L'editoriale di (h)ortus


fave.jpg
Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
Continua...

PDF

Frank Gehry: Coast to coast

Alfonso Giancotti

Per quanto Frank Gehry fosse sicuramente tra gli architetti che negli ultimi anni sono riusciti a dare maggiore concretezza alla loro attività progettuale mediante la realizzazione degli stessi, appariva quantomeno singolare come, nell’ipotetica mappa planetaria segnata dall’architetto californiano attraverso le sue opere, mancasse, tuttavia, un intervento nella città di New York.
La realizzazione della sede della Inter Active Corp (IAC),   un palazzo per gli uffici sulla 19esima West tra l'11esima avenue e la West Side Highway  nel quartiere di Chelsea, ha fornito l’occasione perché si concretizzasse questo evento.
Quest’edificio, a parere di chi scrive, completa un ideale trittico statunitense sotto il profilo morfologico prima ancora che sotto quello geografico, marcato dalla singolarità dei percorsi che queste architetture hanno intrapreso dall’atto della progettazione a quello della realizzazione, nonché per le sostanziali differenze che ne sottendono l’esito formale e urbano.
In questo viaggio tra le ultime architetture statunitensi di Gehry ci proponiamo allora di presentarne a ritroso una serie di appunti.

Prima tappa. Los Angeles

Nel 2003 è stata inaugurata la Walt Disney Concert Hall, del cui progetto si ha la prima memoria  in occasione della quinta biennale di Venezia del 1991, nella quale una teoria di plastici interessava un’intera parete espositiva dei giardini di castello.
Questo edificio è il frutto di uno dei più tormentati percorsi progettuali intrapresi da Frank Gehry avviato nel 1989, con la vittoria dell’architetto in occasione del concorso bandito per la progettazione del complesso a fronte di una donazione di 50 milioni di dollari da parte dalla vedova Disney.
E’ significativo sottolineare l’arco di tempo intercorso tra la progettazione e la realizzazione dei questa sala da concerti in quanto essa rappresenta la prima opportunità per F. G. di confrontarsi con un contesto urbano consolidato; opportunità che giunge poco dopo il completamento  del museo di Weil am Rhein e parallelamente a quella della progettazione del centro di cultura americana a Parigi.
Solo due anni dopo prende avvio l’esperienza di Bilbao che sancisce la consacrazione di Gehry, soprattutto mediatica, come una delle star del panorama architettonico mondiale.
La risposta dell’architetto alle richieste del programma si concretizza attraverso la composizione di una teoria di volumi scultorei che generano un immagine assolutamente autonoma rispetto al contesto, i cui accessi (tanto quelli pubblici, quanto quelli di servizio) sono collocati  ai quattro angoli dell’isolato, con il chiaro obiettivo di rompere l’ortogonalità del sistema cardo-decumanico della downtown di Los Angeles.
Il foyer dell’edificio, tuttavia, si apre alla città attraverso una serie di funzioni pubbliche che si estendono al soprastante giardino, ricavato tra gli invasi spaziali disegnati dalle forme che compongono l’edificio nell’atto di elevarsi per  ricercare una propria autonomia.
La complessità del sistema di volumi trova una naturale corrispondenza nel disegno dello spazio interno, per quanto il presupposto dichiarato dell’asimmetria quale chiave della musica del XX secolo” non riesce a contaminare il disegno della sala vera e propria per concerti, per la quale il rispetto dei requisiti acustici ha imposto un disegno assolutamente simmetrico, piegando la complessità dello spazio alle leggi naturali dell’acustica.



Seconda Tappa. Chicago

Go east. Il Jay Pritzker Pavillon, inaugurato nel 2004 a Chicago, è situato a ridosso del lago Michigan e rappresenta un’architettura anomala nel percorso di ricerca di Frank Gehry, in quanto si configura come una sorta di fusione tra il disegno dell’architettura (del manufatto edilizio) e il disegno del paesaggio.
La richiesta di progettare una struttura destinata ad accogliere spettacoli ed eventi all’aperto offre pertanto all’architetto californiano la possibilità di operare su un doppio binario.
L’esito di questa ibridazione programmatica è risolto attraverso la progettazione di un sistema di estremo interesse in cui la parte edificata che accoglie il palcoscenico, quasi una sorta di volume sezionato, si apre al parco antistante, misurato da una struttura metallica che concorre al raggiungimento dei requisiti acustici necessari.
Ne consegue un’immagine sospesa tra il frammento scultoreo e una sorta di reperto contemporaneo, come se un evento ineluttabile avesse disintegrato una sala da concerti risparmiandone il solo palco e lo scheletro della rimanente parte, ricoprendo la restante superficie con un’indeterminata distesa di verde.
Una scelta che permette all’architetto da un lato di preservare quel sottile filo di ironia che pervade le sue opere e dall’altro di mantenere chiara all’osservatore la riconoscibilità della cifra stilistica ricorrente dei propri interventi.
La complessità e la contraddizione del progetto, nel senso “venturiano” del termine risiedono, pertanto, nella volontà di produrre una sospendere nel giudizio dell’osservatore nell’atto di riconoscersi in un invaso spaziale chiuso o aperto.



Terza Tappa. New York

La sede della IAC nel quartiere di Chelsea lungo la costa ovest della penisola di Manhattan, è un edifico per uffici su nove piani che si sviluppa per un altezza di quasi 50 metri, interamente  realizzato in vetro bianco e calcestruzzo, la cui forma è determinata mediante l’accostamento di volumi che subiscono una progressiva torsione che li deforma.
La pelle che avvolge questi volumi è composta da una superficie vetrata trattata con uno speciale rivestimento ceramico che consente peraltro di migliorare l’efficienza energetica dell’edificio.
L’elemento di maggiore interesse di questa proposta è rappresentato dalla scelta dell’architetto californiano di trattare il sistema di volumi che determina la forma dell’impianto lavorando con superfici translucide.
Questa scelta, se da un lato permette di instaurare un dialogo con il piano naturale del mare antistante, dall’altro, collocandosi l’edifico in un contesto molto compatto marcato da edifici industriali della prima metà del secolo, permette di evidenziarne in maniera sensibile le forme.
Un edificio che assolve funzioni private si apre alla città rendendosi permeabile allo sguardo laddove non può farlo attraverso le sue funzioni, che completa questo singolare percorso di smaterializzazione dell’immagine.
Il blocco scultoreo della Walt Disney Concert Hall che si frammenta, aprendosi alla città e al lago Michigan nel disegno del  Jay Pritzker Pavillon, ritrovare nell’edificio per uffici della IAC la propria “anomala” compattezza attraverso l’uso della trasparenza, elemento di assoluta novità nel percorso di ricerca posto in atto da Frank Gehry negli ultimi anni.


Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso 2009-05-27 n. 20 Maggio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

vg_flickr_11

Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

Joomla Templates by Joomlashack