L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliIl terzo luogo

Appunti per un primo approccio ai luoghi del Crossover e del Dono

Stefano Pavarini

Il deserto cresce, guai a colui che cela deserti
F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra

pavarini_masterplanRecentemente, curiosando in libreria, un amico mi fece osservare questa frase in esergo, contenuta in un saggio di Martin Heidegger. Mi ha colpito per la sua pregnanza e inesorabilità nel leggere la situazione attuale.
L’immagine evoca la dissoluzione dei luoghi significativi della città. L’assenza di spazi di comunicazione ormai devoluta quasi totalmente ai luoghi del virtuale. Apparteniamo alla prima generazione che ha reso definitivo il passaggio dal mondo reale al mondo “altro”. L’immaginario è la realtà favorita negli scambi simbolici. Del tipo: ci vediamo su Facebook.

 
Quella che era la visione mitica, mitologica degli antichi, l’attesa messianica di un nuovo mondo, quello che era lo slancio utopico, si è trascolorato nella pulsione ideologica, nella realizzazione in terra del Regno dei Cieli. Oggi tutto questo slancio ideale lascia spazio al deserto. Tutto vive e si fortifica nei social network, esperienza lisergica di comunicazione globale alla portata di ogni tasca, grandi e piccini interconnessi in uno scambio perpetuo di parole e immagini. Il valore della stupefazione che poteva avere la grande architettura del passato, la rappresentazione del potere che seduce attraverso la bellezza, fino ai monumenti del Moderno, a tutto questo si è rinunciato, per aderire al flusso mobile della Rete.
Morta la finanza che sosteneva la progettualità dell’architettura come valore di scambio, l’architettura stessa si è spenta anche nell’immaginario.
L’architettura è regalata al sogno, ogni progetto che produciamo diventa vecchio o per la consumazione delle forme dovute alla divulgazione istantanea o per le pastoie della casta burocratica che rendono approvato un progetto quando ormai ha perso lo stimolo vitale del Nuovo. Oggi vediamo realizzata Zaha Hadid , quando il brivido non c’è più. Obsolescenza programmata.
Allora che fare? Non perdiamoci d’animo. Esiste comunque una resistenza del Reale. Una consistenza ultima delle cose che permette un disperato atto di fede nel Progetto come extrema ratio. Ci viene in aiuto come riflessione e strumento “Il Terzo Luogo”. Evocazione ad alto contenuto simbolico e operativo. Ovvero: non stiamo solo evocando qualcosa che descrive l’oggi, ma ci è utile come categoria perché lo trasforma. Stiamo tentando una traduzione non banale, ma nelle pratiche del progetto, di quello che Ray Oldenburg (non l’artista, il sociologo americano) chiama The Great Good Place (cfr. Ray Oldenburg, Celebrating the Third Place, Marlowe and Company, 2001).
Ovvero un punto di appartenenza, di riconoscimento dentro la città. Un luogo in cui uno si riconosca partecipe di qualcosa. Una casa fuori di casa.
C’è un senso di rievocazione delle Comunità, il Cuore delle Comunità. Il Core (da pronunciarsi all’americana, non all’amatriciana) of the City. Il tentativo di ri-umanizzare i luoghi a partire non tanto dall’architettura, quanto dagli usi concreti dell’architettura che vengono fatti dalle persone.
Cosa sono i Terzi Luoghi: banalizzando, caffè che svolgono l’attività di centri sociali, librerie come punti d’incontro, palestre dove si incontrano giovani e anziani, serre dove si impara il giardinaggio ecc. Si parla di quel tessuto di riconoscimento quotidiano che crea una comunità umana dentro un luogo condiviso da tutti.
Nella classificazione di Oldenburg il primo luogo è la casa, il secondo il posto di lavoro, il terzo è quel posto dove vai per sentirti bene quando non sei né a casa né al lavoro. Sembra banale ma non lo è. Oggi parlare di queste cose è più importante che discutere della prossima moda architettonica. Soprattutto in un contesto come quello americano, dove tra metropoli e suburbio si genera un vuoto totale di appartenenza. Forse noi, nelle nostre città storiche, sentiamo meno questa perdita, ma l’erosione di questi luoghi è graduale e continua. Come il sarcofago di Chernobyl.
Anche nelle nostre città la mano pubblica non è presente, non sa creare questi Terzi Luoghi. O ci sono già e sono riconosciuti dalla spontanea aggregazione/iniziativa o si impiantano in situazioni impreviste. Ma nascono fuori dalle strategia pubblica.
Avviene che la grande distribuzione organizzata (GDO) stia diventando sempre più luogo di incorporazione di queste pulsioni di appartenenza. Qualche tempo fa bastava un supermercato con una galleria e qualche negozio per generare un’attrazione per famigliole felici. Oggi non basta più. Il successo di formule importate da contesti anglosassoni come l’Outlet la dice lunga. Simulazioni di villaggi mediterranei, facciate di cartapesta, passeggiate simil-urbane, prezzi scontati, attirano masse enormi di persone. Il caso della catena di caffè Starbucks che offre poltrone, wi-fi, luoghi accoglienti si propone di fatto come terzo luogo. La catena degli Autogrill che cerca di svincolarsi dalla costrizione del giro merceologico chiuso per diventare sempre più familiare. Il McDonald’s che rinnova i suoi spazi per diventare sempre meno macchina di consumo e sempre più luogo di ritrovo. Le catene di cinema multiplex che ormai sono diventati luoghi di spaccio di pop corn e coca cola, mimando la fondamentale esperienza del divano di casa e il tv-dinner. L’ospedale San Raffele che diventa shopping center, introiettando al suo interno funzioni di vendita varie per occupare il tempo delle attese. Come classificare queste tipologie inattese?
Ormai il crossover comanda, non solo nel comparto automobilistico, ma anche nell’architettura: l’ibrido vince contro la desertificazione. Musei che si incrociano con librerie-rivendite di gadget. Alberghi con Spa, che ormai sono l’unica attrattiva del viaggiatore d’affari, palestre che hanno sostituito le case d’appuntamenti: Libeskind progetta a Berna un centro commerciale a ponte sull’autostrada con Spa. Mixage di consumo e benessere. Try and buy: il negozio di articoli sportivi dove puoi provare la bicicletta oppure tentare una scalata di una parete artificiale.
Basta pensare alle stazioni ferroviarie, ormai divenuti suk-bazaar e nel caso di Tiburtina “ponte dei Desideri”. La vecchia sala da scommesse triste e marginale, che diventa splendida e piena di schermi al plasma nei Win City della Sisal. Ormai la spesa per il gaming sta oltrepassando ogni limite.
Queste ibridazioni sono da guardare e da studiare come luoghi di crossover e tentativi di intercettare flussi umani, dando un senso e un’attività che possa qualificare il tempo “libero”. Il concetto primordiale di Dono trova una sua realizzazione fisica. Ti regalo uno spazio che immediatamente non ha valenza commerciale, ma che ti attrae, dove puoi fare quello che vuoi, non sei obbligato immediatamente a comprare. Ma una volta che sei entrato nel luogo della Gratuità, sicuramente un acquisto di un qualche tipo viene fatto. Possiamo guardare con moralismo questi scenari, rifiutando ogni complicità, oppure cercare di controllarli e di giocarci, consci del fatto che qui si incontrano le persone reali.
Allora il mondo del Progetto o interviene in questi processi e li qualifica, oppure rimane a disegnare per se stesso, perso nell’estasi del rendering. Mentre il deserto cresce.

Dipinti di Stefano Pavarini

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
PAVARINI Stefano
2011-07-01 n. 46 Luglio 2011
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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