L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Le avventure della ragione

Note su l’Essai sur l’architecture di Marc-Antoine Laugier

Guglielmo Malizia

L’histoire

La società francese attraversava, alla metà del XVIII, secolo un momento di grande fermento culturale. L’impatto delle nuove idee raggiunte nei domini delle lettere influenzò ben presto anche le arti, e l’abate Marc-Antoine Laugier, un uomo di lettere appunto, fu uno dei primi a sentire l’esigenza di una consistente riforma dell’architettura che fosse capace di dare espressione concreta di questo nuovo spirito. Di chiara ispirazione illuminista, pertanto, il suo Essai sur l’architecture nasce dall’esigenza di fornire all’architettura un quadro teorico come quelli elaborati da Buffon, Montesquieue, Condillac e tanti altri per le scienze e la filosofia.
Il suo contributo all’architettura consiste nell’individuazione dei principi generali secondo i quali gli artisti possano ben esercitare la loro azione creatrice, e i critici disporre di oggettivi criteri di valutazione.
Ciò che distingue questo libro è la capacità di Laugier di prefigurare i futuri sviluppi artistici oltre al suo ardente desiderio di indirizzare gli artisti sulla strada della perfezione; scrisse del tutto intenzionalmente un libro provocatorio che stimolasse gli architetti a perseguire dei fini che egli aveva tracciato per loro in termini più chiari di quanto essi fossero capaci di fare.
Laugier presenta l’architettura e l’urbanistica, in maniera del tutto pratica come degli strumenti a disposizione di una nuova conformazione sociale, profondamente modificata dal grande sviluppo della classe borghese. Non a caso il suo testo coincide con un’istituzionalizzazione progressiva della professione e dell’insegnamento dell’architettura: nel 1747 viene fondata l’Ecole des Ponts et Chaussés, mentre l’iniziativa della costruzione passava dalla nobiltà alla borghesia.
Sebbene Laugier si collochi al di sopra del fare professionale, la sua teoria risulta estremamente concreta e immediatamente applicabile: si tratta in primo luogo di efficienza e utilità. È in questo ambito così ristretto che acquista sommo valore il suo riferimento al modello fondamentale della cabane rustique primitive, come paradigma di un sistema architettonico razionale, basato su un’interpretazione costruttiva e funzionale della disciplina.
La riduzione razionale dei mezzi dell’architettura al servizio della commodité dell’edificio e la fruibilità della città non significano, secondo Laugier, un impoverimento del linguaggio architettonico e non conducono necessariamente alla monotonia. Al contrario, la ragione produce continuamente varietà di forme, come combinazione naturale e spontanea degli elementi di cui dispone. L’impoverimento dell’architettura non deriva certo da un surplus di ragione, ma da una sua carenza; è il risultato di un asservimento irrazionale a un passato pieni di pregiudizi.
Lo stile proposto da Laugier mirava alla semplicità, alla purezza formale e alla sincerità strutturale, ma, allo stesso tempo, voleva temperare l’austerità puritana con una forma elegante e un aspetto pittoresco, e arricchire la semplicità greca con la leggerezza gotica. Questo fu lo stile che sorse in Francia non molto dopo la metà del secolo e durò circa un ventennio. Dopodichè subì considerevoli cambiamenti: la pesantezza, le forme cubiche, e la semplicità del muro furono poi apprezzate come qualità. Gli architetti della rivoluzione, adottarono la teoria dell’Essai per quanto riguarda i principi restrittivi, ma accordandoli al loro gusto, già lontano da quello di Laugier.
Che l’Essai esercitasse ancora un’influenza su questa generazione è dimostrato dell’interesse che Soane, Quatremére de Quincy e Milizia trovarono in esso. Il grande impatto che il libro ebbe al momento della pubblicazione deve essere consistito nel vedere per la prima volta codificati gli ideali neoclassici. La sua influenza fu naturalmente differente in Francia che altrove. In Francia furono soprattutto le proposte di Laugier per una riforma della chiesa ad essere voracemente accolte, mentre gran parte del degli altri contenuti furono recepiti come argomenti ben noti e spesso discussi nella letteratura architettonica. In Inghilterra e in Germania, invece, non essendo molto nota al pubblico la teoria francese, il successo, probabilmente, fu di più vasta portata.

Le style

La sua trattazione degli Ordini non è differente da quella di molti altri autori che hanno scritto sullo stesso argomento prima di lui, ad eccezione del fatto che egli si astiene intenzionalmente dal farsi coinvolgere nel labirinto delle misure modulari. Accetta tutti i normali aggiustamenti, come ad esempio consente la base attica con la colonna dorica, o rifiuta la base ionica descritta da Vitruvio.
Denuncia  più volte con una certa disinvoltura il fatto che la buona architettura non dipenda dall’utilizzo degli ordini classici, che andrebbero riservati esclusivamente per un determinato tipo di opere. Non stupisce poi che egli inserisca l’architettura gotica nella sua trattazione non solo come riferimento negativo, ma per operare una sorta di aggiornamento del sistema classico, alla ricerca di un nuovo stile all’interno del quale tutte le opposizioni saranno ridotte ad una sintesi superiore.
Si inserisce così nella tradizione della trattatistica sull’architettura nel tentativo di promuovere un’ipotetica architettura greco-gotica che potesse influenzare radicalmente la tradizione classica francese. La complessità culturale della sintesi che Michel de Fermin nelle sue Mémoires critiques d’architecture del 1702, l’Abbé de Cordemoy nel Nouveau traitè de toute l’architecture del 1706 e Laugier nell’Essai sur l’architecture del 1753 e nelle Observations sur l’architecture del 1765 cercarono in successione di raggiungere, trova il principale punto di contatto nel carattere del degagément, ovvero l’articolazione delle colonne all’interno dell’ordine della forma neoplatonica. Tutti e tre questi teorici volevano eliminare la volta ellittica e l’arco rampante dalla sintassi architettonica, unitamente agli eccessi organici dei trafori e dei dettagli gotici. La loro comune pietra di paragone era la colonna libera su tutti i lati che compariva sia nella cattedrale gotica sia nel tempio greco. Fu la chiesa di Sainte-Geneviève di Jaques-Germain Soufflot, in corso di costruzione a Parigi dal 1756 al 1813, a dare compimento alla missione razionalista dell’ideale greco-gotico integrando forme strutturali a volta e a trabeazione in una nuova unità spaziale, portando però l’arte della costruzione in muratura rinforzata fino ai suoi limiti tecnologici. Proprio l’opera che doveva costituire un trionfo per i seguaci neoclassici dell’ideale greco-gotico, fu anche l’occasione in cui essi furono costretti a riconoscere la natura contraddittoria di questa ipotesi culturale dal punto di vista statico. Sainte-Geneviéve costituisce un’opera ibrida sia per la tipologia che per la struttura; in primo luogo per la sintesi della pianta a croce greca e della pianta a croce latina e, in secondo luogo, per la contraddizione fra i contrafforti nascosti e l’ordine ortogonale del peristilio interno. Le difficoltà tecniche incontrate nell’edificazione di questa chiesa testimoniano l’ostinazione della teoria neoclassica, che qui raggiunge la sua massima evidenza.

La bienséance

Il significato di bienséance è stato spesso spiegato, ma la definizione di Laugier ha il vantaggio di accentuare il suo significato in termini molto chiari. Essa è un importante principio che deve far rendere conto agli architetti che “un bell’edificio non è quello che possiede una bellezza arbitraria, ma quello che, considerando le circostanze, ha tutta la bellezza che ad esso conviene, e nient’altro”.
L’edificio, inoltre, non è più definito in maniera autonoma: esso dovrà rispondere non soltanto dei principi generali della sua funzionalità e bellezza, ma è anche subordinato al ruolo che svolge nell’insieme della città e del paesaggio. Forse è proprio attraverso l’attenzione che Laugier rivolge all’ambito di cui l’edificio fa parte e per il quale alla fine acquista il proprio significato che lo spostamento della teoria architettonica tradizionale verso la sua interpretazione borghese si esprime nel modo più evidente. Questa attenzione per l’ambiente costruito non si esprime solo nei capitoli conclusivi che Laugier consacra all’abbellimento delle città e dei giardini, ma nell’intero complesso delle sue considerazioni. Sintesi di qualità formale e virtù civile, dunque, la bienséance regola l’equilibrio di tutti i parametri che definiscono la composizione, la cui qualità e la cui bellezza risiedono nella sapiente combinazione creativa di tutti gli elementi essenziali dell’edificio, funzionali e costruttivi, in una determinata situazione.
La portata, sia estetica che etica, della bienséance è illustrata brevemente dal significativo esempio fornito dall’Hopital des Enfants trouvés del tutto inadeguato, per la sua eleganza e magnificenza, ad allocare povera gente.
La bienséance è violata, secondo Laugier, anche nel Dome des Invalides di Harduin-Mansart, non certo per mancanza di splendore regale, ma per la sua completa inutilità: non è altro che un’aggiunta ad una chiesa già di per sé completa. Egli individua un modo per riscattare qui la bienséance, cioè di consacrare questa chiesa come luogo di sepoltura  dei re. Ciò richiederebbe di ricavare una cripta nel centro in cui porre le bare, e sotto la cupola la rappresentazione della morte troverebbe la sua collocazione più conveniente. Meno di 90 anni dopo, furono approvati per la tomba di Napoleone i progetti che sembravano seguire esattamente l’intuizione di Laugier.
Lauger segnala un difetto di bienséance anche a Versailles. Ammette che come preludio al palazzo reale i grandi viali che conducono alle ampie corti sono molto efficaci, ma questo effetto, forse, avrebbe potuto essere riportato anche all’interno, dove una graduale progressione di scale, saloni, gallerie e lunghe enfildes avrebbero accompagnato, attraverso un’accorta e ordinata disposizione, il potere e la solennità del monarca che aveva stabilito la sua residenza in quel palazzo. Tutto ciò purtroppo non avviene a Versailles. La sua descrizione del percorso erratico e incongruente che un visitatore di Versailles è costretto a fare illustra chiaramente le ragioni del suo disappunto.
A proposito delle celebri piazze reali di Parigi consiglia alcuni aggiustamenti, come per esempio aprire di Place des Vosges che per lui assomiglia al chiostro di un monastero piuttosto che a una pubblica piazza.



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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