alto rendimento di calore ed energia, basata sulla domanda di calore utile e sul risparmio di energia primaria, con particolare riferimento alle condizioni climatiche nazionali.
Oltre alle novità previste dalla Legge Italiana n. 296 del 27 dicembre 2006 (Finanziaria 2007), il 2 febbraio 2007 è entrato in vigore il D.Lgs. 311/2006, che modifica il D.Lgs. 192/2005 ed estende, a partire dal 1° luglio 2007, l'obbligo di certificazione energetica agli edifici esistenti superiori a 1000 mq ed aumentandone ulteriormente alcuni valori prescrizionali.
In tal senso si inserisce il recepimento delle direttive europee a livello nazionale con la Circolare del 31/05/2007 n. 36 che fissa al 55 per cento la detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (di cui al Decreto 19 febbraio 2007 che modifica l’articolo 1, comma 344, della legge 27 dicembre 2006, n. 296), volti all’ottenimento di un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20 per cento rispetto ai valori precedenti. Particolare attenzione viene ancora posta agli interventi sull'involucro di edifici esistenti riguardanti strutture opache orizzontali e verticali, infissi, delimitanti il volume riscaldato, verso l'esterno e verso vani non riscaldati definendo il rispetto di nuovi valori di trasmittanza termica U, espressa in W/m2 K, relativi alle sei zone climatiche in cui il territorio italiano è stato suddiviso.
Gli edifici interessati dovranno essere pertanto esistenti, e l'incentivazione è mirata a potenziare quelle procedure volte al recupero del patrimonio edilizio, elevando la quota detraibile e riducendo il numero di anni in cui essa deve essere ripartita.
Il Consiglio Europeo di primavera (OR. EN 7224/07 dell’8 marzo 2007) ha impresso un ulteriore slancio alla politica europea di lotta ai cambiamenti climatici, sottolineando la stretta interdipendenza con la politica energetica e il ruolo-guida dell’Unione Europea nella protezione internazionale del clima, anche in vista della definizione del sistema che succederà al protocollo di Kyoto nel 2012.
In questo senso sia dal consiglio europeo che dall’applicazione del recente decreto di incentivazione specifica per il fotovoltaico, si esplica l’obiettivo di crescita delle energie rinnovabili che prevede una quota del 20% di rinnovabile nel totale dei consumi energetici dell'UE entro il 2020.
Con l’attuazione di questo programma alcune realtà provinciali e comunali, tra cui il comune di Roma, hanno già provveduto ad operare significative azioni nell’ambito della riqualificazione energetica degli edifici esistenti e delle nuove costruzioni introducendo variazioni ed integrazioni ai Regolamenti Edilizi Provinciali e Comunali con Norme per il risparmio energetico, l'utilizzazione di fonti rinnovabili di energia e il risparmio e recupero delle risorse idriche.
Il quadro viene poi reso maggiormente intricato dagli specifici programmi di intervento per la riqualificazione energetica che disciplinano e definiscono l’erogazione dei finanziamenti da parte della Comunità Europea. Tra questi Jessica (Joint European Support for Sustainable Investiment in City Areas) costituisce il recente sostegno europeo per gli investimenti sostenibili nelle aree urbane. Esso prevede l’accorpamento delle sovvenzioni destinate ai programmi di riqualificazione e sviluppo urbano (compreso il settore dell’edilizia popolare), con i prestiti e i finanziamenti che derivano da una partnership tra Commissione, BEI e Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa.
In questo panorama le attività di recupero sottolineano la rilevanza della riqualificazione delle chiusure esterne (involucro) seppur con la consapevolezza che, nonostante la valenza delle sue caratteristiche prestazionali - tanto rispetto alle necessità legate all’immagine ed alla comunicazione degli edifici quanto a quelle legate al comfort ambientale e ai consume energetici - l’intervento specifico sull’involucro debba essere il risultato di sinergie e di azioni di maggior respiro di quelle sopra descritte.
É indubbio infatti che non è sufficiente riqualificare il solo involucro senza riorganizzare gli spazi interni sulla base delle nuove esigenze, senza riordinare nè programmare la viabilità, la gestione e la fruibilità degli spazi esterni ed il bilancio di tutto il sistema insediativo.
Il recupero degli edifici residenziali non può tuttavia rimanere un problema la cui soluzione viene trovata soltanto a livello progettuale-tecnologico, ma deve cominciare a tenere in considerazione le dinamiche sociali, le modifiche d'uso e le variabili di scala (da territoriale a edilizia) con implicazioni sull'impatto architettonico e costruttivo degli edifici, sulle risorse ambientali (spazio, materiali ed energia), sull'immagine e sulla struttura sociale di un quartiere.
Il banco di prova è pertanto un intervento sul costruito in grado di saper coniugare sia gli aspetti tipologici-distributivi che quelli tecnologici degli edifici: in molte città italiane, ma soprattutto all’estero, sono state realizzate delle sperimentazioni che, con diverso esito, hanno impegnato enti pubblici e soggetti privati verso lo stesso obiettivo.
Nell’ambito della riqualificazione edilizia si fa strada la necessità di individuare modalità e strumenti operativi rivolti al ripristino dell’efficienza fisica tecnica e fruitiva dell’organismo edilizio e/o di alcune sue parti, e all’integrazione di funzioni mancanti.
Le esperienze condotte nonostante siano spesso molto interessanti, tuttavia non sono riproducibili in maniera assoluta in contesti diversi.

La ricerca di coerenza fra bisogno di recupero edilizio e sostenibilità degli interventi a scala edilizia pone in evidenza il tema della corretta informazione tecnica e dei metodi atti a selezionare le strategie e gli strumenti più idonei allo scopo.
Le attività di recupero del patrimonio esistente si muovono necessariamente dalle condizioni di partenza dell’oggetto su cui intervenire e da un’organizzazione strutturale dell’organismo architettonico secondo la suddivisione i subsistemi, elementi tecnici e materiali.
É necessaria quindi una metodologia di approccio al progetto basata sull’analisi esigenziale-prestazionale che consenta di analizzare il livello di degrado e obsolescenza che caratterizza l’edificio esistente e che ne giustifichi e guidi l’intervento futuro: una diagnosi completa che consenta l’individuazione delle prestazioni residue, dei vincoli esistenti e del quadro delle nuove esigenze, affinchè siano chiari i requisiti, le priorità e gli obiettivi di progetto.
La principale prerogativa per una conduzione coerente degli interventi di riqualificazione è quindi l’impiego di una strumentazione metodologica-operativa attraverso cui indirizzare, sollecitare e controllare le attività da sviluppare, e in particolare di una:
- definizione delle unità tecnologiche e degli elementi tecnici che, all’interno del sistema tecnologico degli edifici residenziali, costituiscono l’involucro del sistema edilizio analizzato;
- definizione dei parametri qualitativi volti alla guida del progetto di recupero degli edifici residenziali, e formulazione di un metodo di verifica e valutazione della qualità dell’esistente e di quella finale raggiunta attraverso il progetto sul costruito;
- valutazione del quadro esigenziale iniziale attraverso cui definire le priorità e gli obiettivi di progetto;
- definizione, sistematizzazione e valutazione dei requisiti correlati all’involucro esterno su cui indirizzare gli interventi;
- individuazione e sistematizzazione delle tecnologie presenti sul mercato più adatte alla riqualificazione dell’involucro esterno.

Si tratta, nello specifico, di elaborare per ogni intervento sull’esistente un “progetto della conoscenza” quale sistema informativo strettamente connesso al contesto analizzato e capace di affrontarne la complessità: in questo modo, si imposta un progetto intenzionale, quindi articolato, aperto, pluridisciplinare, con l’obiettivo di determinare la propria riorganizzazione con l’aumentare dell’informazione acquisita.

Alla luce delle recenti esperienze di riqualificazione, il successo e la difficoltà dell’intervento consistono pertanto nella capacità del progetto di dialogare con le qualità che il manufatto edilizio già offre e che, caso per caso, andranno preservate, migliorate o integrate.
Data la rilevanza e la complessità del concetto di qualità - presupposto indispensabile del progetto sul costruito - è opportuno investigare sugli attributi che la contraddistinguono all’interno dell’intera vita utile dell’edificio, sia in merito al processo che caratterizza la riqualificazione, sia in merito alla verifica sul prodotto finale del recupero e alla rispondenza agli obiettivi preposti.
Il principio di responsabilità, alla luce delle trasformazioni che interessano la società contemporanea, contribuisce ad ampliare i contenuti e le forme della riflessione progettuale e sollecita a ri-considerare gli ambiti locali attraverso una progettazione che attenui i legami di dipendenza da soluzioni tecniche e modelli abitativi standardizzati ma ricerchi continuamente soluzioni coerenti con le potenzialità tecnologiche e con le culture abitative dei luoghi.
Un approccio completo al tema della riqualificazione comporta un approccio complessivo agli aspetti che concorrono al soddisfacimento dei requisiti espressi o inespressi; la capacità dei progettisti sarà allora quella di individuare la corretta soluzione in grado di risolvere le istanze legate ai temi qualitativi sollevati da tutti gli attori chiamati a partecipare al processo di recupero. All’individuazione degli elementi oggetto degli interventi si affianca pertanto la necessità di esplicitare e soddisfare pienamente gli aspetti qualitativi da osservare.
Il concetto di qualità va inteso in senso molto ampio e comprensivo di tutti gli aspetti che rendono un’opera edilizia adatta ai bisogni e alle attività degli utenti. Questa complessità conduce alla ricerca di un metodo concettualmente di carattere multicriteria, che si pone l’obiettivo di affrontare unitariamente fattori di diversa natura, multidimensionali e non sempre misurabili. Ne consegue che i requisiti vadano classificati secondo uno schema complesso, relazionato e ordinato di qualità, di attributi o proprietà che siano, attraverso le prestazioni offerte, in grado di soddisfare le esigenze emerse.
I parametri qualitativi, seppur possano assumere livelli di priorità e peso flessibili, rappresentano gli input decisionali fondamentali del progetto che possono essere tradotti in soluzioni differenti nelle diverse realtà ambientali.
Se ciò risulta evidente nel processo di nuova costruzione, a maggior ragione il problema si presenta nel processo del recupero, dove le interrelazioni tra le tecnologie esistenti e le nuove richieste sottendono strategie di intervento diverse in grado di condurre a oggetti edilizi integrati e durevoli.
Scopo della diagnosi iniziale è dunque orientare le decisioni e di fornire elementi informativi atti a motivare e guidare le scelte da effettuare. La corretta predisposizione della diagnosi consente inoltre la lettura dei ricorrenti interventi, di tipo spontaneo, prodotti dagli utenti nel tempo che rappresentano sia l’evidenziazione di alcune problematiche legate all’obsolescenza, sia uno spunto formidabile che non va trascurato in fase di progettazione perchè mostrano il vero “Habitus Habitandi”.
In tal senso l’habitus rappresenta da una parte il chiaro scenario di riferimento da individuare e dall’altra la solida base scientifica che, tenendo conto di tutti gli aspetti ambientali, tecnici, sociali, economici, gestionali, normativi, storici e culturali connessi, si rende necessaria per approfondire il grado e le condizioni di obsolescenza tecnologica, fisica ed economica dei manufatti edilizi.
Il delicato dibattito sulla necessità da una parte di valutare e dall’altra di tradurre la nozione di qualità in termini quanto mai oggettivi e legittimati potrà essere raggiunta solo attraverso un approccio sistematico e un avvicinamento continuo e graduale alla realtà delle azioni peculiari di ogni trasformazione ricercando, tuttavia, il minimo comune denominatore nella processualità delle esperienze condotte.


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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