L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

La ville

Il disegno della città era stato raramente trattato nella letteratura architettonica in Francia e solo negli anni recenti, poco prima della metà del secolo, aveva trovato di nuovo un pubblico interessato.
Ci sono diverse ragioni per cui l’interesse nel disegno urbano si riaccese un questo periodo. Durante l’ apogeo dell’assolutismo i cittadini si affidarono all’autorità per trovare la soluzione dei loro problemi e si può dire che non furono certo disattesi nelle loro aspettative, come provano i grandi programmi costruttivi intrapresi o progettati dei quali quello di Parigi è di particolare interesse e, tra le altre cose, segnò la stesura, sotto la direzione di Colbert, del primo master-plan della storia. I fatali anni di guerra alla fine del regno di LuigiXIV e la seguente situazione di disastro finanziario durante la Regenza frantumarono ogni speranza di completare ciò che il secolo precedente aveva lasciato incompiuto. Durante la decade successiva, comunque, l’anticipazione di vedere la monarchia restaurata al suo precedente splendore emerse simultaneamente con l’affermazione della più brillante sezione della società alla quale, col diminuire del potere assolutista, furono gradualmente affidate delle responsabilità.
Questi fattori concorrenti provocarono una reazione sorprendente alla decisione del governo, presa già prima della pace di Aix-en-Chapelle, di erigere una statua del re in una conveniente pazza a Parigi e di invitare gli architetti reali a presentare i progetti. Piani e suggerimenti arrivarono da ogni parte. Non solo tutti i membri dell’Accademia seguirono l’invito del re, ma noti stranieri come Servandoni e Slodtz, giovani architetti che avevano da poco terminato gli studi e persino membri del pubblico proposero progetti. Numerose lettere nel Mercure de France affrontarono il problema di trovare la giusta piazza per la statua del re. Alcuni autori provarono a combinare i loro progetti con uno schema per migliorare le immediate vicinanze della piazza raddrizzando le strade e facilitando le comunicazioni tra i quartieri adiacenti mentre altri legarono le loro proposte alla domanda, dello stesso momento, per il completamento della facciata del Louvre. Questo capolavoro dell’architettura francese era stato sfortunatamente trascurato, nessuno si era preoccupato di terminarlo o, almeno, di liberarlo dall’agglomerato di case che vi sorgevano attorno. L’attacco contro la generale indifferenza per il patrimonio nazionale fu condotto dal pubblico colto che indusse il governo ad un intervento; in questo caso, la proposta di collocare la statua di fronte alla facciata del Louvre tentò di conseguire due scopi con un obiettivo. Per altri autori questo progetto per onorare il re fu solo il tanto atteso pretesto per dar luogo ad una proposta di ancor più vasta portata. Essi consideravano che tutta Parigi necessitasse di un miglioramento che la rendesse non solo gradevole alla vista ma anche dignitosamente abitabile. È negli scritti di questi pochi, che guardavano la situazione criticamente, che si possono trovare proposte di disegno urbano di natura più generale. Il più esplicito di questi fu Voltaire. Per lui non si trattava di creare una nuova piazza per una nuova statua del re; molti quartieri necessitavano di fontane, spazi aperti, e mercati; le strade terribilmente anguste avevano bisogno di essere allargate, e i monumenti liberati. Appresso a lui si levò un coro di polemiche. Mentre la proposta principale di Voltaire fu quella di valutare le risorse finanziarie per contrastare questo degrado, altri furono più specifici riguardo la maniera di affrontare il problema. Bisognava considerare l’applicazione di diverse misure urbanistiche che si riproponevano il controllo della città come organismo spaziale autonomo. L’accessibilità, la sicurezza, la circolazione, l’igiene, la delimitazione delle frontiere della città, l’organizzazione efficiente erano i fattori fondamentali dello sviluppo auspicato. Le strade dovevano essere allargate o ridisegnate secondo la loro funzione nel complesso; nuove strade dovevano decongestionare luoghi intasati; le zone più centrali occupate da cimiteri e ospedali dovevano essere rese disponibili a funzioni urbane vitali, fornendo l’occasione di costruire nuovi ospedali funzionali in zone della città in cui non disturbassero nessuno. Bisognava inoltre preoccuparsi delle fogne e dell’acqua potabile. La dominazione della città attraverso l’organizzazione dello spazio sotto forma di un piano universale che comporta più di un semplice abbellimento, si presentava come la garanzia di un avvenire glorioso.
Questo dibattito si sviluppò pochi anni prima che Laugier scrisse il suo capitolo sull’abbellimento delle città. È tipico del suo atteggiamento il fatto che difficilmente facesse proposte specifiche per la sistemazione di Parigi, quanto piuttosto descrivesse dettagliatamente i principi e le regole fondamentali che si devono seguire. La capitale presentava lo spettacolo disarmante di un estremo disordine urbano come se si trattasse di un aggregato cresciuto spontaneamente senza alcun disegno o regola. Solo i quartieri periferici erano forse un po’ meglio costruiti.
Dopo le critiche il nostro autore propone una serie di prescrizioni riferendosi, per molti versi, ancora alla tradizione dei secoli precedenti.
Per quanto riguarda gli accessi adeguati ad una città ben organizzata, da grande distanza larghi viali alberati avrebbero dovuto condurre alle porte costituite da solenni archi trionfali e non certo dalle misere barriere che c’erano allora. Tale disposizione era in linea col piano di Colbert del quale solo poche strade (Vincennes, St Maur, Champs Elysées) e pochi archi trionfali furono realizzati. Davanti le porte di accesso ci sarebbe dovuta essere una grande piazza dalla quale tre strade avrebbero dovuto condurre al centro della città, seguendo il modello di piazza del Popolo. Inoltre la città avrebbe dovuto conformarsi all’interno di un poligono regolare di confine con varchi agli angoli e al centro di ogni lato, e oltre il quale ogni costruzione sarebbe stata bandita. La tradizione rinascimentale della città ideale, come era stata formulata da Filerete, era evidentemente ancora convincente; ad essa infatti avevano aderito nel secolo precedente molte delle città fortificate di Vauban, ma sarà poi abbandonata dal tipo di città aperta ed estesa nel territorio delle visualizzazioni degli architetti della rivoluzione una generazione dopo.
Descrivendo la disposizione delle strade Laugier confronta la città con il giardino, puntualizzando che la bellezza di un parco dipende soprattutto dalla maniera in cui un architetto combina i diversi elementi con ordine e stravaganza, simmetria e varietà, rendendo la propria composizione bella proprio per il senso del contrasto. La bellezza della città dipende, analogamente, dall’approccio immaginativo del pianificatore; il suo splendore deriva da un’infinita serie di dettagli che può variare al punto che, camminando per la città, non si incontrino mai viste uguali, ma si possa trovare in ogni quartiere un carattere originale.
Per quanto riguarda gli allineamenti stradali delle case, l’autorità pubblica avrebbe dovuto fissare le altezze in rapporto alla larghezza delle strade e controllarne il disegno delle facciate per evitare un’eccessiva uniformità tra i blocchi. Il sistema decorativo classico forniva un repertorio talmente variegato da evitare ripetizioni anche nella più grande delle città.
Seguendo il criterio della bienséance si sarebbero dovuti scegliere collocazione e aspetto di ciascun edificio. I ponti avrebbero dovuto essere adornati da colonnati e lungo entrambe le rive del fiume si sarebbero dovuti allineare gli edifici monumentali.
Tutti questi diversi elementi, orchestrati nella maniera più armoniosa avrebbero dato luogo a un immenso capolavoro. La scena urbana, anche se confusa, caotica e irregolare come appare, deve conservare il suo ordine e la sua magnificenza. Stili e, persino, sistemi differenti, possono strutturarsi all’interno di una medesima sintesi spaziale
Di certo avrebbe richiesto molto tempo finalizzare tutto questo. L’ultima cosa da fare a questo punto era di delineare un piano di sviluppo al quale ciascuno avrebbe dovuto riferirsi per qualsiasi eventuale operazione edilizia.
Le idee espresse da Laugier sul disegno della città sono del tutto radicate nel dibattito che cominciava a porsi il problema di una nuova dimensione urbana, spostando il centro dell’attenzione dall’aspretto rappresentativo di strade e piazze verso quello funzionale. Qui, per la prima volta, argomenti occasionalmente discussi trovano una loro trattazione sistematica.

Le jardin

Grande fortuna ebbe il capitolo conclusivo dell’Essai, sull’abbellimento dei giardini, poiché, per la prima volta, venivano contestate le tipologie convenzionali, e, soprattutto, poiché vi si prevedeva la loro radicale trasformazione.
Nelle sue considerazioni preliminari Laugier parla di beautés riantes et naives e del bell’aspetto che è possibile conferire ai giardini semplicemente utilizzando ciò che più ci piace in natura: i boschi ombreggiati, i prati verdi, il rumore dei ruscelli, i pittoreschi punti di vista, i piacevoli paesaggi e soprattutto la libera e tranquilla maniera in cui ogni cosa in natura si organizza. La vista deve produrre solo dolci reverie che riempiono l’animo di gioia e calma. Privato di questo fascino un giardino avrà perso la sua principale qualità. Il celebre giardino di Versailles va contro questi principi. Qui la natura è annientata da un esagerato presenza di simmetria e magniloquenza. Dapprima lo si può ammirare, ma presto si rimane annoiati e intristiti. Si può creare un giardino davvero piacevole solamente su un terreno già ricco di bellezze naturali, mentre lì il sito era tutt’altro che ospitale. In Versailles ogni cosa è fatta con un’esattezza assai lontana dal piacere della casualità e della stravaganza proprie della natura. Tale difetto svilisce il godimento di una passeggiata al punto da indurre a lasciare il giardino dove l’arte è troppo invadente per andare ad ammirare lo spettacolo della natura in aperta campagna. Ci si sente chiusi dalle alte siepi, mentre i parterre rettangolari di sabbia di diversi colori offrono un’immagine triste se confrontati col fresco verde di un semplice prato. I numerosi modi in cui l’acqua, che si può considerare l’anima del giardino, scorre e precipita, sono preferibili rispetto ai sorprendenti trionfi messi in scena a Versailles.
Il gusto cinese nel giardinaggio – il disegno asimmetrico, il modo bizzarro e genuino in cui si articolano boschetti e canali – appare superiore allo stile dei giardini francesi, almeno secondo quanto Laugier aveva letto nei resoconti dei giardini imperiali di Pechino editi nel 1747 dal gesuita francese Attiret, i quali gli confermarono la convinzione che giardini di grande bellezza potessero essere creati senza cercare di competere con una scala monumentale.
Già Blondel aveva criticato la maniera in cui la natura era stata costretta dall’arte, ma nessuno aveva ancora mai criticato Versailles in maniera così severa come fece Laugier. L’approccio più naturalistico all’arte dei giardini che egli proponeva trovava le proprie origini negli scritti di Pope e Addison ed aveva trovato una prima realizzazione nei giardini realizzati da William Kent. Poco prima della metà del secolo alcune informazioni di quanto avveniva in Inghilterra raggiunsero la Francia, tramite resoconti di viaggiatori o attraverso le traduzioni di Pope e Addison. Ma non fu prima degli anni Sessanta che il giardino di paesaggio inglese facesse la sua apparizione in Francia. La descrizione di Rousseau dell’Elisée nella Nouvelle Heloise del 1762 fu l’evento decisivo per la sconfitta del giardino formale.
Resta comunque una certa ambiguità in quest’ultimo capitolo dell’Essai se si presta attenzione, nelle considerazioni iniziali, all’aperta dichiarazione di ammirazione per la tradizione francese dell’arte dei giardini creata sotto Luigi XIV e, in particolare, per le ammirevoli composizioni di Le Notre. Ciò potrebbe ascriversi alla tradizionale devozione per il Grand Siècle, oppure semplicemente trattarsi di un espediente per proporre poi il nuovo stile non in maniera oppositiva a quello classico ma conseguente. E, in fondo, quando Laugier descrive il gradevole disordine della natura, è comunque all’organizzazione regolare e ordinata  di un giardino che cerca di applicarlo.
Bisogna in fine ricordare che l’arte dei giardini subì nel corso della seconda metà del XVIII secolo continue oscillazioni che, in definitiva, sono da attribuire alle differenti interpretazioni della natura che costantemente si succedevano nel periodo delle grandi definizioni e dell’enciclopedia, in cui era difficile riunire in unico termine antinomie come ordine e disordine, paradossalmente entrambi attributi della Natura.


Bibliografia

Laugier, Marc-Antoine. Saggio sull’architettura (a cura di Ugo, Vittorio), Palermo: Aesthetica, 1998.
Laugier, Marc-Antoine. Essai sur l’architecture e Observations sur l’architecture (a cura di Bekaert, Geert), Bruxelles: Mardaga, 1979.

Gambuti, Alessandro. Il dibattito sull'architettura nel Settecento europeo, Firenze: Uniedit, 1975.
Herrmann, Wolfgang. Laugier and the eighteenth Century French Theory, Londra: Zwemmer, 1985.
Kaufmann, Emil. L’architettura dell’Illuminismo. Torino: Einaudi, 1966.
Lavedan, Pierre. Histoire del l’urbanisme à Paris, Parigi: Hachette, 1993.
Rykwert, Joseph. I primi moderni, Milano: Mondatori: 1994.
Tafuri, Manfredo. Progetto e utopia, Bari: Laterza, 1973.
Purini, Franco. Il frontespizio del “Saggio sull’architettura di Marc Antoine Laugier: la “cabane rustique” come “memoria” dell’architettura moderna, in Figure n.8, Roma: Kappa, 1985.
Ugo, Vittorio (a cura di). Laugier e la dimensione teorica dell’architettura, Bari: Dedalo, 1990.

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
MALIZIA Guglielmo 2007-11-22 n. 2 Novembre 2007


 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack