L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Precarietà energetica vs. efficienza tecnologica

Promuovere l’efficienza tecnologica nell’edilizia residenziale per il controllo della povertà energetica

Carola Clemente

L’efficienza tecnologica complessiva del sistema edificio impianto è la prima risorsa per la riduzione del consumo energetico complessivo dell’edificio e quindi per ridurre l’impatto economico e finanziario del costo finale dei servizi energetici a carico degli utenti finali. Nel caso dell’edilizia residenziale, in modo ancora più significativo nell’edilizia residenziale sociale, il costo sopportato dagli utenti finali per l’insieme dei servizi energetici (riscaldamento, energia elettrica e gas) incide pesantemente sul bilancio del nucleo familiare e quindi sulla qualità della vita degli individui. La combinazione di fattori come l’aumento del costo dell’energia e l’inefficienza degli edifici comporta un incremento esponenziale dei costi sostenuti dagli utenti finali per avere garantite le minime condizioni di comfort e di salubrità delle proprie abitazioni.
Le condizioni di precarietà economica a cui sono esposte alcune particolari categorie sociali, come le giovani coppie, gli anziani o le famiglie monoparentali o le famiglie numerose monoreddito, comportano una grande difficoltà a fare fronte ai costi per i servizi energetici ed in particolare a quelli connessi all’ottenimento di ottimali, se non anche minime, condizioni di comfort termico e quindi di riscaldamento degli ambienti.
Definizione di povertà energetica.
La cronica difficoltà a fare fronte ai costi finali dei servizi energetici, in particolare quelli relativi al riscaldamento invernale, si sta consolidando a livello europeo come definizione di “povertà energetica” (fuel poverty).
Nel panorama legislativo o tecnico-normativo la povertà o precarietà energetica non ha ancora una definizione univoca, anche perché è un fenomeno che è tuttora in fase di modellazione. In altri paesi europei, soprattutto in quelli caratterizzati da un clima più freddo, quindi da un’incidenza molto rilevante delle spese di riscaldamento, e/o da un monitoraggio più efficiente del rapporto tra l’andamento del mercato energetico nazionale e il livello di impoverimento conseguente delle popolazioni, questo fenomeno è già in fase di perimetrazione molto avanzata o ha trovato una sua definizione consolidata. Al momento l’unico stato europeo che ha codificato la povertà energetica è stato il Regno Unito, in cui nel 2004 è stato definito che un nucleo familiare vive in condizioni di “Fuel Poverty” quando il costo necessario a fornire le minime condizioni di benessere termico degli ambienti domestici incide per più del 10% sul proprio reddito. 
Recentemente, nell’ambito di un programma di ricerca europeo IEE - Intelligent Energy Europe, il programma EPEE Project – European Fuel Poverty and Energy Efficency - ha portato a termine la prima indagine sistematica transnazionale sulla povertà/precarietà energetica arrivando ad individuare per alcuni degli stati coinvolti, le principali cause e soprattutto gli indicatori utili a verificare le condizioni di rischio per il verificarsi del fenomeno della povertà energetica. State anche individuate anche le categorie socialmente più a rischio di esposizione a questo fenomeno oltre e alle conseguenze dirette delle condizioni di povertà energetica a livello economico, sociale e sanitario. 
Al momento uno studio governativo inglese ha individuato nella povertà energetica la causa della recrudescenza di alcune patologie gravi, prevalentemente a carico dell’apparato respiratorio, responsabili di un innalzamento della mortalità media nelle categorie socialmente più esposte alle conseguenze dirette dell’incapacità di sostenere i costi dei servizi energetici; in questi gruppi sociali la mortalità dovuta a patologie legate alle cattive condizioni abitative e alla mancanza di un adeguato livello di climatizzazione invernale è quantificata tra le 25.000 e le 40.000 unità l’anno. 
La mancanza di un adeguato livello di isolamento degli edifici, di un efficiente impianto di riscaldamento o il ricorso all’utilizzo di apparecchiature non sicure od efficienti, come stufe ad olio combustibile, a gas o elettriche, oltre a non migliorare le condizioni termoigrometriche delle abitazioni, tende ad aumentare i rischi di incendio o di avvelenamento da ossido di carbonio, mettendo a rischio oltre che la salute degli utenti anche la loro incolumità. 
L’utilizzo di questi dispositivi estemporanei, oltre a non migliorare le condizioni di vita degli utenti porta ad un aumento dei consumi di energia, che viene fatalmente dispersa dall’edificio non efficiente alimentando una perversa spirale che finisce per impoverire sempre più proprio l’utenza più vulnerabile economicamente. Ovviamente la pessima performance energetica di questo tipo di edifici e il pessimo rendimento dei relativi impianti o dispositivi di riscaldamento incidono in maniera consistente sulla produzione di gas effetto serra aggravando, ulteriormente il bilancio ambientale complessivo di questo fenomeno.
Se a queste considerazioni sul incidenza dell’efficienza del sistema edificio-impianto sul costo energetico finale a carico dell’utente si sommano da un lato gli altri costi dell’energia prodotta da fonti non rinnovabili e le condizioni di tassazione ancora troppo onerose sull’energia prodotta da fonti rinnovabili, e dall’altro l’aumento notevole che negli ultimi dieci anni hanno avuto sia i canoni di locazione nel mercato privato che l’incidenza dei mutui ipotecari per l’acquisto abitazioni, il bilancio complessivo relativo alla gestione dei costi connessi alla abitazione può diventare effettivamente insostenibile per molte categorie di utenti. Tradizionalmente i soggetti più esposti alle condizioni precarietà o di povertà energetica sono sempre stati gli inquilini affittuari del mercato privato e alcune fasce particolarmente indigenti del mercato dell’housing sociale; negli ultimi anni il carico dovuto al costo del mutuo sopportato anche dai proprietari dei abitazione, sommato all'esclusione di questi ultimi dal godimento delle tariffe sociali per i servizi energetici messe a disposizione da alcuni gestori su indicazioni di alcuni governi nazionali, ha portato anche i proprietari di abitazione a trovarsi in condizione di rischio potenziale di impoverimento o di indebitamento eccessivo. Riportiamo in questa sede anche i dati dell’ultimo rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale del paese, in cui si sottolinea come il livello di indebitamento delle famiglie sia aumentato negli ultimi tre anni, attestandosi attualmente al 48,5% del reddito disponibile (nel 2004 si era poco al di sotto del 40%), e come, se a fronte di quasi il 60% delle famiglie con mutuo che non ha difficoltà nel pagamento delle rate a cui segue il 29,1% che ha qualche difficoltà ma senza rischi di insolvenza, ben il 9,7% ha notevoli difficoltà a fare fronte ai suoi e il 2,8% non riesce a rispettare le scadenze; questi dati dimostrano quanto siano esposte ed economicamente in situazione di precarietà anche le famiglie, tradizionalmente considerate meno vulnerabili, trovandosi in difficoltà proprio a causa di quello che viene considerato il bene rifugio per eccellenza.
Il fenomeno ha una diffusione abbastanza omogenea in tutta Europa, anche in relazione allo stato è all’età media dello stock edilizio sul mercato della residenza, soprattutto se valutato in relazione all’evoluzione delle normative sul risparmio energetico nei vari paesi membri. La maggioranza degli stati membri ha adottato misure e normative sul risparmio energetico nella prima metà degli anni settanta, ma la diffusione del patrimonio edilizio realizzato anteriormente alle prime norme sul l’efficienza energetica incide in maniera significativa sul totale dello stock edilizio disponibile; in Italia circa il 60% del patrimonio edilizio è stato realizzato anteriormente al 1976, data dell’entrata in vigore della prima normativa italiana sul risparmio energetico, valore in linea con quelli di Francia e Spagna e nettamente inferiore a quello del Regno Unito che si avvicina al 75%.
È da riscontrare che buona parte del patrimonio edilizio residenziale italiano è stato realizzato tra la fine del secondo dopo guerra e i primi anni ottanta, con standard tecnologici molto spesso molto bassi, ma con livelli di dotazione di servizi e di comfort mediamente alta, producendo sistemi edilizi altamente energivori. Negli ultimi anni, nonostante l’efficienza tecnologica dell’edificio in molti casi sia sensibilmente migliorata, gli standard prestazionali degli impianti e delle reti non ha permesso di realizzare sistemi effettivamente efficienti da punto di vista energetico.
La recente normativa nazionale che recepisce la direttiva europea sul rendimento energetico nell'edilizia (2002/91/CE), pur rappresentando un importante passo in avanti, potrà incidere effettivamente sul bilancio energetico ed ambientale complessivo del sistema paese e sul bilancio dei singoli utenti quanto sarà completamente a regime sia per la nuova attività edificatoria per il recupero. Collegate a questi provvedimenti il governo nazionale e gli enti locali hanno anche intrapreso una serie di campagne di incentivazione e di promozione di interventi per il miglioramento energetico degli edifici esistenti e per introduzione di dispositivi di produzione di energia da fonti rinnovabili; tutti questi provvedimenti, assolutamente lodevoli e necessari per sensibilizzare i singoli cittadini e gli attori del mercato edilizio, non hanno e in prospettiva non incideranno sulla riduzione del rischio della povertà energetica, perché utilizzando prevalentemente come misura incentivante la detrazione fiscale si rivolgono ad una segmento di mercato e a categorie sociali di medio altro livello e comunque solvibile. Infatti l’utente deve principalmente essere in grado di provvedere agli interventi finanziandoli direttamente o accendendo al credito bancario, e in secondo luogo deve avere un reddito tale da poter trarre vantaggio dalla detrazione – effettivamente significativa – come indicato dalla legge. 
I recenti dati pubblicati dall’Enea dimostrano che queste campagne di incentivazione stanno dando frutti significativi in termini di risparmio energetico stimato; l’Enea riporta, in base alla documentazione presentate in relazione agli interventi indicati nella finanziaria del 2007, che finora sono stati risparmiati oltre 1.500.000 MWh di energia e si è raggiunta una quota di CO2 non emessa in atmosfera 235.000 tonnellate (dati pubblicati nel mese di gennaio 2009 sul sito www.acs.enea.it)
Il successo di queste campagne di incentivazione e la sempre maggiore diffusione presso gli enti locali di sistemi di indirizzo e controllo dell’attività edilizia orientati al raggiungimento di una reale efficienza tecnologica complessiva del sistema edificio-impianto, sono indubbiamente testimonianza di una maggiore consapevolezza diffusa della presenza del problema energetico, ma che ancora stenta a maturare in cultura della sostenibilità degli interventi. 
In considerazione degli effetti sempre più evidenti e diretti sulla qualità della vita della scarsa efficacia di edifici ed impianti, si fa sempre più urgente il recepimento, soprattutto a livello di indirizzo locale dell’attività edilizia, delle indicazioni contenute nella Comunicazione della Commissione Europea in merito al Piano d'azione per l'efficienza energetica: concretizzare le potenzialità (COM(2006)545 def.), che richiama principalmente all’attuazione e modifica della direttiva sul rendimento energetico nell'edilizia (2002/91/CE), proponendo un ruolo più importante per il settore pubblico in materia di disseminazione sulle nuove tecnologie per la sostenibilità e l’efficienza energetica. Questo documento che rappresenta solo un documento di indirizzo per i singoli stati membri, fissa un calendario di azioni con adempimenti da assolvere entro il 2009, ormai difficilmente onorabili da buona parte degli stati membri; questo documento fissa soprattutto le priorità di intervento sul patrimonio edilizio al fine di concretizzare le possibilità di miglioramento dell’efficienza energetica, proponendo di: 
- abbassare in modo significativo la soglia dei requisiti minimi di efficienza in caso di ristrutturazione (2009);
- definire requisiti minimi di efficienza (kWh/m²) per gli edifici nuovi e ristrutturati e per alcuni componenti, fissando per gli edifici nuovi l'obiettivo di avvicinarsi al livello delle case passive entro il 2015 (2009);
- prendere in considerazione la possibilità di proporre requisiti vincolanti per l'installazione di tecnologie passive di riscaldamento e raffreddamento (entro la fine del 2008);
- promuovere misure destinate agli Stati membri e finalizzate al finanziamento di investimenti con elevato rapporto costi-benefici (2009);
- completare l’attuazione della direttiva sui prodotti da costruzione (89/106/CE)
- introdurre gli aspetti dell'efficienza energetica nelle norme sui prodotti da costruzione ogni qualvolta sia pertinente (2008).

L’attuazione di queste indicazioni è condizione imprescindibile per il governo del bilancio complessivo del sistema energetico nazionale, ma anche per poter incidere significativamente sulla qualità della vita della popolazione, in particolare di quelle categorie sociali più esposte 

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
CLEMENTE Carola
2009-01-27 n. 16 Gennaio 2009
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

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Valle Giulia Flickr

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camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

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Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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