L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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L’architettura del paesaggio e i territori dell’architettura. Editoriale Giugno-luglio 2011 PDF
ciliegie_grandiConstatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all'attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato, può contribuire alla creazione di posti di lavoro;
Consapevoli del fatto che il paesaggio coopera all'elaborazione delle culture locali e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell'Europa, contribuendo così  al benessere e alla soddisfazione degli esseri umani e al consolidamento dell'identità europea;
Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana;
Dal Preambolo del testo ufficiale elaborato alla firma della Convenzione Europea del Paesaggio
Firenze, 20 ottobre 2000
L’editoriale di questo mese vuole suggerire alcune riflessioni che raccolgono lo spunto offerto da una serie di eventi che hanno interessato il dibattito all’interno della nostra Facoltà di Architettura.
Ai lettori/visitatori di (h)ortus – ai più pazienti e attenti di sicuro – non sarà sfuggita la scelta della redazione di rendere fruibile un interessante film-documentario a cura di Franco Zagari ed Enzo de Amicis, dal titolo Nuovi paesaggi per la città mediterranea, premiato, tra l’altro, dalla giuria del “Calabria Film Festival 2009”.
Il video è parte integrante di un progetto dal titolo Landscape in progress, elaborato e prodotto dall’associazione "Il paesaggio chiama" ONLUS.
Si tratta di un’iniziativa no-profit finalizzata, per adoperare le parole stesse dei promotori, “…ad accrescere nella collettività la sensibilità e l'informazione verso il tema primario della qualità del paesaggio, promuovendo, in attuazione della Convenzione europea del paesaggio, una presa di coscienza della ineludibile necessità della sua tutela, valorizzazione e innovazione, con l’obiettivo … non tanto di segnalare gli orrori che ovunque e continuamente sono perpetrati a danno del paesaggio, quanto piuttosto di documentare con il mezzo audiovisivo ciò che di creativo si produce nel mondo in tema di "architettura del paesaggio”.
Architettura del paesaggio: ambito disciplinare e professionale la cui definizione costituisce oggi il centro di un articolato quanto incalzante dibattito, a partire da quella proposta dalla Convenzione Europea del Paesaggio di cui, in apertura di testo, è stata citata una parte del preambolo.
Solo pochi giorni fa Paolo Bürgi, nel dibattito che ha seguito la presentazione del proprio lavoro, ha ammesso di avere grandi difficoltà a ricercare una definizione per l’architettura del paesaggio, quasi fosse impossibile o forse – almeno a parere di chi scrive – anche inopportuno, stabilirne una. Alla stessa conclusione appare giungere, attraverso il paradosso, Franco Zagari, chiamato a presentare il lavoro del collega architetto e paesaggista, nell’atto di trovarne addirittura quarantotto, riportate in un interessante volume scritto per i tipi della Mancosu.
Il grande interesse per il racconto poetico di Bürgi emerge con chiarezza dall’analisi degli “elementi” attraverso i quali l’architetto esprime la propria sensibilità in rapporto al contesto: lo studio della percezione, la misurazione dello spazio, l’uso della materia, la declinazione del rapporto con la luce, solo per citarne alcuni assolutamente non esaurienti: “elementi” in rapporto ai quali qualsiasi architetto, a qualsiasi scala, è chiamato a operare delle scelte.
Una narrazione, quella di Bürgi, che possiede l’ulteriore pregio di riportare l’attenzione su alcuni temi centrali per la nostra professione e, pertanto, anche per l’attività all’interno delle nostre scuole.
Primo tra questi certamente quello di tentare, in modo definitivo, di rompere il recinto, abbattendone gli steccati, dei settori scientifico-disciplinari, che sembrano favorire assai spesso la formazione di inefficaci “riserve indiane” che, in un paese complicato più che complesso come l’Italia – anche per ragioni esterne a quelle dell’architettura – poco aiutano la crescita di una coscienza e di una consapevolezza collettiva, tanto del significato dell’architettura quanto del ruolo dell’architetto nella/per la società contemporanea.
Un secondo tema è certamente quello legato alla dimensione scientifico-oggettiva del progetto di architettura in rapporto ala dimensione poetico-soggettiva: la prima, intesa come sequenza di scelte logiche e consequenziali a un percorso di analisi e studio di tutte le istanze alla base del progetto, investe una dimensione che sarebbe utile riconoscere nell’atto in cui viene scissa dalla seconda, legata alle scelte lessicali e formali, afferente alla sfera della sensibilità emotiva di ogni singolo architetto.
Una distinzione che permetterebbe, con maggiore equanimità, di riconoscere in molti contesti il lavoro altrui e, conseguentemente, vedere riconosciuto il proprio.
La riflessione appare spostarsi, allora, quasi in maniera naturale, su un altro binario: quello del significato del progetto di architettura – inteso come somma e integrazione di scelte e proposte di natura morfologica, formale e funzionale – nell’atto di confrontarsi con la scala del territorio, naturale o urbanizzato che sia.
In questo rapporto è possibile ravvisare, nel nostro paese, una seria difficoltà di natura culturale e professionale (cui tentano di sopperire gli enormi sforzi di pochi), che si manifesta attraverso l’assenza di figure di riferimento che siano in grado di incidere, a livello internazionale, nell’ambito di ricerca descritto dall’intervallo compreso tra il progetto dell’organismo edilizio e la pianificazione urbanistica.
Una sorta di buco nero. A chi spetta oggi, se non alla nostra scuola, sollevare questo genere di questioni, aprire un serio e proficuo dibattito senza che gli strenui difensori delle “riserve indiane” sentano messe in dubbio verità assolute e dogmatiche?
La nostra Scuola, che molto ha dato, per esempio, proprio al tema della ricerca del progetto architettonico alla scala urbana. Proviamo a portare qualche esempio a questo supposto principio di difficoltà e carenza: quando si propone di avviare una riflessione progettuale o uno studio sul tema del paesaggio – in territorio italiano, europeo o anche extraeuropeo – si finisce per analizzare il lavoro del tedesco Andreas Kipar, dello studio olandese West 8, dei francesi Desvigne & Dalnoky, dell’americano James Corner o dello stesso Bürgi, per citarne solo alcuni. Quegli stessi ai quali nel nostro paese viene chiesta udienza nel merito.
A prescindere dalla singolarità dei discutibili contributi in ambito romano di Krier e Calthorpe, di patologici esempi su scala nazionale, o più in genere della nostra recente deriva esterofila, lo scenario non cambia quando il paesaggio da naturale si presenta urbanizzato o industriale, magari in disuso.
Pochi passi separano Valle Giulia dall’Accademia Britannica dove, fino al 28 maggio, sono stati in mostra dieci masterplan elaborati da Reinier de Graaf, partner di OMA: riqualificazione urbana a White City, Londra, Nuova Bovisa a Milano e una selezione di progetti nell’Europa dell’est e nel Medio oriente.
Non accade lo stesso, tuttavia, se al centro del dibattito si pongono tematiche legate all’organismo architettonico, laddove, per restare sempre nell’alveo dell’abusato termine di archistar, non vengono mai a mancare i nomi, ad esempio, di Massimiliano Fuksas e Renzo Piano.
A supportare ancora l’ipotesi esposta è l’identico risultato emerso chiaramente in occasione della conferenza From new urbanism to landscape urbanism: Urban Landscape in the US, tenuta da Jean-Francois Lejeune (Director of Graduate Studies, University of Miami, School of Architecture) il 14 aprile sempre a Valle Giulia, nella quale sono emersi temi e proposte rilevanti per le ultime tendenze del progetto urbano negli USA.
L’esito di quest’acceso dibattito negli Stati Uniti sul senso del lavoro dei Landscapers contrapposto alle indicazioni neo-conservatrici fornite negli ultimi anni dal New urbanism, pur se finalizzato all’appropriazione del patrocinio culturale del progetto alla scala del paesaggio, urbanizzato e non, ha prodotto, prima di ogni altra cosa, il fiorire negli USA di numerosi corsi di studio destinati a preparare i futuri architetti in questo particolare ambito culturale.
E qualcosa eppur sembra muoversi, anche se nel novero delle intenzioni.
È chiaro come, in questo territorio dell’architettura, c’è un grande spazio per la futura ricerca. Basta tornare a riappropriarsene.
Un ambito di ricerca complesso, a partire dalla definizione delle modalità di rappresentazione e prefigurazione delle soluzioni spaziali, in quanto modalità più complesse e sofisticate, perché concettuali, di quelle necessarie per la descrizione della spazialità di un organismo architettonico o per le indicazioni d’uso del suolo di un piano urbanistico.
Ma pur sempre di spazio di parla, di particolari specie di spazi,  ma che sempre rientrano in quell’alveo di competenze attraverso le quali gli architetti presentano e mettono al servizio della società la loro esperienza. Lo spazio, pur se indefinibile, anche più del paesaggio, è e resterà sempre materia esclusiva dell’architetto che trascorre la sua esistenza indagando le modalità attraverso le quali possederlo per generare un sistema di bellezza nel quale la società possa riconoscersi.
Lo diceva nel 1960 Bruno Zevi, nelle prime pagine del suo libro Saper vedere la città, cui affido la chiusura di quest’editoriale.
I problemi riguardanti la compresenza di valori poetici, letterari e prosaici, la sovrapposizione di immagini diverse e contrastanti, la paternità stessa di queste immagini, sono incomparabilmente più astrusi a scala urbana: contenuti multiformi, rappresentazioni di impervia e tortuosa lettura. Tuttavia la differenza tra spazio “interno” ed “esterno”, tra architettura e urbanistica, non concerne la peculiarità dell’oggetto: la città stessa è creazione di spazi racchiusi; e non solo la città, ma anche il paesaggio interpretativo e vitalizzato dall’intervento umano- un menhir, un albero, una highway, un ponte, un pilone telegrafico o telefonico. Gli esempi urbani e paesaggistici s’intrecciano a quelli attinenti a singoli edifici: Pompei, Villa Adriana a Tivoli, la fiorentina piazza della Signoria, l’intero organismo di Bologna, la grande piazza di Bruxelles e Place des Vosges a Parigi, Welwyn Garden City, i tessuti di Caorle e di Lucca compaiono a pari diritti con il Pantheon, Palazzo Farnese o la Casa sulla Cascata, il Ponte scaligero di Verona o di un giardino disegnato in Brasile da Roberto Burle Marx.

 

AG
Giugno 2011

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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