L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Anish Kapoor House a Chelsea, Londra (2008) è la residenza dell’artista anglo-indiano. Si sviluppa su due livelli (mq 600) ed è ed è ricavata dalla ristrutturazione/ricostruzione di un edificio neo-georgiano. Il prospetto dell’abitazione su Old Church Street è rimasto quello originale. La cosa interessante, osserva Kapoor, è «[…] l’idea di una casa moderna nascosta dalla strada […] come si può trovare a Parigi e a Barcellona» (18). Da questa scelta e dalle caratteristiche del lotto e delle esigenze di Kapoor e della sua famiglia, è nata un’organizzazione spaziale dell’alloggio concepita come una serie di luoghi diversi, disposti attorno a due cortili (uno dei quali ha la forma di una stella) che forniscono sorgenti di luce, prospettive visuali e sono anche luoghi dove stare e dove mangiare all’aperto. «L’idea dei cortili era un dato di fatto […]. Il lotto è stretto e lungo e volevamo ottenere il più possibile la luce diurna nei diversi ambienti. Il progetto si è sviluppato in modo che la casa consentisse di camminare, muoversi nell’interno e nell’aria fresca e profumo dell’esterno godendo del doppio affaccio sulla strada da un lato all'altro» (19). Il piano terra è uno spazio ampio e continuo con pavimenti di pietra e legno Hopton. La camera matrimoniale è in un padiglione di là del secondo cortile ricco di piante.
Ci sono stanze enormi, scale disposte in posizioni inaspettate, viste abilmente costruite e una ricchezza di materiali che arricchiscono pavimenti, pareti, rendono importanti i dettagli. La cucina e sala da pranzo sono su un lato del primo cortile, dalla parte opposta c’è un lungo soggiorno dove sono esposte opere d’arte. Al piano superiore si trovano la biblioteca e le stanze per i due figli.
Nel quarto caso, il rapporto dell’internità dell’organismo con l’esterno urbano crea una tensione e un richiamo della vita esterna (delle strade) all’interno dello spazio architettonico quasi per conferire ad esso un senso di verità.

 

Lisson Gallery a Londra (1986 e 1992) si tratta di due spazi espositivi progettati, in tempi diversi, da Fretton per Nicholas Logsdail. Si aprono su sue fronti opposte di uno stesso isolato.
Il progetto per Lisson Gallery 1 (1986), consiste nella trasformazione e nel recupero di un edificio relativamente modesto in Lisson Street e dei suoi ambienti di diverse dimensioni, altezze e configurazione spaziale, in galleria d’arte. L’impianto spaziale riflette quello del sito. «I visitatori entravano in galleria attraverso una porta di vetro serigrafato che riduceva, ma non annullava la vista della strada. Le strade lasciavano spazio a un fantasma delle loro forme, che era anche la bianca neutralità dello spazio espositivo. Così la galleria aveva un senso come luogo mentre parallelamente fungeva da sfondo per l'arte» (20).
Il progetto per Lisson Gallery 2 (1992), è una nuova struttura espositiva su due piani più un seminterrato (in seguito trasformato in deposito) in Bell Sreet.
Le due gallerie, progettate per essere accessibili separatamente e mantenere il loro carattere distintivo, in un tempo successivo saranno tra loro collegate tramite un passaggio, diventando un unico spazio espositivo con l’accesso in Bell Street.
Nella seconda galleria, contraddistinta per le notevoli aperture, gli ambienti si proiettano verso l’esterno e, parallelamente, l’interno è riflesso dall’azione specchiante dei vetri ghiacciati, come accade con i padiglioni trasparenti/riflettenti di Dan Graham, artista concettuale americano i cui lavori saranno presentati, nella mostra d’inaugurazione della galleria, nel 1992.
La molteplicità di orientamenti visivi che offre la Lisson Gallery 2, determinati dall’effetto specchiante dei vetri, crea l’effetto desituante di un’inversione di ruoli tra spazio espositivo e realtà urbana.

Camden Arts Centre a Londra (2004-2005) è una scuola di pittura, disegno, stampa, ceramica e design. In funzione dal 1965 è ospitata nella ex Hampstead Library, un edificio vittoriano realizzato nel 1897. Il progetto di Fretton consiste nel recupero e nella trasformazione della struttura storica avendo due obiettivi di fondo. Quello di rendere l’intervento quasi invisibile, cercando di non mettere in eccessivo risalto le differenze tra preesistenze e nuovo e di conservare il carattere delle gallerie pur avendo trasformato la loro funzione, nonché quello di relazionare in maniera più immediata l’edificio al quartiere attraverso una maggiore visibilità dalla strada di alcuni interni e la fruizione da parte del pubblico del bar, del giardino e della biblioteca.
«Uno spazio per l’arte commerciale è molto particolare in quanto prevede anche la vendita, quindi le sale devono avere le funzionalità di un negozio. […] [Qui] non è importante solo il programma artistico ma anche i corsi d’arte amatoriali che vi si tengono: da un lato c’è la mostra d’arte e dall’altro, nel seminterrato, c’è qualcuno che crea un enorme orso di argilla, c’è quindi un’affascinante varietà. […] [Ma] l’elemento più importante del Camden Arts Centre è l’affluenza di gente con bambini la domenica, in quanto abbiamo creato un giardino sul retro molto sicuro e questa è diventata una caratteristica degli spazi per l’arte, come ad esempio il Centro Pompidou. Gli spazi per l’arte non sono più solo luoghi in cui ammirare opere artistiche con atteggiamento di grande serietà ma sono diventati punti di incontro dove socializzare, un aspetto questo che amo particolarmente» (21).
L’intervento più importante e delicato è stato la rimozione della scala, per ottenere lo spostamento dell’ingresso al piano interrato e poter accedere, attraverso la nuova reception, alla biblioteca percorrendo un nuovo spazio, dotato di aperture vetrate, visibile dalla strada.
Sono stati, inoltre, recuperati come ambienti espositivi due delle vecchie gallerie e lo spazio dell’ex sala d’ingresso trasformato anch’esso come piccola galleria.
Il bar costituisce il tema centrale (in senso concettuale) del un nuovo intervento. É un volume basso che sporge rispetto alla fronte dell’edificio storico e può essere visto dal foyer.
Qui il riserbo, la severità, la compostezza delle linee architettoniche dell’ex biblioteca, sono costrette, in qualche modo, a cedere il passo al prepotente affaccio verso la strada del giardino e del caffè-bookshop, sintesi del luogo d’incontro della comunità. Quest’ultimo solo filtrato da uno schermo acustico di vetro che sostituisce la recinzione del sito. Si afferma, come con la Lisson Gallery, il tema della trasparenza – per l’uso enfatizzato del vetro – e del rapporto con l’arte, la vita della strada, la città.
Nel quinto, infine, l’accettazione del processo modificativo e interpretativo dell’architettura come ‘adattamento’, nel corso del tempo, alle differenti necessità dell’utente.
Fretton ritiene, inoltre, che un edificio debba essere ‘interpretato’, e quindi che debba essere disponibile ad adattarsi alle esigenze di chi lo vive. «Come ha detto James Gowan», egli ricorda, «gli architetti lavorano come i romanzieri che presentano le loro acute osservazioni in modo semplice e coinvolgente. Ma è fondamentale comprendere che l’interpretazione personale è inevitabile e non è fine a se stessa. Un edificio serve a capire gli altri» (22).
Per questa ragione, quel genere di edifici che sono frutto del contributo di numerosi e anonimi progettisti suscita l’interesse di Fretton. In essi, infatti, non sono presenti emergenze singolari ed è sempre possibile aggiungere una nuova struttura senza alterare l’equilibrio generale dell’insieme. Ad esempio, egli osserva, il Palazzo di Urbino pur essendo un edificio dalla non definita paternità, è tuttavia estremamente equilibrato. «Per quel che ricordo, si arriva nel cortile, e poi si prende una scala situata in un angolo. Si arriva al primo piano e si entra in un ambiente enorme e confortevole a un tempo. Al di là, nella parte anteriore del palazzo, in alto sopra la piazza, in posizione molto appartata, ci sono numerose camere private con vista sulla campagna. Alcune sono molto ricche, come uno studio con intarsi trompe l’oeil, e alcune molto austere, come un bagno di casa. Mi piacciono questi contrasti» (23).

Quay Arts Centre a Newport, Isola di Wight (1997) si occupa di attività culturali, quali teatro, musica, balletto, arti figurative ed altro ancora. Per la sede sono stati restaurati/ristrutturati tre magazzini di una ex fabbrica di birra del XIX secolo, liberamente posizionati lungo il fiume Medina: due uniti tra loro, il terzo, situato a leggera distanza dai primi due. Tre spazi verticali che l’intervento frettoniano trasforma in un concatenamento orizzontale: tramite il collegamento di una struttura in legno che funge da ingresso. La cui conformazione si segnala per un grande portale attrezzato per il carico per le scene teatrali e per le esposizioni d’arte. Un intervento che, in qualche misura, si rifà a dei compositi insiemi, com’è il caso delle fattorie rurali, dove è sempre possibile aggiungere una nuova struttura senza alterare il disordine generale. Qui le preesistenze, compresa la nuova aggiunta, accolgono al loro interno tre gallerie di arti visive per pittura e scultura, un teatro da 134 posti – che può essere trasformato, con l’ausilio di sedute a scomparsa, in uno spazio aperto per la danza e la ginnastica – un negozio di articoli artigianali, una caffetteria e delle salette per conferenze e incontri. A questo si devono aggiungere sette atelier di artisti gestiti dal Quay. Il teatro ed una galleria che all’occorrenza può trasformarsi in una sala di proiezione di film, si trovano al primo piano.
La specificità di questa architettura non consiste nel distinguersi dall’ambiente in cui si trova, ma nel creare una forma di legame tra ciò che è nuovo e ciò che è preesistente. Fretton considera le costruzioni del passato come dei libri aperti. «Sono più interessato a stabilire in modo chiaro e costruttivo una relazione tra presente e passato», egli osserva, «In quanto ciò da accesso ad un più ricco territorio culurale, sociale e architettonico. Favorendo la produzione di immagini e forme spettacolari» (24).

 



 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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