L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Towards Sustainable Architecture - Environmental research and development at RRP

di Richard Rogers

a cura di Carola Clemente

“Sustainable design aims to meet present needs without compromising the stock of natural resources remaining for future generations. In terms of buildings It implies resource efficiency, minimum energy, flexibility and long life.”

Richard Rogers

L’occasione della mostra antologica in Corso a Parigi sul lavoro di Richard Rogers appare adatta a ritornare anche sul lavoro teorico e di impegno civile di questo architetto che ha fatto della responsabilità sociale e ambientale il portato principale della sua attività professionale. Puntualmente viene riportato nei primi articoli dello statuto dello studio associato che “la pratica dell’architettura è inseparabile dai valori sociali ed economici degli individui che la praticano e della società che li sostiene”.
Da tempo il centro della missione sociale dello studio è la tutela attiva dell’ambiente e la promozione di una architettura sostenibile per una società più equa e solidale. La promozione di una architettura veramente sostenibile passa anche attraverso l’opera di formazione e di informazione su questi argomenti; formazione che viene fatta periodicamente a tutto il personale dello studio, informazione e formazione indotta o indiretta che si propone di fare sugli utenti finali attraverso l’uso e l’abitudine ad una architettura nuova. L’architettura, il progetto della città come quello della casa privata, può essere educativo per la crescita della coscienza civile ed ambientale di una società matura. Questo comporta che chi pratica l’architettura deve investire molto in Ricerca e Sviluppo per fare fronte alle nuove competenze che questa missione comporta. Il testo che segue è una sorta di sintesi delle istanze dello studio in materia di architettura sostenibile.
Il testo integrale è rintracciabile sul sito dello studio che consigliamo di visitare perché ricchissimo di documenti e spunti per approfondire la conoscenza di questi argomenti, espressi sia sotto forma di riflessioni e approfondimenti teorici che verificati nella pratica operativa.
L’impegno di divulgazione e di formazione di Rogers sulla promozione di un ambiente costruito sostenibile lo ha portato negli ultimi dieci anni a dare alle stampe alcuni testi certamente utili per cominciare ad avvicinarsi a questi temi, ricordiamo tra gli altri: Cities for a Small Planet: Reith Lectures (1997), Cities for a Small Country (2000), Towards an Urban Renaissance (1999) e il recente Towards a Strong Urban Renaissance del 2005 consultabile on line nella sua forma integrale dal sito della urban taskforce coordinata da Rogers.


Verso Architettura Sostenibile - Ricerca e Sviluppo sull’ambiente presso RRP-Richard Rogers Partnership

“L’obiettivo della progettazione sostenibile è soddisfare le esigenze presenti senza compromettere il capitale di risorse naturali a disposizione delle generazioni future. Per l’attività di costruzione questo implica efficienza nella gestione delle risorse, la minima energia impegnata, la flessibilità e la lunga vita utile degli edifici.” R.R.

Gli edifici sono responsabili per il 50% della produzione di CO2 nel mondo. Come si può progettare in modo da mitigare questa statistica allarmante e senza perdere di vista il fatto che il cambiamento climatico sta minacciando l'esistenza del futuro dell’umanità?
La Ricerca e lo Sviluppo di metodi e soluzioni per evitare questa catastrofe devono essere il nostro obiettivo primario. Su questi temi, nel corso dei prossimi cento anni si giocherà la sfida del progetto dell’ambiente costruito e sostenibile. L'aumento probabile del riscaldamento globale nel prossimo secolo comporterà che ai progettisti saranno richieste le migliori competenze creative e le più approfondite conoscenze delle prestazioni degli edifici e dei materiali per realizzare edifici passivi o a basso consumo di energia, ma che possano anche continuare a soddisfare necessità e le aspettative dei loro utenti finali.
L'ultimo quarto dell’ultimo secolo è stato un periodo di crescente ripensamento e di messa in discussione radicale delle vecchie ortodossie, non meno è stata messa in discussione la definizione di sostenibilità e gli effetti dello sviluppo globale sull'ambiente.
Con l’Earth Summit del 1992 a Rio de Janeiro (UNCED - ECO 92 - Conferenza sull'Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite) è stato definito il termine di sviluppo come “soddisfacimento delle necessità del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare le loro necessità.”
Il crescente consumo di combustibili fossili non-rinnovabili senza guardare al futuro, inquinando irreparabilmente l'atmosfera con i residui della combustione, è ormai accettato diffusamente come la ricetta del disastro globale.
La priorità è quindi trovare alternative, preferibilmente “naturali”, volendo realizzare le condizioni ambientali positive ed accettabili per la sopravvivenza delle generazioni future.
Lavorando con il clima, ovvero accettandone le condizioni piuttosto che tentando di combatterlo contrastandolo, per esempio pensando che un’architettura risponda alla sollecitazioni ambientali provenienti dalla sua localizzazione geografica (ad esempio un edificio realizzato in Marocco non dovrebbe essere il semplice duplicato di uno costruito a Montreal).
Questa non vuole essere una campagna contro lo sviluppo del mondo moderno, automobili, aerei, supermercati, i grandi centri commerciali e finanziari non possono essere aboliti (senza scatenare una rivoluzione sociale ed economica radicale) ma possono essere ripensati e si possono riprogettare. Né tanto meno l’architettura può ritornare ad una condizione primitiva nella quale le tecnologie e i materiali moderni siano abbandonati in favore di una qualità pittoresca vernacolare e artigianale. Il compito urgente è promuovere e formare un'architettura moderna ed ambientalmente responsabile, che usi la tecnologia per arrivare a risultati positivi, il cui scopo finale deve essere realizzare ambienti ed edifici che non producano CO2 nell’ambiente (CO2 neutrali).

La questione ambientale è stata sempre la principale preoccupazione nella mia pratica di architetto. Ricordo la lettura del testo di Rachel Carson La Primavera Silenziosa, subito dopo la sua pubblicazione nel 1962 negli Stati Uniti. Questo libro, insieme con Vita e morte delle grandi città di Jane Jacobs (1961), sono state per me influenze profondamente formative.
Credo che lo sviluppo sostenibile implica un approccio all'uso e alla gestione delle risorse naturali -fare più con meno – nel senso che le misure di contenimento energetico convenzionali sono importanti, ma rappresentano ormai solamente una parte di una prospettiva molto più larga.
In termini di ambiente costruito, sostenibilità implica anche progettare e realizzare edifici flessibili ed adattabili, costruiti per durare a lungo nel tempo e in grado di rispondere al variare delle esigenze di una società in continuo cambiamento. La mia prospettiva di architettura sostenibile essenzialmente è nell’umanizzazione dell'ambiente costruito.
Mentre lo sviluppo intelligente della tecnologia è strategico per la nostra qualità della vita (energia pulita, le nano-tecnologie, ecc.), alcuni miglioramenti immediati possono essere realizzati semplicemente ritornando ad aprire le finestre per ventilare gli spazi interni, utilizzando in modo più creativo il paesaggio, realizzando spazi più fluidi, ottimizzando l’uso di della luce naturale, dando luogo a ambienti che sono tecnologicamente più efficienti e spazi più adatti e gradevoli per vivere e lavorare, promuovendo un maggiore e migliore grado di relazione (connettività /accessibilità) tra persone e ambiente naturale.
Utilizzando le generali preoccupazioni sociali come motore dell’innovazione tecnologica e di una progettazione ambientalmente responsabile, sono convinto che un'architettura veramente moderna per il ventunesimo secolo può essere creata.
La crisi energetica degli anni settanta sembrò offrire un'opportunità per il Movimento Moderno, mentre risuonavano ancora le disperate condizioni di ristrettezza del secondo dopo guerra che aprirono la strada al Funzionalismo e allo Stile Internazionale. In questa direzione il lavoro di Buckminster Fuller ha offerto una nuova prospettiva per il futuro, evidenziando come il processo di costruzione fosse un consumatore enorme di risorse limitate, ha aperto la strada un nuovo approccio più leggero ed efficiente alla produzione dell’architettura proprio intervenendo sulla riduzione delle masse dell’edificio.
Il 1970 ha visto un riconoscimento crescente dell'opportunità enorme per un drammatico sconvolgimento liberatorio delle discipline del costruire. (…) Oggi, il problema non è il “contenimento energetico” (o il risparmio economico) ma è quello di salvare il pianeta.
Dopo decenni di indifferenza, tutti quelli coinvolti nel processo di costruzione finalmente stanno cominciando, a rispondere a questa istanza. In una città tipica il 47% di tutte le risorse energetiche sono consumate dagli edifici (che generano metà le emissioni totali di biossido di carbonio), il 27% dall’industria e il 26% dai mezzi di trasporto (con la macchina privata che fa la parte del leone).
Fino dalla Seconda Guerra mondiale, nonostante la crisi degli anni settanta, edifici commerciali e pubblici nel mondo sviluppato generalmente sono stati realizzati come contenitori sigillati, artificialmente illuminati, riscaldati in inverno, condizionati in estate, realizzati per fare fronte alle esigenze degli utenti con soluzioni di basso costo di investimento e di basso profilo tecnologico, dall’effetto disastroso se misurati in termini di sostenibilità a lungo termine. La sempre più evidente minaccia per l'ambiente globale rappresentata da edifici di questo genere non può più essere ignorata.

Quando sono stato invitato nel 1995 a tenere per la BBC le Reith Lectures, io accentuai la scala di questo disastro ecologico: “(…) metà della popolazione mondiale vive nelle città (...) nei prossimi trenta anni potrebbe superare i tre quarti. La popolazione urbana del mondo sta aumentando ad una percentuale di un quarto di un milione persone al giorno (…) una Londra nuova ogni mese.”
Il mio tema era l'esplorazione di tecnologie di “che sostengono lo sviluppo piuttosto che inquinare (…) le nostre città dovrebbero celebrare la cultura della società e il rispetto della natura.”
Il mio libro successivo, Cities for a small planet (1997), sviluppò queste idee in modo più approfondito. Il mio obiettivo era di condannare le strutture energivore che stanno consumando la metà dell'energia del pianeta, il mio piccolo libro vuole avvertire anche dei pericoli e delle implicazioni dell’espansione urbana incontrollata per l'intero pianeta non solo per le aree urbane.
L'ottimismo offerto dalle nuove tecnologie per la costruzione e la gestione degli edifici può darci ancora la speranza potenziale e l’energia per promuovere un nuovo ordine di cose in cui “l'intero edificio può entrare in rapporto con la natura, in cui la struttura e l’involucro possono diventare parte di un sistema integrato di gestione dell’edificio.”
Mentre il mio studio ha partecipato generosamente nello sviluppo progetti passivi a basso impatto energetico, utilizzando acqua, vento, sole e gestendo le esigenze di massa, cercandone il migliore posizionamento per ottenere le migliori condizioni per creare un ambiente adatto per vivere e lavorare al meglio, noi non abbiamo mai abbandonato la nostra convinzione che è il salto immaginativo associato con l’innovazione e le nuove tecnologie che può rappresentare la soluzione ai problemi del nostro pianeta.
Noi immaginiamo edifici che possiedono “un sistema nervoso elettronico”, controllo di gestione integrato, ottimizzazione di riscaldamento e ventilazione, sistemi intelligenti di controllo dell’illuminazione artificiale alimentati ad energia solare ed eolica.

Detto questo, il problema sta nel persuadere i committenti a investire su soluzioni a basso impatto energetico. Noi dobbiamo cercare di impiegare tecnologie sostenibili piuttosto che inquinanti, elementi che siano durevoli e riutilizzabili, materiali e prodotti che col tempo accrescano il proprio valore economico piuttosto che perderlo sul breve termine, consumandosi in un’economia di sussistenza.
Sono stati sviluppati molti progetti che esplorano ad un grado molto alto l'uso di soluzioni tecniche in grado di produrre o gestire fonti energetiche sostenibili ed alternative. Centrale in tutte le discussioni su problemi di sostenibilità deve essere la convinzione che il quadro strutturale e creativo dell’architettura moderna ha il potenziale per produrre quel beneficio ambientale e quel progresso architettonico che nulla ha a che fare con il semplice re-styling.

La questione principale è come è usata la tecnologia, chi la controlla e a che fine.

(R.R., marzo 2005)

Il testo integrale è consultabile su
http://www.richardrogers.co.uk

Towards Sustainable Architecture - Environmental research and development at RRP

Per ulteriori approfondimenti:
Towards a Strong Urban Renaissance

 

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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