L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Familiarità/estraneità nell'architettura contemporanea. Editoriale Giugno 2008 PDF

Familiarità/estraneità nell'architettura contemporanea


Sono trascorsi ormai diversi decenni da quando la società ha preso coscienza del fatto di vivere all'interno di un sistema unico, integrato, sinergico, ma anche estremamente fragile per quanto riguarda la possibilità di sviluppo in senso economico e sociale, nonché di gestione del suo ambiente fisico, che tende sempre più a configurarsi in vaste concentrazioni urbane.
La velocità di crescita e di mutazione di tale assetto spaziale/formale delle città ha determinato il crollo d'ogni forma di coerenza progettuale e creato uno stato di disagio di tipo esistenziale in chi vive in esse; e questo, soprattutto a seguito dello scarto percepito tra il serrato succedersi degli avvenimenti e l'incapacità a reggere il passo con le trasformazioni in campo edilizio/urbano. L'avvento di questa nuova realtà è andato ad incrinare il rassicurante rapporto storicamente vissuto con il paesaggio urbano, il cui ideale sedimentato nel patrimonio culturale di tutti è divenuto ormai immagine nostalgica.
Nel presente, come nota Paul Robbrecht, tutto questo si manifesta in modo frammentato, diviso in segmenti «[...] contraddistinti ciascuno da un carattere diverso mentre la coerenza è del tutto assente. L'urbanistica e l'urbanizzazione, per quanto necessarie ai fini della tutela ambientale, non possono fare nulla per modificare tale situazione» (1). E questa mancanza di coerenza è vissuta come una sorta di collage che dà la sensazione di libertà pressoché infinita. «Allo stato attuale, la città sembra un mero parco dei divertimenti per consumatori. [...] Da un lato, il paesaggio urbano è inondato di immagini, dall'altro, la crescente opera edilizia posta in atto per soddisfare i consumatori ha generato la banalizzazione della città» (2).
La trasformazione del significato e del senso dell'oggetto architettonico, del suo modo di porsi in rapporto alla società, la modificazione del suo carattere, della sua identità ha determinato una generalizzata esigenza di ridefinire la nozione di autenticità.
L'offerta senza limiti e senza apparenti regole rivolta a progettisti di ogni paese, sembra aver fatto saltare ogni genere di rapporto concettuale/formale tra oggetto architettonico e luogo, mettendo in crisi la stessa nozione di valore, nonché la capacità dell'opera di esercitare ancora un ruolo simbolico e rappresentativo nei confronti della società a cui è rivolta.
A seguito di ciò, come estremo tentativo di recupero dei valori perduti, si è venuta determinando nel dibattito internazionale una forma di contrapposizione tra familiare ed estraneo, com'è registrato nel libro di Sang Lee e Ruth Baumeister, The Domestic and the Foreign in Architecture. E questo perché il nodo critico che viene a dispiegarsi nel settore architettonico è quello dell'allargamento indefinito dei confini operativi dei progettisti e, contemporaneamente, del rimescolamento di modi di essere, di vivere, di fare, di tradizioni costruttive, di sistemi spaziali/aggregativi, d'immagini, di linguaggi, di paesaggi, di suoni, di odori e di quant'altro.
Come scrivono Lee e Baumeister, «[...] i frammenti dell'estraneo, in senso materiale e psicologico, penetrano intimamente nelle nostre vite quotidiane attraverso i sistemi di comunicazione e di libero scambio» (3). A rimarcare tale aspetto particolarmente interessante la riflessione di Arata Isozaki che, in un'intervista, afferma: «[...] ho un passaporto giapponese, così sono di nazionalità giapponese. Ma psicologicamente non mi sento di appartenere al Giappone, specialmente al Giappone come moderno stato-nazione. [...] Quasi ovunque, però, sono considerato un rappresentativo architetto giapponese; e sempre mi viene posto lo stesso stereotipato interrogativo: perchè, in quanto giapponese, voglio recarmi in paesi stranieri per realizzare dei progetti. Questo genere di domanda mi è stata posta pressoché ovunque, forse meno negli USA o in Europa, ma in molti altri paesi, specialmente in Cina. [...] La situazione in Italia è simile alla Cina. Alcuni anni fa, com'è noto, è stato selezionato il mio progetto per il nuovo ingresso del Museo degli Uffizi. Ero pronto per iniziare la costruzione, ma all'ultimo momento è stato deciso che l'opera era troppo importante per essere realizzare da un architetto "giapponese". Una delle argomentazioni poste è stata quella che come giapponese avrei potuto distruggere o violare i tesori italiani. Non avevo mai sentito niente di simile in Germania o anche in Spagna» (4).
E' estremamente utile, per concludere, mettere a confronto il modo in cui la problematica del familiare e dell'estraneo, finora affrontata in campo architettonico, è considerata in ambito letterario e risolta dagli scrittori e dal mondo culturale a cui si rivolgono in modo del tutto semplice e diretto; ossia, partendo dalla constatazione che il romanzo nella contemporaneità è profondamente cambiato e quindi è necessario individuare un atteggiamento diverso rispetto al passato. Un autore di romanzi, tradotti in oltre 55 paesi, come Orhan Pamuk, ad esempio, osserva che scrivere oggi non significa più partecipare ad un dibattito nazionale, come poteva accadere con i romanzi del XIX e parte del XX secolo. L'attività della scrittura, ma anche della lettura di un romanzo, nel presente ha un significato differente. A tale cambiamento hanno contribuito soprattutto le trasformazioni avvenute negli ultimi trenta anni nel campo della comunicazione.
Gli autori, nell'era dei media globali, egli osserva, si rivolgono ai lettori di ogni paese del mondo; per cui, i loro libri sono maggiormente venduti all'estero che nei paesi d'origine. «Tutti gli scrittori hanno un profondo desiderio d'essere autentici. [...] Ma se l'autenticità di uno scrittore dipende dalla sua capacità di prendere parte al mondo in cui vive, dipende anche, nella stessa misura, dalla sua capacità di capire la mutevolezza del proprio posto in quel mondo. Non esiste un lettore ideale libero da proibizioni sociali e miti nazionali. Proprio come non esiste un romanziere ideale. Ma è il lettore ideale (sia esso nazionale o internazionale) quello per il quale tutti i romanzieri scrivono, prima creandolo con l'immaginazione e poi scrivendo libri con in mente lui» (5).

MC
Giugno 2008

Note

(1) Paul Robbrecht, Creare un percorso tra l'abbondanza e la confusione, in: catalogo della 10. Mostra Internazionale di Architettura, Biennale di Venezia, "Città. Architettura e società", Marsilio, Venezia 2006, p. 80.
(2) Ivi.
(3) Sang Lee e Ruth Baumeister (a cura di), The Domestic and the Foreign in Architecture, 010 Publishers, Rotterdam 2007, p. 13.
(4) Intervista di Jörg H. Gleiter ad Arata Isozaki, in: Sang Lee e Ruth Baumeister, op. cit., pp. 280-281.
(5) Orhan Pamuk, Per chi scrivi?, titolo del discorso pronunciato dallo scrittore turco, premio Nobel per la letteratura, in occasione del conferimento della laurea honoris causa presso l'Università di Bucarest; pubblicato in: «la Repubblica», sabato 26 aprile 2008.

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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