L'editoriale di (h)ortus


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Dopo quasi vent’anni di assenza – trascorsi, forse colpevolmente, a indagare architetture in luoghi più distanti del pianeta – sono ritornato a Urbino, alla ricerca non soltanto delle opere di Giancarlo De Carlo (e di tutti gli illustri architetti che lo hanno preceduto nella città di Federico da Montefeltro) ma anche della possibilità di fare un personalissimo punto sullo stato dell’architettura. Avevo sentito parlare da più parti del pessimo stato di conservazione degli Continua...

La città della postproduzione

Questo libro raccoglie una serie di saggi sulla postproduzione intesa sia quale condizione che connota oggi i territori europei, sia quale atteggiamento progettuale – realizzare non è più sufficiente e non è più centrale servono interventi altri, altre sovrascritture. Come nella prassi cinematografica, raramente la presa diretta esaurisce il momento di formalizzazione di un film: è necessario applicare un complesso di operazioni quali il doppiaggio, il montaggio, il missaggio che seguono la fase delle riprese e precedono la commercializzazione.
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Le matrici dello spazio urbano

Le scelte operate nella definizione dell’impianto urbano determinano i livelli qualitativi e l’efficacia del progetto dei nuovi quartieri residenziali, influendo con eguale importanza sugli aspetti funzionali e figurativi.
Per una corretta progettazione è stato elaborato uno strumento operativo che affronti il tema della complessità urbana e che, fissandone gli elementi costitutivi, permetta l’elaborazione di una corretta sintassi dell’impianto urbano.
Il tentativo è quello di cogliere gli aspetti fondanti, riconoscendo il ruolo compositivo sia dei volumi, declinati nelle differenti accezioni possibili (il volume puntuale, lineare, lineare chiuso ed il volume-superficie), sia dello spazio aperto, che viene riconosciuto come elemento determinante del progetto urbano, alla stessa stregua del volume. Come spazio aperto viene definita la strada, la piazza, gli spazi verdi pubblici e privati, i parcheggi mitigati dalle alberature ed i servizi.
Ma vengono riconosciute anche le possibili situazioni di inserimento del nuovo quartiere nel contesto, verificando la relazione dei nuovi volumi con la morfologia naturale, con gli elementi catalizzatori del paesaggio, con l’eventuale morfologia urbana preesistente, nei suoi differenti livelli di strutturazione. I nuovi quartieri, soprattutto se inseriti in contesti peri-urbani poco o per niente strutturati, possono svolgere il ruolo di incardinare a livello fondativo il territorio urbano, proponendo una regola riconoscibile per lo sviluppo successivo.
La matrice che ne deriva serve quindi ad associare e prevedere le singole operazioni compositive che scaturiscono dall’associazione tra gli elementi che compongono la matrice stessa, verificando le scelte possibili ancor prima della loro applicazione in un luogo concreto. Il campo di elaborazione è quello dell’atopico, condizione necessaria a garantire l’interoperabilità e l’ampia possibilità di applicazione delle operazioni.
La matrice, infatti, non ha pretese progettuali, ma si pone l’obiettivo di offrire un ventaglio di possibili scelte, sintatticamente verificate, al servizio dell’elaborazione del progetto urbano.
La qualità urbana passa proprio attraverso il riconoscimento, da parte del progetto, della necessità di analizzare e risolvere tutte le possibili situazioni di inserimento degli elementi che lo compongono e di relazione del nuovo quartiere con il contesto.

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Le unità tipologiche minime

Le unità tipologiche minime si riferiscono a sistemi schematici di aggregazione che sono da intendersi come matrici di riferimento dimensionale per la definizione dei fabbricati a destinazione prevalentemente residenziale.
Attraverso queste unità vengono pertanto normalizzate le dimensioni relative al comparto minimo, alla distanza del volume edilizio rispetto ai margini del comparto stesso, al numero di corpi scala, alla profondità del corpo di fabbrica, al numero dei piani fuori terra.
Da un punto di vista qualitativo le unità forniscono altresì indicazioni di massima rispetto alla relazione tra i fabbricati e l’area di pertinenza a terra con indicazioni generali sulla natura e sul trattamento degli spazi aperti, alla possibilità di aggregazione degli alloggi, degli spazi di distribuzione e degli ambiti liberi al piano terreno ed ai livelli superiori con riferimento anche a soluzioni aggregative speciali, all’ articolazione volumetrica di massima che comprenda la presenza di spazi aperti privati ai piani.
Lo sviluppo proposto non intende invece fornire indicazioni in merito agli aspetti più strettamente compositivi, all’articolazione delle aperture, alle possibili definizioni di attacco a terra o attacco a cielo.  
Si propongono quattro sistemi concepiti per articolare soluzioni spaziali, funzionali ed ambientali diversificate in grado di articolare una data quantità di superficie utile lorda. Nella definizione degli impianti urbani sarebbe auspicabile definire un principio di alternanza e accostamento di differenti unità tipologiche. Questo fattore può risultare molto efficace rispetto alla minimizzazione della ricorsività degli spazi urbani e all’accrescimento della flessibilità delle soluzioni di impianto, indispensabile per garantire la risoluzione di comparti planimetricamente complessi o caratterizzati da andamenti orografici articolati.

1. Unità lineari.
Le unità lineari rappresentano il sistema che dispone della massima versatilità e adattabilità. Lo sviluppo lineare garantisce la possibilità di definire attraverso i volumi edilizi i fronti stradali, delineando pertanto le caratteristiche qualitative dell’invaso pubblico. Allo stesso tempo, può essere disposto con orientamenti trasversali rispetto all’impianto stradale, andando dunque a caratterizzare la qualità e la relazione tra ambiti di viabilità e spazi verdi. Per il suo impianto basato sul corpo di fabbrica sottile, il sistema a unità lineari si presta alla realizzazione di alloggi a doppio affaccio contrapposto, contemplando anche varie soluzioni angolari sulla testata degli edifici.
2. Unità lineari chiuse.
Le unità lineari chiuse rappresentano una variazione rispetto ai sistemi lineari precedentemente descritti e sono destinate a configurare sistemi a corte aperta o semiaperta quale spazio verde semiprivato. Lo sviluppo lineare dei fabbricati non differisce rispetto a quanto già detto al punto 1; viene invece proposta una gamma di soluzioni angolari che possano ospitare elementi distributivi ed alloggi annullando eventuali fenomeni di introspezione sul fronte interno. L’ampiezza considerevole delle corti interne consente peraltro di realizzare affacci di grande respiro, potenzialmente valorizzati dalla presenza di sistemazioni a verde.
3. Unità puntuali.
Per unità puntuali si intendono i corpi di fabbrica di piccole dimensioni, con larghezze e profondità equivalenti. Si tratta pertanto di un sistema a minore densità edilizia che può tuttavia concorrere alla creazione di alloggi di buona qualità, in virtù della possibilità di realizzare affacci esterni multipli. L’utilizzo di queste unità deve essere tuttavia attentamente sottoposto ad una verifica rispetto all’articolazione dell’impianto urbano complessivo. L’uso estensivo di questi fabbricati può infatti condurre ad un’eccessiva frammentazione del tessuto urbano, nonché ad una relazione inefficace tra oggetti edilizi e tracciato viario. Per rendere più omogeneo l’impianto urbano complessivo è pertanto necessario calibrare attentamente il rapporto tra le unità ed il comparto minimo, che dovrebbe sempre costituire, già in partenza, un sistema di aggregazione basato su due corpi di fabbrica.
4. Unità a sviluppo orizzontale.
Le unità a sviluppo orizzontale configurano una particolare soluzione spaziale che si rende idonea all’insediamento in aree urbane caratterizzate da tessuti a bassa densità, nonché da una stretta relazione con il verde. Si tratta di sistemi a bassa intensità, derivanti da una rivisitazione della più tradizionale tipologia a schiera. Rispetto a questa, le unità a sviluppo orizzontale consentono la realizzazione di ambiti verdi interni analoghi a piccole corti di pertinenza privata. I fabbricati assumono pertanto l’aspetto di volumi relativamente compatti, tuttavia generosamente svuotati all’interno quasi a formare una massa spugnosa. La sequenza di vuoti, se debitamente trattati a verde, può a tutti gli effetti costituire una sorta di “rete” ambientale capace di migliorare sensibilmente la qualità dello spazio urbano.

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Abitabilità dello spazio interno

Nello sviluppo del Codice di pratica si è operato il tentativo di assimilare il concetto di abitabilità, definito per legge da un sistema quantitativo (altezze minime e metri quadri per funzioni), ad una valenza qualitativa. Questi aspetti sono stati sviluppati in diverse fasi del Codice.
Un’attenta analisi delle attuali consuetudini abitative, degli aspetti di omogeneità e variazione legati ai diversi gruppi demografici, ha influito sia nella distribuzione dell’alloggio che nella definizione di nuove funzioni, come ad esempio i locali accessori, spazi di grande importanza per la generale fruibilità ma del tutto trascurati dalla normativa vigente.
Lo studio delle dinamiche demografiche ha inciso nella definizione del futuro sviluppo dell’alloggio, incorporando nella progettazione la possibilità di apportare modifiche sia nel breve che nel lungo periodo; il tema della flessibilità è stato cosi declinato in modo da assolvere i bisogni contingenti e quelli di un prossimo futuro.
In relazione al rapporto fra l’interno e l’esterno dell’alloggio, la ricerca si è prevalentemente concentrata su due aspetti: la definizione delle migliori caratteristiche ambientali, dal soleggiamento alla riduzione dell’inquinamento acustico, specifiche per ogni attività che si svolge all’interno della casa, e la loro attitudine ad essere messe in rapporto con lo spazio esterno, prendendo in analisi così temi come la sicurezza, la privacy e l’introspezione.
Infine, è stata svolta una ricerca di nuove spazialità e percezione degli interni in funzione della diminuzione del taglio degli alloggi, contingenza causata sia dal dato economico che da quello demografico. Lo studio è stato quindi mirato non solo alla fruibilità degli interni ma anche alla percezione di questi attraverso sistemi che ne consentissero una maggiore godibilità.
Questa vasta gamma di elementi diversificati è stata poi integrata in un unico sistema che consentisse di non tradire i presupposti di partenza.

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L'abitabilità dell'alloggio

Il Codice di pratica dedica una sezione specifica alle strategie per l’ottimizzazione della fruibilità è qualità architettonica degli spazi interni degli alloggi. Pur nella limitata dimensione delle unità abitative da realizzarsi, è possibile mettere in pratica alcuni accorgimenti che consentono il raggiungimento di una maggiore vivibilità dal punto di vista ergonomico ma anche psicologico.
Gli aspetti principali concernono la creazione di effetti di continuità tra spazi interni ed esterni, soprattutto nel caso degli alloggi disposti al piano terra degli edifici, laddove siano dotati di pertinenze private; l’introduzione di effetti prospettici interni lungo le facciate, idonee per la creazione di ampi visuali e per il miglioramento dell’illuminazione naturale; l’utilizzo di logge come ambienti cuscinetto flessibili, con differenti utilizzi stagionali.
La possibilità di migliorare gli aspetti funzionali viene evidenziata attraverso alcuni sistemi di flessibilità legati all’utilizzo di elementi di arredo mobili, attrezzature integrate, ecc. Attraverso queste strategie è possibile incrementare notevolmente la fruibilità degli ambienti, senza necessariamente incidere sulla superficie libera interna.

Definizione degli spazi interni

Lo studio geometrico e distributivo degli ambienti costituisce un ulteriore fattore per l’acquisizione di una buona qualità architettonica. Il dimensionamento degli ambienti, in base alle diverse attività che vi si svolgono, deve rispondere alle esigenze di fruibilità e flessibilità.
Relativamente alle camere da letto, è necessario che queste siano organizzate in relazione alle componenti di arredo ed alla posizione dell’accesso. Gli arredi possono essere mobili o fissi, eventualmente posizionati in corrispondenza delle tramezzature e tali da garantire l’impiego di elementi standard della produzione corrente.
Il soggiorno può essere concepito come spazio passante con accesso alla cucina, consentendo pertanto il doppio affaccio e la doppia illuminazione per zona living, con la possibilità di inserire pareti mobili per creare un ambito di separazione dalla cucina.
La cucina può essere organizzata con una loggia di pertinenza da destinare a locale stenditoio. Parte della loggia può essere chiusa e utilizzata come ripostiglio (locale a servizio della cucina) e può costituire un elemento per la caratterizzazione e la definizione morfologica della facciata dell’edificio.
Il bagno può essere concepito come spazio passante, prevedendo attraverso questa soluzione la realizzazione di due bagni comunicanti per consentire l’areazione e illuminazione con una sola parete finestrata. L’utilizzo di questo sistema è consigliabile per ottimizzare la distribuzione e la configurazione degli alloggi di taglio medio-piccolo.
Le attrezzature e gli arredi possono essere utilizzati come spazi funzionali accessori (ripostiglio, cabine armadio) e come armadiature (mobili o integrate all’interno delle tramezzature), allo scopo di ottimizzare la qualità distributiva ed il sistema di accesso e circolazione all’interno dell’alloggio. Il sistema delle armadiature o cabine armadio, integrato all’interno di spalle di muratura, può essere utilizzato come elemento per isolare acusticamente gli ambienti degli alloggi. Le spalle di muratura possono essere adoperate anche come elementi di separazione e frazionamento dello spazio dell’alloggio, in grado di supportare l’inserimento di porte, pareti fisse o contenitori d’arredo.

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Hortus

Lo spessore della città

La ricerca Lo spessore della città prende corpo nel 2010 in occasione del secondo bando FIRB (Fondo per gli Investimenti della Ricerca di Base – Bando Futuro in Ricerca), pubblicato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Il bando nelle sue tre edizioni (2008, 2010, 2012) è indirizzato a sostenere ricerche di base di giovani studiosi. La stesura del progetto nella sua prima versione è il tentativo di tradurre assunti teorici, costruiti su nuove necessità di dialogo tra architettura e città, in concreti strumenti operativi.  Continua...

Alter-azioni

Questo libro raccoglie una serie di saggi sull’alterazione, ovvero sul rapporto interpretazione e realtà, sostanzialmente sul come si possa aumentare la realtà oltre l’impiego di strumenti tecnologici. Con l’espressione “realtà aumentata” si vuole qui sostenere l’autonomia della visione, la sua non necessità di protesi da altri impostate, a favore di un potenziamento delegato alla sola teoria. L’obiettivo è aggiornare il binomio teoria-progetto, superare inutili dualismi, affermare la coincidenza dei due termini non solo sul piano dei contenuti ma anche su quello degli strumenti. Continua...

peperone_giallo_trasphortusbooks è un progetto editoriale che nasce dall’esperienza di (h)ortus - rivista di architettura. Raccogliere saggi e riflessioni di giovani studiosi dell’architettura, siano esse sul contemporaneo, sulla storia, la critica e la teoria, sul progetto o sugli innumerevoli altri temi che caratterizzano l’arte del costruire è la missione che vogliamo perseguire, per una condivisione seria e ragionata dei problemi che a noi tutti, oggi, stanno profondamente a cuore.

hortusbooks si propone come una collana agile, aperta ad una molteplicità di contributi nel campo dell'architettura. I volumi vengono pubblicati con tecnologia print on demand dalla casa editrice Nuova Cultura di Roma e possono essere acquistati on-line tramite i maggiori canali di diffusione.

Il paesaggio chiama

paesaggio_chiama_tIn tante città mediterranee e anche qui, nella magnifica cornice dello Stretto di Messina, l’attuale urbanesimo genera immense aree abitate che non sono più né urbane né rurali. Ci guardiamo attorno e nella banalità che ci circonda cerchiamo nuove gravità, proprio in questi luoghi destrutturati, perché è qui che possono e devono prendere forma i paesaggi del nostro tempo. L’importanza del paesaggio è sentita quasi sempre in termini solo difensivi, senza la consapevolezza della sua rilevanza sociale e economica, e di conseguenza senza un coinvolgimento culturale e politico delle comunità. Continua...

Valle Giulia Flickr

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Il gruppo Valle Giulia Flickr nasce tre anni fa dall’idea di uno studente di architettura con la passione della fotografia.
Da un piccolo gruppo di appassionati, accomunati dalla voglia di imparare l’arte fotografica e di utilizzarla come strumento per “parlare” di architettura, si è arrivati ad un gruppo che oggi conta più di 260 iscritti.
Lo spirito del gruppo è quello della condivisione come mezzo di conoscenza, sia in campo architettonico che fotografico, e i contest proposti danno l’occasione agli iscritti di confrontarsi su varie tematiche in campo architettonico e sociale. Continua...

Dal paesaggio al panorama, dal panorama al paesaggio

camiz_copertina_tUna mostra che presenti fotografie di paesaggi naturali, così come un osservatore li vede durante una gita, un'escursione, un viaggio, anziché una mostra semplice come si potrebbe credere (perché si potrebbe azzardare che un panorama è sempre bello), si presenta come una mostra piuttosto complessa. In effetti, è la fotografia del paesaggio naturale che è più complessa di quanto non sembri. Infatti, se appunto un ambiente naturale ci appare quasi sempre come bello, in particolare se incontaminato, una sua fotografia non è detto che lo sia. Continua...

Il Giardino dei Cedrati di Villa Pamphilij

cedratiDalla loro domesticazione le piante da frutto sono sempre state utilizzate come elementi costitutivi di diverse tipologie di giardini. In molti giardini storici, a  fronte di esempi virtuosi di conservazione di aree a frutteto o di singole piante da frutto, molto più spesso questi spazi coltivati sono andati perduti, gradualmente sacrificati ad altre priorità nei necessari restauri vegetazionali con perdita di risorse genetiche di valore, ma anche dell’identità dei luoghi. Lo studio di un’ipotesi di recupero del Giardino dei Cedrati in Villa Doria Pamphilj (Roma), oggi profondamente cambiato nella sua forma, struttura e funzione e in progressivo abbandono, rappresenta l’applicazione di un innovativo approccio metodologico, esempio di quella  integrazione di discipline necessaria per non prescindere dalla natura sistemica  di questo luogo. Continua...

Rassegna Italiana | 5 Temi 5 Progetti

Il complesso di risorse culturali, artistiche, ambientali, che sono proprie di un paese noi lo chiamiamo Patrimonio (ma anche l'insieme dei cromosomi che ogni individuo eredita dai propri ascendenti). Le Case sono le abitazioni dell'uomo e l'Esterno è ciò che sta fuori, che viene da fuori. Il termine Tecnologia è composto da arte e discorso, dove per arte si intende(va) il saper fare, in altri termini il progetto del saper fare. La Catastrofe indica i grandi sconvolgimenti provocati dalla natura o dall'uomo. Continua...

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