L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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José Antonio Martínez-Lapeña & Elias Torres Tur. Plaça de la Constitució a Girona

Daniela Cerrocchi

La concezione dello spazio pubblico, legata al radicale cambiamento avvenuto nella società nel corso degli ultimi decenni, ha subito una profonda mutazione. Accanto alla trasformazione e alla diffusa estensione della città contemporanea, alla perdita d?identità dei suoi spazi e della sua stessa conformazione storicamente determinata, si affianca una modificazione delle abitudini e delle esperienze urbane, declinate a un uso principalmente individuale, fugace e avido di visioni.
Lo sfumare delle partizioni nel territorio e delle proprie soglie, annullate da un attraversamento distratto ed essenzialmente pragmatico, ha condotto lo spazio pubblico a divenire un’indistinta prosecuzione di quello commerciale/domestico. Allo stesso modo, il momento dell’incontro e dello scambio reali appare diradarsi a favore di un rendez-vous virtuale nella piazza telematica.
Nuove forme di mobilità e intrattenimento pervadono gli spazi pubblici privandoli di parte del loro significato, consolidato nella memoria storico-culturale che ci appartiene. Ciò nonostante, alcuni spazi collettivi (piazze, parchi, giardini ...) realizzati in diverse città e periferie europee a partire dalla fine degli anni Ottanta, si sono rivelati potenziali strumenti di riqualificazione urbana e territoriale, capaci di fornire una possibile risposta alla crisi dello spazio contemporaneo, alla povertà dei vuoti urbani e alla ricerca di una nuova formula di riconoscibilità.
La Spagna, e in particolare la città di Barcellona, occupa in tal senso una posizione di particolare rilevo. La lungimirante politica di rinnovamento del paesaggio urbano, così come l’ideale recupero di una precipua identità, è stata elaborata perseguendo un’azione funzionale e programmatica, all’insegna di una particolare sensibilità verso lo spazio pubblico.
Subito dopo il ritorno della democrazia, all’interno del piano di ricostruzione dell’area barcellonese, si è avviato un processo di pianificazione basato su una molteplicità di interventi strategicamente individuati e de-localizzati, minimi e 'puntuali'. Elaborati come “progetti unitari” da gruppi interdisciplinari costituiti da ingegneri, architetti e artisti, questi nuovi spazi di relazione hanno dato esito a una profonda trasformazione del centro storico, della città compatta e di alcune aree suburbane.
Nel presente, il processo di rinnovamento della capitale catalana, legato per lo più ai ‘grandi eventi’ (com’è stato nel 1992 per il Progetto Olimpico) ha portato la città, con il Forum Universale delle Culture del 2004, ad una radicale inversione di tendenza rispetto all’approccio sperimentale dei primi interventi. L’immagine’ della nuova metropoli europea appare difatti determinata da un’urbanistica confusa, frammentaria, frutto di compromessi politici, che Josep Maria Montaner ha descritto come un’“urbanistica nebulosa”, lontana dallo spirito che animava il rinnovamento urbano auspicato agli albori da Oriol Bohigas (1). A quel tempo si realizzava l’idea di una città complessa e sempre imprevedibile, dove potersi perdere, deambulare e sorprendere; contraddistinta da una coesiva linea d’investigazione, che percorreva, sospinta da una preminente identità, i confini tra l’ambito urbanistico-architettonico e le varie discipline artistiche, fra la tradizione costruttiva e l’innovazione tecnologica, tra la creazione di luoghi collettivi e il miglioramento degli spazi individuali.

Un esempio eloquente di questo atteggiamento è Plaça de la Constitució, realizzata tra il 1988 e il 1993. Progettata da José Antonio Martínez-Lapeña e Elias Torres Tur, la piazza/giardino è situata ai margini del centro storico di Girona, una piccola città di circa 80.000 abitanti a nord di Barcellona; oggi luogo di passaggio per molti turisti, attratti nella città anche per l’infrastruttura aeroportuale, servita dal 2003 da diverse compagnie Low Cost.
La prima proposta di progetto risale al 1983, quando il comune decise di dedicare una piazza in commemorazione della Costituzione spagnola del 1978. Con questo obiettivo si scelse un lotto di terreno triangolare (occupato dai magazzini dell'antica fabbrica Grober) ubicato nella zona storica del Mercadal, al limite tra l'ampliamento del XIX secolo e il margine storico della città, sulla riva sinistra del fiume Onyar.
La piazza, frutto di varie operazioni di sventramento e demolizione, emerge da una serie di edifici eterogenei per funzione e aspetto, come un nuovo spazio pubblico nel cuore della città, tratteggiato da surrealistici frammenti scultori disposti su una trama irregolare. Pensato in modo suggestivo a guisa di un vaso di fiori trasposto alla scala urbana, l’intervento dei due architetti catalani diviene un “giardino per la città”, traboccante di associazioni ammiccanti, evocatorie ed allusive al tempo stesso.
Una molteplicità di pressioni tensive (strutturali, scultoree e contestuali) sottende la deformazione topografica della piazza, che racchiude, isolandolo dall’intorno, un “albereto” realizzato con piante disposte in file parallele e un parcheggio sotterraneo, inesistente nel programma di concorso e redatto solo a posteriori, con sostanziali modificazioni del progetto originale.
I contorni dell’area di progetto sono 'demarcati' da elementi poliedrici fabbricati in cemento armato; modellati a mo’ di origami, questi separano la costruzione dagli immediati dintorni proteggendola dal traffico, mentre piani inclinati, rampe e differenti livelli (sfruttati per realizzare i camini di areazione del parcheggio) creano punti di sosta e d’incontro per giovani skater, famiglie, anziani e turisti.  La piazza vera e propria, interamente pavimentata con rombi grigi e rosa in cemento, è inoltre sede del mercato, di attività ricreative e grandi feste.
Nel progetto di Plaça de la Constitució dunque, come in molti degli spazi pubblici barcellonesi, natura e città, due ambiti apparentemente contrastanti, coesistono mirabilmente. La costruzione si rivela un frammento ludico di natura e artificio in cui l’aspetto enigmatico/surreale e la raffinata accuratezza della costruzione si confondono piacevolmente. D'altra parte, anche il gioco iconico/immaginativo e la dimensione di arte pubblica cui questo “spazio di sogno” è consegnato, sono profondamente radicati nella tradizione storica dell’architettura dei giardini e del paesaggio appartenente alla cultura catalana. 
L’opera di Martínez-Lapeña e Torres si costruisce ‘intorno’ a una sequenza di accadimenti alla forte istanza figurativa ed estetica; enfatizzata da un’allusiva poetica del frammento che storicizza i luoghi e stratifica elementi tangibili (ed intangibili) di epoche passate, entità fisiche e tradizioni popolari. Costantemente in bilico tra concretezza e astrazione, la loro architettura è alimentata da un edonismo sotteso che gioca con i materiali della natura e del luogo, le geometrie generatrici, la texture delle ombre, delle alberature e dei tagli ‘esatti’ praticati nella pietra ... ; curiosamente, come osserva Rafael Moneo: «senza che il peso della costruzione imponga la propria presenza»(2). Un leggero gioco di citazioni e motivi sconnessi (in nessun caso effetto di mera illustrazione) s’inserisce senza predeterminazione, in una rete di rimandi e associazioni mai immediatamente riconoscibili e decifrabili, che funziona su diversi livelli di significato.  
A Girona, la coincidenza fra la piazza rappresentativa e il giardino ricreativo costruisce il racconto della città, narrando su un piano astratto (quanto figurativo) gli elementi che la rappresentano. Per Torres gli spazi pubblici (i giardini in particolare), teatro della vita quotidiana, prendono forma da «[...] una trasposizione di elementi di un altro mondo che depositati nel centro della città diventano una scenografia architettonica e paesaggistica»(3). Così, appoggiati, intrappolati e camuffati in tale cash-pot, misurato sulla scala della città, alcuni elementi scultorei e di arredo urbano, con un'interpretazione ludica e ironica (quasi immaginifica) ricordano gli edifici che circondano l’area d’intervento.
Il lato orientato verso la facciata convessa dell'edificio del Banco di Spagna, progettato da Louis Clotet, presenta un muro perimetrale dalla volumetria sfaccettata, in cui sono stati inseriti elementi di bronzo che riproducono monete spagnole a scala gigante. Altri elementi singolari, quasi surrealistici, appaiono percorrendo la piazza, illuminata di sera, dalla spirale di luce irradiata sugli incantevoli dischi riflettenti dei lampelunas.  Vi compaiono un megafono con le gambe, panche con la cresta dalle forme antropomorfiche, mosche narcisiste posate sulle radici degli alberi in onore di San Narciso, patrono di Girona, teste di carpa del fiume Onyar poste in corrispondenza dei doccioni per la pioggia e la fontana delle lettere, dalle cui bocchette, che formano l’iscrizione (in lingua catalana): PLAÇA de la CONSTITUCIO 1978, esce acqua versata nei quattro fiumi della città.
Inoltre, su uno dei gradoni più alti è stata disposta la scultura in bronzo di una bambina (opera di Francisco López), nata a Girona il giorno stesso della Costituzione, 'monumento' alla democrazia in Spagna. «Senza saperlo la bambina è diventata la protagonista di tutto». Cosicché, in seguito alle varie fasi di concorso, l’opera si è rivelata, sostiene Torres: «[...] solo il posto dove appoggiare la scultura come la piazza del Campidoglio che fa da basamento alla statua di Marco Aurelio»(4).
In occasione di altre celebrazioni, la figura della ragazza sarà affiancata da altre sculture e la piazza continuerà a modificare la percezione della città e dare nuova identità al luogo...  

Note

1. Cfr. Josef Maria Montaner, Un’urbanistica confusa, in: «Domus» n. 866, gennaio 2004, p. 37.
2. Rafael Moneo, Epílogo, in: Elias Torres & José Antonio Martínez-Lapeña 1983/1993, «El Croquis» n. 61, 1993, p.188.
3. Intervista di Lamberto Rossi ad Elias Torres dell’aprile 1995, in: «Spazio e Società» n.70, aprile-giugno 1995, p.53.
4. Intervista di Lamberto Rossi ad Elias Torres dell’aprile 1995, in: «Spazio e Società» n.70, op. cit., p. 54.

Dati progetto 

Nome Plaça de la Constitució
Destinazione d'uso Piazza
Localizzazione Girona (Spagna)
Progettista José Antonio Martínez-Lapeña, Elias Torres Tur
Committente Ajuntament di Girona
Consulenti Juli Esteban, Antoni Font, Jon Montero
Importo dei lavori € 1.014.707 
Progetto 1983
Completamento 1993
Dati dimensionali 48.000 m²

 

    

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CERROCCHI Daniela 2008-06-12 n. 9 Giugno 2008
 
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