L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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ri logo smallCatastrofi

La Fenice. Dalla catastrofe alla rigenerazione?

Marzia Fiume Garelli

«La geologia architettonica è interrotta continuamente dalla frattura di eventi irriducibili e assoluti che ne piegano le sorti, la lasciano senza respiro, la sospendono e la rigenerano.
La teoria delle catastrofi ha mutato la metodologia del nostro approccio alla storia dell’architettura.
Ciò che importa nell’analisi critico-ideologica non sono le isole di coerenza o le strutture unitarie dei segni e dei progetti, ma i momenti di totale dispersione, non le identità ma la differenza con i suoi grovigli, le sue sovrapposizioni, le sue lacerazioni, le sue incompatibilità. Cosi l’opera circola, diaconizza, si nasconde, permette o impedisce di realizzare un desiderio, entra nell’ordine delle contestazioni e delle lotte; diviene tema di rivalità, di rifiuto o di assimilazione.
Finora qualsiasi analisi critica ha tentato di sopprimere sempre e comunque le contraddizioni; si fanno sforzi prometeici per cogliere nella produzione di un architetto la sincronia delle positività, l’istantaneità delle sostituzioni. Noi invece optiamo per un criterio critico la cui base sia data dalle contraddizioni, per cui le opere di architettura sono oggetto da descrivere in se stesse, nella loro differenza, nella reciproca dialettica negativa che esse esercitano».
Carmine Benincasa, 1994 (1).

La parola distruggere nasce dalla parola latina destruere; quest’ultima è composta dalla particella de che apporta il senso contrario alla parola struere, fabbricare, costruire. I due concetti conducono all’idea della modifica della realtà di un territorio, della sua alterazione, del suo arricchimento o impoverimento. L’architetto costruisce e la catastrofe decostruisce. L’Architettura della catastrofe risulta quindi essere un’antitesi in termini di significato. Come coniugare la creazione con la distruzione?
Molte sono le possibilità. Basta pensare che la catastrofe e la sua prevenzione sono insite nel DNA dell’Architettura, della sua normativa, delle sue regole di buona costruzione. Creiamo nella consapevolezza di una possibile distruzione. Tokyo nella sua convivenza con i fenomeni del terremoto ne è un esempio, nel suo essere, seppur parzialmente l’immagine di una catastrofe annunciata.
Le fonti di rischio nel nostro paese sono innumerevoli: terremoti, frane, alluvioni, incidenti causati direttamente dalla mano dell’uomo, ecc.. La superficie dell’Italia è relativamente poco estesa e soprattutto gran parte del suo territorio è occupata da catene montuose che non incoraggiano l’insediamento umano; pertanto le attività della popolazione si concentrano nelle zone meno elevate. L’addensamento delle città sulle fasce costiere (anche per ragioni logistiche e storiche) risulta quindi evidente. L’Italia è infatti costellata da insediamenti urbani costieri che rappresentano una grande ricchezza per l’economia, la vita e la bellezza del paese.
Spesso quando si affrontano temi riguardanti lo spazio costiero si ha la tendenza a non considerare una variabile essenziale: l’altezza del livello del mare. Questa infatti non permane costante nel tempo ma muta a seconda della quantità di volumi d’acqua disponibili sulla Terra; questi a loro volta variano a causa degli effetti dei cambiamenti climatici.
Si sono registrati abbassamenti del livello del suolo rispetto al livello del mare in varie zone e città italiane quali Venezia, il Ravennate, fra Modena e Bologna, sulla fascia tirrenica nei dintorni di Pisa, verso la foce dell'Arno, ecc. Venezia in particolar modo, anche celebrata come “sposa del mare” è sempre stata una città simbolo della prevenzione dalla catastrofe (Fig. 1).
Questo centro urbano è infatti sorto miracolosamente a seguito della migrazione di profughi dalle città di terraferma che fuggivano dall’invasione longobarda d’Italia nel 568. Da quel momento in poi Venezia ha sempre convissuto con il suo salvatore e il suo carnefice: l’acqua (Fig. 2).
«Lo straniero, affascinato, monopolizzato dalla città, disdegna troppo facilmente il mare interno, che a essa fa capo come una viva pianta al suo fiore. Rifiuta di perdersi nella malia di quelle distese d’acqua, tanto unite, tanto irreali, che la luce del giorno rende di volta in volta bianche, azzurre, rosa, grigie, più raramente viola e più raramente ancora verdi, come i canali della città e come le ha dipinte Albert Marquet. Lontano, all’orizzonte, la riva delle isole o delle lingue di sabbia disegna appena un filo di ocra sul pelo dell’acqua» (2).
La struttura attuale della laguna di Venezia è l’esito di un complesso di eventi naturali e di opere d’ingegneria come quelle effettuate sugli antichi crateri lagunari esistenti allo sbocco di alcuni fiumi afferenti al mare Adriatico. La laguna pur essendo ancora vitale è seriamente minacciata: «Ogni anno il bacino perde oltre un milione di mc di sedimenti. L’equilibrio dinamico fra l’apporto dei fiumi e l’azione erosiva del mare è cambiato» (3). A causa dell’innalzamento del livello del mare e dell’abbassamento del livello del suolo, il livello relativo del suolo ha subito, nell'ultimo secolo, una perdita altimetrica complessiva di oltre 23 cm. Venezia è quindi sempre più frequentemente invasa dalle acque (Figg. 3-4).
Al momento è in corso di attuazione il MO.S.E., un sistema capace di isolare temporaneamente la laguna di Venezia dal Mare Adriatico durante gli eventi di alta marea superiori ad una quota stabilita. Queste opere, assieme ad altre aggiuntive, dovrebbero provvedere alla tutela della città.
L'opera è iniziata nel 2003 alle tre bocche di porto del Lido, di Malamocco e di Chioggia, i varchi che congiungono la laguna con il mare e tramite i quali avviene il flusso ed il riflusso della marea (Fig. 5). La bocca di porto di Chioggia è il varco più meridionale della laguna di Venezia, situata tra l'isola di Pellestrina e Sottomarina, nel comune di Chioggia. Il progetto della Spalla Nord della Bocca di Chioggia è dell’architetto romano Aldo Aymonino, del suo studio e del suo gruppo di progettazione. Il progetto rappresenta un’ottima occasione per riflettere su numerose tematiche attuali che ci toccano da vicino quali il rapporto tra ingegneria e architettura, tra artificiale e naturale, tra leggerezza e gravezza, tra acqua-aria e terra, tra catastrofe e vita.
Il risultato, ricco di suggestione e di poesia, incarna l’essenza e l’esperienza vissuta in questi luoghi e valorizza ciò che l’opera di ingegneria non riesce a valorizzare: il territorio e le sue contraddizioni.

Note
(1) BENINCASA C., Catastrofi e architettura, in B. Zevi, Architettura. Concetti di una controstoria, Roma, Newton, 1994, pp. 81-82.
(2) BRAUDEL F., Mediterraneo. Lo spazio la storia gli uomini le tradizioni, Milano, Bompiani, 2002, pp. 244-245.
(3) BENEVOLO L., Venezia: Il nuovo Piano urbanistico, Bari, Laterza, 1996, p. 100.

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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