L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Le città di Edward Glaeser

Spessore e densità urbana per vivere bene

Francesco Gastaldi

Nel libro Triumph of the City: how our greatest invention makes us richer, smarter, greener, healthier and happier (Penguin Press, Londra, 2011) l'economista urbano Edward Glaeser ci offre, con l’ausilio di dati e statistiche, affascinanti prove del fatto che la città sia la grande invenzione dell'umanità e la migliore speranza per il futuro in termini di crescita economica e sociale. L’autore dimostra come le città americane continuino ad avere una cattiva reputazione: vengono spesso identificate con problemi di inquinamento, crimini, traffico, sicurezza, ma sono invece i luoghi sani, verdi e ricchi dove si può vivere bene. Edward Glaeser mette in guardia da pericolosi pregiudizi anti-urbani e cita per esempio il caso degli abitanti di New York la cui aspettativa di vita è di circa due anni più alta della media nazionale degli Stati Uniti e il fatto che nelle aree urbane le malattie cardiache e il cancro registrano tassi più bassi rispetto alla nazione nel suo insieme. Redditi più alti, stimoli culturali e possibilità di accedere a maggiori conoscenze e informazioni sono secondo l’autore il migliore antidoto alle malattie e conseguentemente all’allungamento della vita media. Le città concentrano, accelerano e diversificano le attività umane, sono più produttive ed efficienti, anche in termini energetici e infrastrutturali, con importanti riduzione di uso del suolo ed emissioni inquinanti. Più della metà del reddito USA viene prodotto in 22 aree metropolitane, in media le città più grandi producono più ricchezza e innovazione di quelle piccole: via via che la popolazione aumenta, alcuni indicatori come il livello dei salari e il numero di brevetti cresce. A dispetto di un annunciato, ma mai verificatosi, declino epocale del proprio ruolo e di un’evoluzione verso nuove indifferenze localizzative e dispersioni territoriali, le aree urbane continuano a presentarsi come un luogo privilegiato di crescita economica e di sperimentazione culturale. Le città si rivelano oggi dirette ed autonome protagoniste sulla scena internazionale, attirando dall’esterno nuove risorse, finanziarie ed umane, ed incrementando i propri flussi economici e culturali. Grazie alle metropoli, metà della popolazione mondiale vive sfruttando “solo” il 4 per cento della terra disponibile. Se da un lato i centri urbani sono stati coinvolti in processi di decadenza, spesso dovuti anche alla difficoltà di adattamento a nuove economie, dall’altro hanno imparato a svolgere un ruolo importante per attivare politiche in grado di promuovere settori competitivi su scala continentale. Glaeser con argomentazioni eloquenti evidenzia come le città ci diano l’opportunità di creare ricchezza e ispirazioni creative che possono risultare solo dal contatto diretto con gli altri: nelle città le persone continuano a riunirsi fisicamente ed è la socializzazione che permette di migliorare il proprio status. Coloro che si riuniscono fisicamente sviluppano progetti e inventano, a Bangalore come nella Silicon Valley e questo insegna che nessuna tecnologia può generare la complessità degli incontri che si verificano in ambiente urbano.
Nonostante la prefigurazione di realtà in cui la diffusione delle tecnologie informatiche e telematiche, e le forme di produzione e comunicazione immateriale, determinano decentramenti e indifferenze localizzative, nelle città si assiste ad una rinnovata concentrazione logistica delle più importanti funzioni politiche, direzionali, strategiche e finanziarie, nonché ad una consolidata importanza degli incontri personali e delle interazioni face-to-face, che restano un fattore rilevante per la costituzione di reti funzionali ad attività economiche e lavorative. Glaeser sembra riprendere un’intuizione di Mark Granovetter con riferimento alla "forza dei legami deboli", che risultano svolgere un’importante funzione di coesione sociale e incentivano le azioni collettive nel definire, in particolare, le opportunità di reperimento del lavoro e, in generale, di mobilità occupazionale. Secondo Granovetter gli individui hanno le migliori opportunità e le maggiori chance nel cambiamento del loro lavoro mediante informazioni che acquisiscono accidentalmente, i contatti informali favoriscono l’incontro tra domanda e offerta. Le città continuano a costituire un ambiente propizio all’innovazione e alle imprese e sorprendentemente, le nuove tecnologie non allontanano, ma aggregano. Le città hanno anche il merito, di rendere le persone più creative e produttive grazie a spazi a misura d’uomo facilmente percorribili a piedi rispetto alla periferia che condanna all’utilizzo dell’auto: attraverso la condizioni di prossimità di spazi ed occasioni, permettono la costruzione di relazioni sociali intense e frequenti.
A fronte del periodo di declino economico e di crisi identitaria affrontato nel corso degli anni Ottanta, le città hanno quindi saputo trovare nuove opportunità, diversificando le tipologie produttive ed oggi rappresentano, per la società occidentale, un vitale laboratorio creativo, che sperimenta strategie di rilancio e nuove politiche basate sull’aumento della competitività, il riposizionamento economico, il conferimento di nuove funzioni, la correzione di squilibri e situazioni di disagio nei quartieri in crisi, una maggiore dotazione di qualità urbana ed ambientale, nuove opportunità nel campo occupazionale e dei servizi, l’aumento dei flussi turistici e culturali. Le città continuano a innescare processi virtuosi di innovazione sociale (nuove mode e tendenze), crescita di ricchezza, spirito imprenditoriale, novità e avanguardia tecnologica, cultura dell’eccellenza e della competitività. Tutte queste caratteristiche devono essere sfruttate in quanto molto difficili da creare con politiche di intervento. Le città continuano a mantenere posizioni di vantaggio competitivo (e per molti aspetti esclusivo) in certi campi, soprattutto in materia di produzione di servizi e di informazione, di grandi infrastrutture di comunicazione, di formazione di decisioni politiche. In una città in cui i livelli dei valori immobiliari sono molto alti, solo le attività che comportano un forte valore aggiunto possono fare profitti ed avere successo, questo spinge persone ed aziende ad escogitare continue novità nelle forme organizzative, nei prodotti e nei servizi. Inoltre spinge le imprese  ad attrarre talenti e a fare selezioni meritocratiche nella scelta del personale.
Glaeser analizza i motivi del declino di Detroit, mentre altre vecchie città industriali come Chicago, Boston e New York continuano a prosperare, verifica come molte operazioni di trasformazione urbana siano state completate, producendo effetti positivi di attrazione di nuove attività e di investimenti e di miglioramento della qualità ambientale. Molte città americane evidenziano, anche in termini simbolici e di immagine proiettata all’esterno, il punto di svolta del nuovo “rinascimento urbano”. Se il centro è lo spazio per eccellenza, attraverso cui la città si mette in mostra e si offre alla fruizione di residenti e utilizzatori temporanei, i progetti e le azioni tese alla valorizzazione di queste aree definiscono l’inversione di tendenza e costituiscono la risposta più efficace alla crisi. In uno scenario caratterizzato da una forte spinta competitiva fra sistemi urbani per assicurarsi nuove funzioni rilevanti ed attrarre imprese, gran parte del confronto si misura quindi sulle capacità innovative e di appeal delle centralità urbane che sono le aree maggiormente appetibili per gli operatori privati, in cui gli investimenti garantiscono un ritorno non solo monetario, ma anche di prestigio. Grazie a questa rinascita, e all’evoluzione della situazione dei precedenti decenni, le città non sono più necessariamente associate ad un luogo negativo e in decadenza, ma è ormai consolidata la consapevolezza del ruolo che queste possono rivestire nella promozione delle singole aree come centri nevralgici dello scenario internazionale.
Inoltre, non secondario è l’apporto all’innovazione politico-istituzionale offerto dalle città, secondo Glaeser nelle realtà urbane spesso germogliano i semi di rivoluzioni politiche e la prossimità fisica dei cittadini permette quella facilità di coordinamento che favorisce la nascita dei movimenti di protesta. La maggior parte delle democrazie, secondo l’autore ha tratto benefici e nuova linfa da sollevazioni urbane.
Anche per i casi non statunitensi, riportati da Glaeser utilizzando reportage intrepidi e analisi acuta, i dati riflettono sugli effetti positivi della densità urbana, le sue analisi dimostrano che gli andamenti di maggior produttività e minori costi permangono anche in paesi differenti per livello di sviluppo, tecnologie e ricchezza. Anche le peggiori metropoli del pianeta, come Kinshasa o Calcutta o Lagos, producono benefici per chi le abita, migliorandone la salute e accrescendo le opportunità di lavoro rispetto alle aree rurali che le circondano e sono i soli luoghi dove è possibile salire nella scala sociale. É per questo che l’autore suggerisce una tendenziale liberalizzazione della crescita urbana, per evitare le disuguaglianze sociali tra città e campagna.
Glaeser è ottimista. Nonostante le questioni immense che abbiamo di fronte, le città sono quelle che hanno risolto le principali sfide che hanno attraversato l’umanità per millenni, e con tutta probabilità continueranno ancora a farlo.


Bibliografia

www.triumphofthecity.com
AMIN A., THRIFT N., Città. Ripensare la dimensione urbana, Bologna, Il Mulino, 2005.
D’ALBERGO E., LEFÈVRE C. (a cura di), Le strategie internazionali delle città, Bologna, Il Mulin, 2007.
FUKUYAMA F., Fiducia, Milano, Rizzoli,1996.
GRANOVETTER M., La forza dei legami deboli e altri saggi, Napoli, Liguori, 1998.
LE GALES P., Le città europee. Società urbane, globalizzazione, governo locale, Bologna, Il Mulino, 2006.
VICARI HADDOCK S., La città contemporanea, Bologna, Il Mulino, 2004.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GASTALDI Francesco 2012-07-01 n. 58 Luglio 2012

 

 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack