L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliForma vs immagine nel progetto architettonico

Interrogativi

Roberto Secchi

secchi formaimmagineViviamo tra le immagini, viviamo di immagini, siamo immagini... ha senso parlare contro le immagini? Eppure la tentazione è forte, tanto opprimente è la sensazione che proviamo quotidianamente come vittime dell'assedio cui siamo sottoposti.
Per l’architetto l’assedio è generato non più soltanto dai paesaggi metropolitani contemporanei, quanto dal flusso ininterrotto di immagini di opere, progetti, idee e discorsi di architettura che attraversa la rete, dalla pubblicistica sempre più povera di informazioni ed elaborazione critica e sempre più satura di immagini prive di analisi e di valutazioni.

Si sente prepotente allora il bisogno di fare il vuoto di immagini per guadagnare la possibilità di pensare nuove forme dell'abitare. Considerando tuttavia il lavoro dell'architetto, ripercorrendo il cammino che lo conduce ad elaborare un progetto ci si domanda: può disgiungersi la forma dall'immagine? È quanto ci si propone di discutere trattando dell'esperienza consumata senza alcuna pretesa di inferenze.

Se sentiamo di essere assediati dalle immagini, come possiamo difenderci dall'assedio per produrre nuove immagini? Può darsi Novum (1) se non passando attraverso il deja vu?
Balzac (2) ci ricorda che tutto è forma, la vita stessa è forma; Simmel (3) ci ricorda che non si può uscire dalla forma e che tuttavia la forma confligge con l'insopprimibile necessità del cambiamento che è la vita. Noi stessi abbiamo forma, diveniamo forma, siamo forme in perenne divenire; può dirsi lo stesso dell'immagine? non abbiamo forse un'immagine di noi stessi, non siamo l'immagine formata negli occhi degli altri, non abbiamo bisogno dell'immagine delle cose per entrare in contatto con esse?
Per questa via non si arriva a niente se non a riaffermare all'infinito la necessità dell'immagine...è banale?... il mondo è rappresentazione?...

Dell'inizio

Quando l’autore di queste note invita gli studenti ad iniziare a progettare chiede loro di raccontarsi una storia, di tentar di girare un film con gli occhi della propria mente, di inventare una scena fatta di uomini che agiscono nello spazio. Quando intraprende il proprio lavoro, anch’egli tenta di fare lo stesso. All'inizio dunque del processo che porterà alla forma deve formarsi un'immagine. Sebbene dai contorni ancora imprecisati – ma la precisione è sempre una virtù? – si forma qualcosa che fa da guida alla rappresentazione, qualcosa di non ancora realizzato che tuttavia contiene in sé la forza e la determinazione necessaria ad imporre un gesto, che si fa rappresentazione separandosi da noi e divenendo oggetto di fronte a noi.
Come tra vita e forma, c'è conflitto tra immagine e forma? L'immagine è labile, mobile, provvisoria, ambigua come la vita...si infrange contro la stabilità della forma. Ma la forma potrebbe darsi se non in virtù di un'immagine che la precostituisce e potrebbe modificarsi se non in virtù delle immagini nelle quali sarà percepita una volta costituitasi?
Si vuol essere dalla parte della vita ma non si può farlo che attraverso forme, si vuol essere dalla parte della possibilità e dunque si deve nutrire la forma della mobilità dell'immagine, si vuole essere contro la violenza della forma ma anche contro la violenza dell'immagine sulla forma, si vuol essere contro la violenza dell'immagine sulla vita. Tutto appare paradossale: si vuol essere con la forma e al tempo stesso contro di essa e non si ha che l'immagine per attraversare questo conflitto.

Sopralluogo

L'architettura non fa che modificare lentamente la configurazione dell'habitat sulla Terra e con esso la Terra stessa. È lenta opera di modificazione, stratificazione, significazione simbolizzazione, cancellazione, distruzione e poi ancora costruzione... ma sempre su qualcosa di già dato... continua una scrittura, aggiunge qualche parola ad un testo lunghissimo di cui non conosce la conclusione.

Forse è bene lavorare ben consapevoli di questo ruolo usando i mezzi a disposizione per progettare in questa consapevolezza. I segni che porteremo sulla carta ad indicare le azioni concrete di modificazione dei siti del nostro progetto vanno ad iscriversi in una lunga traiettoria, come piccolissimi segmenti, un'infinitesima parte dell'intero che descrive la storia della Terra e tuttavia in grado di produrre una qualche deviazione. Anche solo questa riflessione sul tempo e sulle proporzioni della nostra azione induce a far proprio il "principio responsabilità" (4).
Non si disegna su un foglio di carta bianca, o su una schermata vuota, ma su una cartografia o su un'immagine satellitare del sito dell'intervento previsto. Si tratta di comprendere in quale rete di relazioni si andrà a innestare il nostro intervento, come il sistema delle relazioni dato ne verrà modificato dando luogo ad un nuovo equilibrio precario, in attesa di nuovi interventi e nuove modificazioni. Si dovranno fare i conti con i segni scritti sulla carta, le loro misure, le posizioni reciproche i loro significati convenzionali e quelli propri dell'interpretazione che ne daremo, cogliendone le ragioni ed i significati presenti, promuovendone di nuovi.
Il grande sviluppo delle nuove tecnologie dell'era digitale e la disponibilità di sistemi di rilevamento sempre più precisi, flessibili ed intelligenti e di nuove tecniche della rappresentazione, ci consentono una conoscenza a distanza assai complessa e articolata dei siti di progetto e tuttavia non possono sostituire l'esperienza diretta, in presenza. Nel sopralluogo avviene qualcosa di diverso ed insostituibile e nello schizzo interpretativo del sito fatto in loco o su base mnemonica si realizza una catena di relazioni mente-mano- rappresentazione che anche la macchina più potente non può surrogare. La mediazione del corpo nella manualità del disegno garantisce un livello di complessità, intensità, intenzionalità del segno che la macchina non ha saputo ancora simulare – non sappiamo se sarà mai in grado di farlo.

 

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Sul posto: momento di formazione di immagini di tipo trasfigurativo

Il sopralluogo sull’area di progetto è ancora fondamentale. Solo con il sopralluogo si può avere un’esperienza completa e diretta, in grado di coinvolgere tutti i nostri sensi. Riemerge nell’esperienza del sopralluogo la nostra parte animale. Per quanto indebolita dal progressivo sviluppo delle tecnologie che hanno vieppiù sostituito con protesi sempre più sofisticate e potenti le nostre sensibilità e le abilità d’esercizio della manualità, la nostra capacità di sentire è rimessa alla prova: calchiamo il terreno, fiutiamo l’aria e i suoi umori, cogliamo l’esposizione del sito alla luce ed al calore del sole, al vento, sentiamo l’umidità dell’aria, ci orientiamo, cerchiamo l’orizzonte, scorgiamo le differenze d’intensità della luce, i colori, tastiamo le ruvidità e la liscezza dei materiali che caratterizzano la costituzione fisica del sito e, coadiuvati dalle nostre conoscenze scientifiche, distinguiamo posizione ed orientamento più favorevoli all’insediamento. Misuriamo così le possibilità di benessere offerte dal sito. Ce lo immaginiamo immerso nel ritmo cosmico cui tutto appartiene, al ritmo delle stagioni e a quello del giorno e della notte, ne sentiamo la possibile armonia con il ritmo fisiologico del nostro corpo…
Osserviamo con attenzione ciò che è davanti e intorno a noi, cerchiamo di cogliere la figura neIla quale può in sintesi riassumersi la molteplicità di immagini colte dal nostro sguardo itinerante, tentiamo allora di fissare in un croquis l'insieme strutturato delle nostre osservazioni e delle impressioni che hanno generato in noi. Allora ci accingiamo a costituire paesaggio, a strappare alla continuità dello spazio un sistema di relazioni tra gli elementi presenti intenzionato dalla nostra sensibilità e dalla nostra volontà di rappresentazione. Inventiamo qualcosa che nasce da ciò che è sotto i nostri occhi ma non coincide con esso; è frutto di una scelta, di una decisione che passa attraverso la selezione e la trasfigurazione.
Lo sguardo opera condotto da una "seconda vista" (5), che indaga le cose in profondità, tenta di squarciare il velo di opacità che le ammanta per pervenire alla loro figura. La "naturale opacità delle cose" (6) è sfidata... ad essa imponiamo un ordine e una struttura che sappiamo partire da noi e che però vediamo inscritta nelle cose. Pensiamo di fondare la produzione dell'immagine che ci formiamo del paesaggio esperito sulla scoperta di una sua presunta struttura interna latente. Disegniamo dal vero la nostra impressione, prendiamo gli appunti del caso. Cominciamo a guardare gli spazi di fronte ed intorno a noi pensando a ciò che "manca" (7) loro e a ciò che c'è di troppo, pensando a ciò che li "minaccia" (8), iniziamo la nostra opera di trasformazione. I nostri occhi tendono a vedere nelle figure presenti altre figure che ne sono il completamento, il disvelamento, aumentano, diminuiscono, deformano, aggiungono, tolgono, trasfigurano.

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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