L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Cinema e architettura, architettura e tempo

Filippo Trojano

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Questo articolo parte da un confronto tra il cinema e l’architettura.
E’ una riflessione, una ricerca su un tema apparentemente già affrontato da tempo da molti studiosi sia dell’immagine in movimento che dell’arte del costruire, ma con la voglia e la speranza di riuscire a proporre qualcosa di nuovo.

Molte ricerche hanno studiato spesso come il cinema sia “entrato nell’architettura”, cioè nelle città, nelle abitazioni, nelle strade ecc., facendo diventare ciò che è elemento di vita quotidiana elemento filmico e scenico.
Viene da pensare alle architetture di Gaudì riprese da Antonioni in “Professione reporter”, o alla Roma tante volte mostrata da Fellini, in “8 e mezzo” “La dolce vita” o 
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a Pasolini, con le sue periferie,
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fino a registi contemporanei come Jane Campion (Ritratto di signora), James Ivory (Camera con vista), Peter Greenaway (Il ventre dell’architetto)
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o Wim Wenders (nuovo film attualmente in montaggio) che sono venuti in Italia, a Firenze a Roma o in Sicilia per raccontare le loro storie di viaggio.
Ciò che però ora ci interessa affrontare, più che questo entrare del cinema nell’architettura usandola come ambientazione o scenografia, è di riflettere su come il cinema possa entrare e al limite cambiare l’architettura, con il suo specifico, cioè con il tempo e il movimento.
Cercheremo cioè di comprendere come, partendo da un movimento umano, come quello degli attori nella scena, ma anche quello della macchina da presa, l’architettura possa cambiare, diventare diversa, addirittura proporre una trasformazione.
Come questo modo specifico del cinema possa entrare nel pensiero della creazione architettonica.
Il discorso non è certo semplice ma è meno impossibile di quanto forse possa apparire perché possiamo pensare che questo specifico dell’arte cinematografica, del rapporto con il tempo e il movimento sia in realtà interno anche all’architettura.
Il tentativo è quello di cercare di pensare a questo confronto andando oltre il comune pensiero di rapporto tra tempo e spazio, per arrivare a pensare che l’architettura è tale solo quando nel suo realizzarsi riesce a “non perdere il tempo”, quel tempo diciamo interno, umano e universale.

IL CINEMA

La prima immagine che viene alla mente è quella del treno che entra nella stazione Saint Lazare di Parigi nel primo film dei fratelli Lumière che segna la nascita del cinema. Siamo nel 1896.
Un cinema fatto di sfumature di bianchi neri e grigi, un cinema che per mostrarsi cercava spazio nei teatri dopo esser stato partorito in strani laboratori da “misteriosi” e affascinanti personaggi capaci di legare la maestria delle loro mani al coraggio dei loro occhi e delle loro emozioni.
La settima arte si presenta subito come qualcosa di straordinario, di magico e perturbante, per le sue dimensioni, per il suo riuscire a ricreare il tempo della vita, per la sua capacità di “inchiodare” centinaia di persone ai sedili dei teatri, dove il treno viaggia sui suoi binari ed entra nella stazione fino ad arrivare a “sfondare” lo schermo facendo addirittura fuggire molti spettatori spaventati.

Per molto tempo il cinema è rimasto a disegnarsi tra le linee e le sfumature del grigio, senza colore e senza suono, muto!
Il suono viene portato al cinema solo nel 1927 e per molti anni le immagini dei primi film vengono accompagnate dalla musica suonata dal vivo dalle orchestre, le voci degli attori vengono sottotitolate o doppiate da altri attori nei teatri durante le proiezioni, come ci racconta in modo affascinante Akira Kurosawa in un capitolo della sua autobiografia parlandoci di suo fratello che faceva proprio questo lavoro, in Giappone si chiamava “il Benshi”, che era contemporaneamente doppiatore e rumorista, per i primi film muti. Figura questa che scomparirà rapidamente con l’avvento del sonoro.
Poi il cinema dopo aver fatto i primi vagiti ha continuato la sua corsa riuscendo in breve tempo a portare nella sua tavolozza anche i colori.
Sostanzialmente possiamo dire che rispetto ai suoi aspetti tecnici fondamentali, il cinema è lo stesso ancora oggi. Un’ultima cosa che va osservata e detta prima di immergerci in questo gioco di rapporto tra cinema e architettura, è che il cinema si realizza facendo scorrere dei fotogrammi ad una velocità di 24 al secondo. Presi singolarmente i fotogrammi sono infatti “immobili”, come uno scatto fotografico, ma se si fanno muovere ad una velocità superiore agli otto fotogrammi al secondo che è la velocità di percezione dell’occhio umano, si ha la sensazione del movimento.
Ecco che chiamiamo in causa per la prima volta questa parola, che sarà centrale per tutta la nostra ricerca.
Non è semplice capire il suo significato perché per farlo bisogna distinguerla da quell’altra parola che è spostamento, con la quale spesso, per non dire sempre, viene confusa.
La parola movimento va legata invece a quell’altra parola, specifica del cinema che è il tempo.
E’ importante comprendere questo concetto, questa diversità, perchè così si riesce a vedere quale sia lo specifico del cinema, senza possibilità di fare confusioni, in modo da comprendere quali siano i registi che sono riusciti a muoversi in questa direzione, per poi vedere se è possibile cercare di portare questa idea all’arte del costruire.
Schematicamente possiamo affermare che lo spostamento è qualcosa che si lega allo spazio, il movimento al tempo. E ancora, approfondendo, che lo spostamento di un corpo, nello spazio, è qualcosa che si lega alla percezione fisica dei cinque sensi.
Qualcosa che si vede o magari che si coglie col tatto, ma che non ha implicazioni interne, affettive, altri significati, pensieri. Mentre un’idea di movimento si lega ad un sentire, ad emozioni e significati più profondi. Useremo questa parola per intendere qualcosa di psichico.

Dalla nascita del cinema nel 1896 all’avvento del sonoro, diversi registi hanno partorito opere straordinarie che sono diventate capisaldi della storia del cinema e, allo stesso tempo, vengono sempre citate e studiate quando si propongono riflessioni tra il cinema e l’architettura.

Dai film di C. Chaplin     
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a quelli di Buster Keaton
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da Fritz Lang  a M. Carné
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da S. Ejzenstejn a Dziga Vertov  
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da Bunuel a Drayer 

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Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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