L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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scritti_broccoliIn ricordo di Alessandro Anselmi

Alfonso Giancotti

anselmiIl 28 gennaio 2013 è scomparso Alessandro Anselmi. Come direttore della rivista, ma soprattutto come architetto sento di testimoniarne il personale ricordo.
Ho conosciuto Sandro Anselmi da studente nel 1992, a Parigi. Ero lì come vincitore di una borsa di studio dell’allora pioneristico progetto Erasmus.
Ero andato a trovarlo nello studio che aveva vicino la Bastille, al quale si accedeva da un cortile interno. Ricordo nitidamente quella circostanza, soprattutto ricordo la facilità di prendere un appuntamento, per quanto lontani da Roma, in una stagione nella quale il cellulare era un privilegio per pochi, del quale nessuno dei due godeva.

Roma e Parigi si contaminavano in quei pochi metri quadrati che divideva con un solo disegnatore, seduto dietro un tavolo sul quale era fissato un parallelineo. Esaurita l’esperienza del Grau, aveva da poco ultimato l’edificio municipale a Rezé-le-Nantes. Ma il suo rapporto con Parigi era iniziato molto prima, come visiting professor presso le scuole parigine nei primi anni Ottanta e come membro della giuria per il progetto della Cité de la Musique cui avrebbe fatto seguito l’invito al concorso per il municipio di Rezé-le-Nantes, di cui appunto sarebbe risultato vincitore.
Vi è una cifra nel lavoro di Sandro Anselmi che assume un fascino assoluto. Quella della consapevolezza della forza dell’idea sulla quale poggia ogni progetto di architettura. A quell’idea, a quella pulsione, Sandro era disposto a sacrificare tutto quello che si poteva sacrificare. Era in grado di valutare tutti i possibili compromessi, ma l’ipotesi di rinunciare alla forza dell’idea che era alla base del progetto non poteva mai prenderla in considerazione! Nel presentare Rezé Sandro parla di spazialità liquida all’interno della quale galleggiano frammenti. “Spazialità liquida” era un termine impiegato da Sandro negli anni Ottanta, ben prima che fosse abusato alle porte del nuovo millennio.
Dalla forma del vuoto, dall’afasia del costruito di Rezé, per usare le stesse parole di Sandro, alla piega del Municipio di Fiumicino, per arrivare alla sublimazione della chiesa di Malafede a Roma, dove il foglio di carta sul quale Sandro ha fissato tante volte il suo pensiero diventa architettura, diventa lo spazio.
Nel mezzo molto altro, ma c’è un progetto cui sono molto legato: quello del complesso del nuovo Terminal della Metro e dell’annesso Centro Commerciale di Sotteville-lès-Rouen. Lo pubblicammo sul numero 5/95 di Controspazio, nella cui redazione ero entrato da qualche mese.
Mi piacque in quella circostanza, anche se devo dire che non mi sorprese, la confessione di come la sua mano prima ancora che da riferimenti architettonici fosse stata guidata in quella circostanza da Calder, Picasso, Arp e Mirò.
La semplicità con cui Sandro aveva descritto il suo progetto non come una volta ma come una collina metallica o meglio ancora come un grande animale dal lungo collo e la piccola testa con occhi luminosi come fari.
Jurassic Park l’aveva definito con la sua consueta ironia. L’ironia era una componente tipica del carattere di Sandro. In quello stesso numero di Controspazio avevo pubblicato un’intervista chiesta a un altro straordinario protagonista dell’architettura romana del secolo scorso: Maurizio Sacripanti, al quale sarei rimasto legato professionalmente fino al giorno della sua scomparsa.
Molto diversi tra loro per poetica, molto simili per determinazione e forza nella difesa delle proprie idee. Il “Sacrippa”, come lo chiamava Sandro, in quell’intervista parlava della grande bugia dell’arte. La bugia dell’arte era un tema assai caro a Sandro stesso e ce ne parlò in Facoltà quando insieme con Giuseppe Strappa lo invitammo a parlare ai nostri studenti del primo anno.
Una straordinaria lezione sul rapporto che insiste tra arte e architettura, raccontata con una semplicità sorprendente da uno degli ultimi artisti e architetti quale Sandro realmente era. Al termine della lezione ebbi un’illuminazione. La linearità di quel racconto di Sandro e delle sue riflessioni in pubblico, poteva essere certamente il frutto del suo iniziale lavoro di docente delle scuole medie superiori, attività che condusse prima di diventare docente universitario.
Un’altra scuola, ma anche un’altra storia.
Quella stagione dell’insegnamento gli aveva permesso di sviluppare una dialettica esemplare che gli consentiva di rendere lineare e assolutamente semplice qualsiasi passaggio di ogni ragionamento, a prescindere dalla reale complessità. La capacità – un dono per pochi – di ricondurre e scomporre in elementi semplici i ragionamenti più complessi.
Con l’entusiasmo di un bambino. Quello stesso entusiasmo con il quale ti chiamava personalmente per invitarti all’inaugurazione della sua ultima realizzazione; quella della Chiesa di Malafede è stata l’ultima, laddove, come detto, era riuscito a trasformare un foglio prima in materia e quindi in architettura.
Da allora non ci siamo più visti, visto che non ero riuscito, come neo Presidente della Casa dell’Architettura, ad averlo ospite tanto per il reading in onore di Renato Nicolini quanto per la presentazione delle Scuole nazionali d’arte a Cuba di Porro, Garatti e Gottardi che aveva visitato quando, ancora studente (insieme allo stesso Renato), partì per l’Avana dove, dietro il palco, un certo Guevara, dopo aver poggiato la pistola sul tavolo, iniziò a parlare di architettura della città.
Erano passati quasi venti anni dalla mia visita nel suo atelier parigino quando ebbi l’opportunità di elaborare insieme a Sandro un progetto: quello per il Concorso per il nuovo Campidoglio di Roma. Lo feci insieme a molti altri. Sandro era lì, pronto ad ascoltare tutti, a dare indicazioni e poi a concedere il suo tempo per parlare di arte, di discutere su come la funzione alla fine potesse essere considerata una menzogna e l’architettura fosse la sola verità. Mi sorprese molto quando decise di regalarmi lo schizzo da cui quel progetto era nato. Un disegno che custodisco con cura.
In una stagione nella quale è sempre più necessario per la mia generazione uccidere i falsi dei, bisogna custodire con cura le tracce dei pochi maestri che si sono incontrati.
Ciao Sandro.

 

Autore Data pubblicazione Volume pubblicazione
GIANCOTTI Alfonso 2013-02-11 n. 65 Febbraio 2013
 
Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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