L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Progetto e decrescita. Editoriale Febbraio 2013 PDF

finocchioUno dei problemi centrali della pratica progettuale è legato, oggi, al tema della decrescita. Questa condizione, che stiamo già vivendo in Italia e che probabilmente diventerà una costante del nostro futuro, minaccia di farci entrare in un nuovo periodo di “medioevo urbano”. Con il crollo dell’Impero romano molte città vennero abbandonate, e quelle che rimasero in vita si ridussero fortemente di dimensioni: sicuramente ciò che stiamo vivendo in questo momento storico – che non è che la prima avvisaglia di maggiori trasformazioni ancora di là da venire – non assumerà gli stessi connotati drammatici: tuttavia possiamo sicuramente attenderci una forte mutazione della struttura delle nostre città.

Nei periodi di crollo, o per dirla spenglerianamente di “tramonto”, viene meno un ordine costituito che aveva sortito i suoi risultati, preparato la strada a scoperte e innovazioni: è anche vero però che in quello stesso momento si pongono le premesse per un futuro radicalmente diverso. Queste due dinamiche per un certo periodo di tempo convivono: Michel Foucault descrive due personaggi che camminano, fianco a fianco, nella Roma degli ultimi giorni dell’Impero, da un lato un nobile romano, raffinato e colto, espressione di una cultura morente; dall’altro un “primitivo” cristiano, rozzo e incolto, depositario però della potenzialità del futuro.
Prendendo spunto da questo dualismo, possiamo suggerire che la strategia di trasformazione urbana più importante da implementare, per conferire alla contemporaneità un senso che non sia solamente di sconfitta o fallimento, è quella che ci possa aiutare a capire che cosa fare di tutti gli spazi della città una volta che verranno progressivamente abbandonati, immaginando di conferire a questi territori abbandonati la disponibilità per usi che ancora non riusciamo a prevedere ma che sono già presenti nella potenzialità della società presente. Già da tempo è possibile registrare, in tutto il mondo, un crescente “bisogno di spazio”, inteso sia qualitativamente sia quantitativamente, necessario ad accomodare i bisogni e le esigenze dei cittadini, che aumentano e si diversificano incessantemente. La struttura ormai “spugnosa” delle città di gran parte del pianeta, dove le ampie lacune causate dalla deindustrializzazione si configurano oggi come “vuoti urbani”, possono prestarsi in maniera naturale a diventare i ricettacoli di questi nuovi modi di usare lo spazio.  
Rispetto a queste dinamiche il progetto, almeno nella sua accezione classica, si rivela pressoché impotente. Le numerose forme di appropriazione autonoma degli spazi, di auto-recupero e riqualificazione gestita secondo modalità bottom up, testimoniano la difficoltà delle pratiche consolidate di gestione del territorio a fare fronte alla rapidità e scarsa controllabilità della trasformazione. Il progetto moderno è l’espressione “istituzionale” di queste attività e alle forme procedurali fortemente codificate è irrimediabilmente legato. Probabilmente si tratta quindi di affiancare allo statuto del progetto “classico” altre modalità di trasformazione più flessibili, marginalmente legali, avallando e promuovendo vie più elastiche e di natura marcatamente empirica.
Si tratta forse della “fine del progetto”, intesa in un’accezione simile a quella di Francis Fukuyama? Periodicamente nella storia della cultura emerge la consapevolezza che gli strumenti sviluppati nel tempo non sono più adeguati per comprendere o determinare la realtà. La riflessione che si fa strada tende a vedere questi strumenti come giunti al loro exitus, anche se frequentemente, per salti quantistici improvvisi, sopraggiungono nuove invenzioni o condizioni che rimettono in carreggiata dei mezzi che sembravano non avere più risorse per andare avanti. Che il progetto come pratica autonoma sia terminato non credo sia vero, anche se sicuramente, almeno nel contesto italiano nel quale noi ci muoviamo, in questo periodo di forte stagnazione economica e culturale, non è sicuramente lo strumento più efficace per trasformare il territorio.
Non siamo quindi a dire che il progetto debba necessariamente “battere in ritirata” di fronte alle sue difficoltà intrinseche e alla inestricabile e farraginosa complessità del mondo reale: tuttavia è evidente che si dovrebbe trattare sempre di più di un’attività di orchestrazione, meno legata agli strumenti tradizionali del disegno, della formalizzazione, della costruzione, sempre più vicina invece alle scienze del sociale: da cui la necessità di un’azione interdisciplinare e sinceramente aperta al confronto.
In questo senso la prospettiva gestionale, finanziaria, economica e legislativa diventa sempre più rilevante, perché si riduce progressivamente lo spazio che può essere occupato dal progetto tradizionalmente inteso. La dilatazione del momento che prelude al progetto può essere tale che in alcune circostanze questo viene quasi integralmente riassorbito al suo interno e finisce per diventare del tutto secondario, schiacciato da questioni di carattere amministrativo, burocratico, procedurale.
Ma la domanda di fondo che qui ci poniamo è: se il progetto rischia di diventare inutile, perché le scuole di architettura continuano ad insegnarlo ai propri studenti, come se le condizioni dell’operare nel contesto italiano non fossero drammaticamente mutate? Non sarebbe più istruttivo prendere atto del fatto che il progetto istituzionale, quello normato per legge, ha perso una buona parte della sua attualità e diffusione, e deve essere, nelle scuole, se non sostituito, almeno complementato da altre forme di pratica professionale? In che modo quindi il progetto può riconfigurarsi secondo queste nuove modalità?
È plausibile che si contrapponga una modalità adeguata alla decrescita (quindi anche alle problematiche del pensiero debole) a quelle del capitalismo in tutte le sue forme operazioniste e gestionali più codificate e deleterie? Può effettivamente reggere il confronto? Queste modalità del “progetto che trasforma” fanno pensare agli squatter che, dopo la fine del mondo antico, riutilizzavano informalmente i resti dei grandi edifici classici: può forse questa forma diventare sinonimo del progetto nel contesto urbano, eventualmente rivisto e adeguato con strumenti meno approssimativi ed occasionali?

FDM
Febbraio 2013

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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