L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

 

IB3, residenze, Beirut 2006

L’edificio residenziale IB3 è situato nella zona Gemmayze di Beirut. Su questo progetto Bernard Khoury ha lavorato sull’idea di involucro ma con altre finalità rispetto al ristorante - bar Centrale. In pratica il principale obiettivo era quello di lasciare liberi gli spazi interni per consentire, ai futuri inquilini, di intervenire con partizioni più consone alle loro esigenze.
La forma dei fabbricati, con superfici inclinate simili alle falde dei tetti circostanti, e il trattamento dell’involucro, realizzato con telai in metallo e legno massiccio, cercano un dialogo con lo scenario urbano circostante senza proporre un linguaggio “in stile”. Gli spazi più interessanti sono proprio gli alloggi che si trovano in corrispondenza delle “falde” dell’edificio, pensati come delle “ville urbane” sospese. I piani inclinati forzano l’utilizzo delle doppie altezze e l’inserimento, in sottrazione, di terrazze dove sono state inserite delle alberature.

Derailing Beirut - Deragliamento, progetto - performance, Beirut 2010

Idea: Bernard Khoury, in collaborazione con Yasmine Almachnouk
Produzione: Georges Daou, Ryan Mehanna & A.C.I.D.

«Come ultimo atto di resistenza contro una storia falsificata di cui siamo diventati attori passivi, c’è la volontà di inventare strumenti che possono ribaltare i più eclatanti stereotipi di Beirut e denunciare le innumerevoli fantasie che gli attribuiscono». Con questo progetto Bernard Khoury si propone di disegnare un circuito infernale in cui sono spinti a grande velocità, con un’accelerazione da razzo intercontinentale, i turisti in cerca di gratificazione immediata. Come proiettili passivi, i turisti sono in una situazione ermeticamente letargica per essere incorporati, in ultima analisi, in rappresentazioni che ritraggono i luoghi comuni della città, cicatrici del neocolonialismo feticcio che genera un conflitto senza fine, un disordine che si trasforma in suono sublime, in cacofonia visiva, in contrasto evidente tra una presunta modernità e le tradizioni dell’Oriente falsificate e congelate. Grotteschi e allucinati riflessi di una storia che ci sfugge. Beirut diventa un esotico parco dei divertimenti destinato ad essere consumato attraverso le rappresentazioni di una storia che ci sfugge, attraverso cartoline che incorporano i rifiuti stessi della storia. Saïd, portatore della capsula, vaga per la città in attesa del turista occasionale. Il suo compito è quello di recuperare il dispositivo al termine del percorso e riportarlo al punto di partenza. Prima di essere assegnato a questo compito lavorava come portiere nell’aeroporto internazionale di Beirut. Il fotografo francese Eric Lambert andò a Beirut per documentare il circuito che è stato realizzato congiuntamente da investitori privati e il Ministero del Turismo libanese. Ben presto, il fascino di Lambert per la routine di Saïd prevalse sull’oggetto iniziale della sua ricerca: le tracce tentacolari all’interno del paesaggio urbano diventano un semplice sfondo per la città che ha ancora una volta assimilato un altro strato nel suo tessuto.

La SRC 07
La Capsula Roller Super 07 è uno degli 82 dispositivi costruiti per una crociera basandosi su predeterminati circuiti che costituiscono una rete tentacolare di binari che coprono siti chiave di Beirut. Il turista entra nel dispositivo da un coperchio che viene sigillato all’inizio della traiettoria. La SRC è stata progettata come una capsula a forma di griglia in acciaio per consentire la massima visibilità e il flusso del vento, mentre scherma il turista in questo viaggio frenetico. Alla fine di ogni circuito, la SRC viene rimossa dai binari e riportata da facchini, tramite un carrello, a ciascun punto di partenza dei diversi circuiti.

DW5 / Bernard Khoury, Apparecchio semovente per la restituzione di prigionieri di guerra, 2008

Il POW è un apparecchio semovente per la restituzione di prigionieri di guerra da inviare verso le linee nemiche. La natura binaria del dispositivo consente anche al POW di agire contemporaneamente come un “raccoglitore ausiliare di informazioni” sul territorio ostile. Tramite infrarossi effettua, sul percorso, riprese video in diretta.
POW è azionato manualmente dal prigioniero di guerra e non richiede propulsione meccanica. L’apparecchio viene spinto in avanti dal movimento del prigioniero, che, con l’esclusione delle braccia, è completamente contenuto all’interno del dispositivo; questo moto, creato da braccio per trazione sul terreno, è in grado di generare una forza sufficiente a spostare il dispositivo. La natura lenta del movimento consente una qualità superiore delle riprese.
Per via della semplice tecnologia il dispositivo mantiene un alto livello di affidabilità, accessibilità e manutenibilità e un elevato livello di efficacia.
L’uso del POW, per restituire il prigioniero, rende la minaccia di un attacco difensivo improbabile visto che il dispositivo è abitato e manovrato rigorosamente dal detenuto, permettendo anche una bassa probabilità di intercettazione.
Il prigioniero che è racchiuso all’interno del POW ha un campo visivo pari a zero, inducendo il disorientamento. A causa di questa mancanza di visibilità, è essenziale che il prigioniero segua le indicazioni trasmesse dalle unità di terra (di comando, controllo e comunicazioni) via radio, per assicurare un arrivo in sicurezza presso le linee nemiche. Il prigioniero resta imprigionato fino a quando l’apparecchio raggiunge la sua destinazione d’arrivo, dove il detenuto può essere liberato con assistenza esterna.

SS / DW, “site-specific device”, 2006

SS/DW è un “site-specific device” per stabilire una relazione tra il laboratorio di progettazione in cui lavora Bernard Khoury e la galleria d’arte al piano di sopra. La vicinanza fisica dei due spazi, collocati nello stesso edificio, e la loro corrispondenza volumetrica lo rendono un dispositivo - stratagemma indispensabile per mettere in relazione i due spazi e la città.
Sospeso di più due metri sopra il livello del pavimento, il visitatore viene sollevato nel guscio per scoprire i progetti del laboratorio che vengono trasmessi su otto schermi. Questi mostrano indagini panoramiche consecutive scattate dalle stesse coordinate spaziali dei due piani posti in sequenza. Il panorama della galleria passa gradualmente a quello dello spazio del laboratorio, mentre il visitatore viene trasportato da uno spazio all’altro.
Come i confini del laboratorio cominciano a smaterializzarsi, il paesaggio urbano circostante si rivela in background. Posizionati in primo piano vengono presentati gli archivi del lavoro di Khoury che comprendono quindici anni di sperimentazione. Queste opere sono de-contestualizzate, spogliate della loro materialità, e ridotte alla loro forma pura. Inizialmente concepiti per contesti specifici, i progetti creati dalla officina DW5 aspiravano ad essere collocati nella realtà fisica del panorama urbano lontano. Rifiutati da quella realtà vengono ora osservati nel loro spazio di produzione o di rappresentanza, e sono condannati a vagare fatalmente nel paesaggio urbano infinito.

Note
(1) BRANDI C., Struttura e architettura, Einaudi, Torino, 1967. In: B. Zevi, Saper vedere l’architettura, Einaudi, Torino, 2000 (1948), p. 186.
(2) DORFLES G., Architetture ambigue, Dedalo, Bari, 1985, p. 126.
(3) Ibidem, p. 153.
(4) Ibidem.
(5) Ibidem, p. 152.
(6) Il testo riprende il profilo critico di Italo Calvino che Pier Paolo Pasolini ritrae nella postfazione a Le Città invisibili, Mondadori, Milano, 2012, pp. 164-166.
(7) PASOLIN P.P., postfazione a Le Città invisibili, Mondadori, Milano, 2012, p. 165.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
MANGIONE Flavio 2013-03-04 n. 66 Marzo 2013


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack